Jobs Act: Sottosegretaria ( Pd) annuncia emendamento del governo, capogruppo Pd smentisce. Un po’ di confusione

Jobs Act:  Sottosegretaria ( Pd) annuncia emendamento del governo, capogruppo Pd smentisce. Un  po’ di confusione

Si potrà dire che la confusione regna sovrana nella maggioranza che governa questo Paese e nel Pd a proposito di emendamenti al Jobs Act in relazione all’articolo 18? Oppure rischiamo di incorrere nelle ire di uno Speranza capogruppo  dei deputati Dem e di un Orfini, presidente del Partito con sede al Nazareno, come  è avvenuto a Maurizio Landini, segretario generale della Fiom che si era permesso, con il linguaggio vivace che lo contraddistingue, di parlare  di una presa in giro? Non siamo noi a dare ragione a Landini, sono i fatti che segnalano una vera e propria schizofrenia che si sta impadronendo sempre più  della maggioranza di governo con i diversi soggetti che si controllano a vicenda, non si fidano l’uno dell’altro e fanno clamorose autoreti.

L’Autorità di garanzia: “parzialmente illegittimo lo sciopero generale”. Non era mai avvenuto

Andiamo per ordine, in una  giornata politica caratterizzata dalla confusione e  da un fatto molto grave a nostra memoria mai avvenuto: l’Autorità di garanzia per gli scioperi ha dichiarato “parzialmente illegittimo” lo sciopero generale del 5 dicembre proclamato dalla Cgil ed ha fatto presente che alcuni settori, a partire dall’intero comparto del trasporto ferroviario andranno esclusi dalla astensione dal lavoro. In alcune province italiane saranno proibiti gli scioperi nel trasporto pubblico locale. Se non andiamo errati, quello che ha fatto il governo di destra del Belgio, dove tutti i sindacati hanno proclamato mobilitazione  con manifestazioni e scioperi. Come si dice, a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca: non è stato quel tale Davide Serra alla Leopolda che ha affermato che bisogna limitare il diritto di sciopero?

Articolo 18, una farsa sulla pelle dei lavoratori

Veniamo all’articolo 18. Sembra il gioco dell’oca, capita che quando arrivi alla fine può anche essere penalizzato e tornare al punto di partenza. Avviene che la  sottosegretaria al lavoro Teresa Bellanova, Pd, un passato da dirigente della Cgil, annuncia: il governo è pronto a presentare un proprio emendamento al testo della delega per il Jobs Act. Poi, come vedremo, sarà smentita dal capogruppo del Pd, Speranza: recepirà – fa capire – le modifiche già presentate dopo l’accordo all’interno del Pd sul tema dei licenziamenti per motivi disciplinari. Accordo che esiste solo a parole, non c’è testo scritto. La sottosegretaria parla a margine dei lavori della Commissione Lavoro e dà una notizia.  L’emendamento sarà del governo e non del Pd e, fa sapere Bellanova, “riprende tutti gli emendamenti sul tema, per finalizzare il reintegro per i licenziamenti disciplinari con la definizione del perimetro delle tipologie” per le quali la reintegra nel posto di lavoro non verrà cancellata per essere sostituita da un indennizzo. Prima si parlava di “fattispecie”, ora si parla di “tipologie”. Un passo avanti o uno indietro? Non si capisce, ma visto che viene da una ex dirigente della Cgil dovrebbe trattarsi di un passo avanti. Praticamente si tratterebbe di unificare alcuni emendamenti già presentati in Commissione. Stando alle agenzie,  il governo intenderebbe specificare che il reintegro sarà possibile, nel caso dei licenziamenti disciplinari, quando la motivazione addotta dall’azienda sarà dichiarata falsa o inesistente dal giudice. Per gli altri casi ci sarà l’indennizzo crescente con l’anzianità, come per i licenziamenti economici.

