Lo Sciacallo – Nightcrawler: quando il diritto di cronaca diventa cinismo

Lo Sciacallo – Nightcrawler: quando il diritto di cronaca diventa cinismo

Se ne La Dolce Vita Federico Fellini aveva gettato un amo, riflettendo profeticamente sulla deriva scandalistica di un certo tipo di giornalismo, a più di cinquant’anni di distanza la scena dell’omicidio-suicidio di Steiner sembra essere l’esca perfetta, a cui Dan Gilroy ha abboccato con coscienza. L’ esordio registico dello sceneggiatore americano infatti, diventa un’occasione per poter sviscerare la tematica dello sciacallaggio mediatico (da cui appunto il titolo del film), attualizzandola ed incastonandola nel contesto socio-culturale degli Stati Uniti al giorno d’oggi. Lou Bloom, ladruncolo da quattro soldi, decide di cambiar vita ed inizia a riprendere degli eventi di cronaca da poter rivendere ai network televisivi di Los Angeles. La sete di scoop lo porta però a filmare storie sempre più al limite e scene sempre più forti, fino ad interferire pericolosamente con l’operato di due pericolosi criminali. Il ruolo del protagonista è incarnato da Jake Gyllenhaal (noto ai più per aver recitato in Donnie Darko) che interpreta i panni di un personaggio eclettico, macchiettistico all’inizio, che vive una progressiva mutazione all’interno della storia, trasformandosi alla fine in un uomo spietato, cinico e ciecamente attaccato agli obiettivi del suo lavoro. Il soggetto stereotipato della prima parte del film diventa, col procedere della sinossi, al tempo stesso vittima e carnefice dell’ambiente in cui si muove. Carnefice perché, proprio come una belva feroce, si aggira per le strade della città alla ricerca di sangue, filma situazioni ed immagini raccapriccianti, senza che la sua eticità venga minimamente scalfita. Vittima perché l’animale Lou Bloom non è altro che il prodotto dell’ambiente in cui vive, una reinterpretazione distorta del sogno americano, l’esaltazione dell’arrivismo ai soli fini del successo e del guadagno. Lo Sciacallo è dunque un film credibilissimo, che mantiene una sua attendibilità anche a livello registico. Gilroy tende ad inglobare più generi all’interno del medesimo girato, spaziando dal poliziesco al thriller, passando addirittura ad attimi di vera e propria commedia, utili di tanto in tanto a spezzare una tensione narrativa che è volutamente incostante nell’arco del racconto. Il film è uscito negli Stati Uniti già da due settimane, con un incasso momentaneo di circa 19 milioni di dollari. In Italia probabilmente non avrà la stessa fortuna, ma è comunque uno di quei prodotti d’oltreoceano da salvare.

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