Obama: caro Congresso, servono leggi per riformare l’immigrazione

Obama: caro Congresso, servono leggi per riformare l’immigrazione

La stampa di tutto il mondo apre oggi con il discorso che Obama ha tenuto alle ore 20 di ieri, ora  di Washington, alla Casa Bianca, sulla questione sensibilissima e spinosissima della regolamentazione dei flussi migratori. Alcuni commentatori hanno sostenuto che si sia trattato del miglior discorso di Obama nel corso dei suoi sei anni alla presidenza. E in effetti lo è stato. Obama ha lanciato la sfida di civiltà, non solo nei confronti dei membri del Congresso, a maggioranza repubblicana, ma all’intera società statunitense.

Nel discorso, durato 15 minuti, Obama ha detto che immaginare la deportazione di milioni di persone non solo è incivile, ma cozza contro l’identità americana, contro “chi siamo noi americani”, e ha citato perfino la Bibbia: “non opprimiamo lo straniero, perché conosciamo il cuore dello straniero – anche noi eravamo stranieri, una volta”. L’atto di indirizzo presentato da Obama mette ben 5 milioni di clandestini, sugli 11.4 milioni di migranti, in condizione di non essere deportati. Gran parte di loro sono sudamericani, che attraversano clandestinamente il confine col Messico. “Non solo le azioni che assumerò sono legali, ma sono quel tipo di azioni che ogni singolo presidente repubblicano e ogni presidente democratico ha preso nel corso degli ultimi 50 anni”, ha detto Obama. “A quei membri del Congresso che reclamano la mia autorità per rendere migliore il nostro sistema per l’immigrazione, o che reclamano la mia saggezza per agire laddove il Congresso ha fallito, ho solo una risposta da dare: fate le leggi!”, ha esclamato Obama, sfidando la maggioranza repubblicana proprio sul suo terreno, quello dell’impegno legislativo parlamentare.

Nel discorso, Obama ha poi elencato una serie di domande retoriche molto efficaci. Eccone una: “siamo una nazione che tollera l’ipocrisia di un sistema in cui i lavoratori che raccolgono la nostra frutta e producono i nostri letti non abbiano la possibilità di regolarizzarsi?”. Ed ha aggiunto: “Poiché i nostri avi erano stranieri che attraversarono l’Atlantico, il Pacifico, il Rio Grande, noi siamo qui solo perché questo paese li accolse”. Una durissima lezione, costruita sulla memoria della identità americana, come enorme melting pot.

Al centro della proposta di Obama vi è un novo programma per gli immigrati clandestine che siano genitori di cittadini americani. Per effetto dell’applicazione dello ius soli, chi nasce negli USA è cittadino americano, anche se i suoi genitori non lo fossero. Si tratta di 4 milioni di persone per le quali Obama prevede una regolarizzazione, che eviterà o ritarderà ogni eventuale deportazione, e consentirà loro di lavorare legalmente. Devono, naturalmente, superare alcuni controlli, anche di natura sanitaria, e pagare le tasse, ma riceveranno i benefici della Sicurezza sociale. A queste persone, Obama ha detto che “potrete uscire dall’ombra”. Un discorso di grandissima civiltà. Il piano di Obama prevede interventi per un altro milione di persone in condizioni legali diverse. Obama porterà a termine, dunque, il programma Secure Communities, che potrà evitare a tanti immigrati clandestini di essere arrestati per una banale violazione al Codice della strada.

Da Obama, al mondo, dunque, un discorso di grande effetto e di grande civiltà. Chissà se qualcuno, a casa nostra, avrà la bontà e la pazienza di leggerlo, al di là delle pacche sulle spalle.

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