La FLAI-CGIL in corteo a Roma contro il Jobs Act e la legge di stabilità

La FLAI-CGIL in corteo a Roma contro il Jobs Act e la legge di stabilità

Si è mosso da piazza Esedra a Roma alle 12, questa mattina, il lungo corteo della Flai-Cgil, che raccoglie i lavoratori dell’industria agroalimentare. Il corteo è atteso a piazza Santi Apostoli dal segretario della Flai, Stefania Crogi, e dal segretario nazionale della Cgil, Susanna Camusso.

Durante il corteo, Stefania Crogi ha spiegato ai giornalisti dell’Ansa le motivazioni di questa ulteriore mobilitazione della Cgil in vista dello sciopero nazionale del 12 dicembre prossimo. “Con la manifestazione di oggi prendono visibilità i lavoratori dell’agroalimentare per troppo tempo rimasti invisibili”, ha detto Stafenia Croci. “Le misure che il governo sta per varare non rappresentano la spinta propulsiva di cui il settore agroalimentare, volano dell’economia nazionale, ha bisogno”. Ed ha aggiunto: “Oggi, i lavoratori sono in piazza per pretendere trasparenza nel lavoro. Siamo contrari ai voucher. Chiediamo il ripristino degli ammortizzatori come la cig per i settori della pesca e degli allevamento”.

La manifestazione si è conclusa con l’intervento dal palco del segretario generale SusannaCamusso. “Noi siamo il mondo del lavoro, quel mondo del lavoro che racconta cosa vuol dire lavorare, cosa vuol dire avere qualità, formazione, diritti, riconoscimenti e libertà per le persone. Questa piazza dice al governo che così non va. Che quello che stanno facendo va contro quest’idea di lavoro, perché vuole renderlo meno libero, meno dignitoso”, ha tuonato.
“Libertà per il lavoro – ha continuato il leader Cgil – è quello che chiede questa piazza, una piazza in cui ci sono quelli che hanno combattuto i caporali, giorno per giorno, ricostruendo una visibilità in un paese che non li voleva vedere e che li cancellava. Ma noi siamo qui per dire con forza che se non ci fossero stati questi lavoratori e questi sindacati, l’Italia avrebbe ancora la vergogna di non avere una legge sul caporalato. È perché c’eravamo noi che ci sono tanti processi aperti in questo paese. Allora, se davvero si vuole cambiare verso come dicono, si concluda quella legge. E si dica chiaro e tondo che si devono condannare non solo gli intermediari, ma anche quelle imprese che li utilizzano”.
Inoltre – ha continuato Camusso – in questa Italia in cui la caccia allo straniero sembra essere tornata in voga, vogliamo che si ringraziano quei tanti lavoratori che sono qui, e che hanno combattuto il precariato il caporalato, e che raccolgono ogni giorno il cibo che va sulle nostre tavole”. E poi rivolgendosi direttamente al segretario della Lega Matteo Salvini ha detto: “Lei non mangerebbe se non ci fossero quei lavoratori che fanno le raccolte. Cominci a rispettarli e a chiedere per loro condizioni di vita dignitose”.
“Questa piazza lo sa – ha affermato poi – che ogni volta che si toglie un diritto a qualcuno non si concede un diritto a qualcun’altro, ma si abbassano le tutele di tutti. Qui ci sono molti che non sanno neanche cosa sia l’articolo 18, che sono stagionali e che dipendono dalla contrattazione. Però tutti sanno che se si tolgono i diritti ad altri anche loro staranno peggio. Perché anche su di loro cadrà l’idea della ricattabilità, del non riconoscimento e della non libertà. In questa piazza, però, c’è quello che può fare la differenza tra un paese che frana e un paese orgoglioso di se stesso che si rimette in sesto. Noi siamo con il paese che si vuole rimettere in sesto. E per farlo bisogna curare giorno per giorno il territorio, non si può solo invocare l’emergenza”.
Infine, ha concluso Camusso rivolgendosi al governo: “L’esecutivo pare sempre spaventato, quando qualcuno cita la storia sembra quasi che evochi dei mostri spaventosi. Senza memoria, però, non c’è futuro e si commettono gli errori già fatti. Come si sta facendo ora, dopo 12 anni, che si ricomincia ad attaccare l’articolo 18. Dopo tutto questo tempo si è però capito che questa guerra non porta da nessuna parte, che non dà nessuna risposta. Quindi si abbia rispetto per la storia. La storia serve a noi per sapere che quando c’è bisogno di salvare un paese, di ricostruirlo, di dargli una prospettiva, c’è bisogno di lavoro. Dobbiamo ricordarlo noi all’Italia, perché nessuno ancora lo fa. Continueremo a farlo anche con lo sciopero generale del 12 dicembre prossimo. Noi non ci rassegniamo: questo paese cambierà.”

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