Airaudo ( Sel): attaccano i diritti e sono anche dei pasticcioni

Molto difficile cogliere i sottili meccanismi previsti per accertare  la validità della motivazione dell’azienda, visto che dovrebbe trattarsi di violazioni del contratto. C’è il duplice rischio che il lavoratore debba fornire la prova della falsità dell’accusa, cosa pressoché  impossibile, e che con questa formulazione le controversie invece di risolversi sui attorcigliano. Non solo, sottolinea Airaudo, parlamentare di Sel che darà battaglia anche sui tempi ristretti per arrivare al voto finale il 26 novembre, dal momento che per  i licenziamenti economici  è previsto solo l’indennizzo chi è quel padrone, scusate imprenditore, che utilizzerà i motivi disciplinari?  Non solo l’emendamento di cui si parla colpisce i lavoratori, ne elimina un diritto fondamentale. È anche un vero pasticcio, “ perché loro sono dei pasticcioni e con i pasticci  risolvono le dispute con gli Alfano e i  Sacconi”.

Sacconi ( Ncd): Pronti ad aprire un bel contenzioso nella maggioranza

Infatti, all’annuncio dell’emendamento del governo sono saltati su come morsi da una tarantola. E proprio Sacconi, capogruppo dei Ncd a Palazzo Madama annuncia: “Abbiamo raggiunto una intesa con il ministro Giuliano Poletti. Ci saranno emendamenti del governo che preciseranno come il testo rimarrà sostanzialmente quello del Senato. Tra un mese ci saranno i decreti attuativi” al Jobs Act.  Ancora, il testo cambia, ma “in parte minima” e non sarà “quello della direzione del Pd, ma quello del governo”. E  dopo le parole di Bellanova, Sacconi è tornato a insistere: “L’annuncio sull’emendamento del governo dato dalla sottosegretaria, precisa, non corrisponde a quanto concordato. Se vedessimo un testo diverso da quello che conosciamo ce ne andremmo dalla commissione e si aprirebbe un bel contenzioso nella maggioranza”. E per non lasciar solo il capogruppo arriva il vicecapogruppo Dorina Bianchi: “Ancora una volta sull’art. 18 c’è chi mette in dubbio gli accordi presi all’interno della maggioranza. Siamo fiduciosi, comunque, che il governo manterrà i patti assunti col Nuovo Centrodestra. Le imprese hanno applaudito la riforma del lavoro. Non possiamo fare passi indietro, sarebbero imperdonabili”. Bellanova risponde duramente a  Sacconi: “Non faccio il gioco delle tre carte. Dobbiamo stare calmi e sereni – ha affermato – ribadisco ciò che ho sempre detto. Per i licenziamenti disciplinari ingiustificati sarà previsto il reintegro ma le fattispecie le scriveremo nei decreti delegati”.

La lapidaria dichiarazione del capogruppo Pd contro  la sottosegretaria Pd

Finisce così questa  commedia degli equivoci che neppure De Filippo avrebbe potuto pensar meglio? No. Arriva, lapidaria la dichiarazione del capo gruppo del  Pd alla Camera, Roberto Speranza, quello che se l’è presa con Landini: “Non ci sarà alcun maxiemendamento, ma solo il lavoro paziente,vero, faticoso della Commissione Lavoro”. Traduciamo, tenendo conto anche di quello che Renzi giorno dopo giorno va sostenendo.  Il testo sarà “blindato”, minime le correzioni, voto di fiducia sul testo che uscirà dalla Commissione se si avverte il rischio che il dibattito in aula possa allungare i tempi. “Non mi faccio fermare dal pantano”, ha affermato il premier, qualificando così il dibattito parlamentare. Speranza e Orfini niente da dire?  Così si tenta di mettere il bavaglio alle minoranze del Pd tanto che Bersani dice: “La fiducia si vota, non possiamo pensare che questo Paese possa andare in una fase di instabilità. Il governo è questo”. Perché questa fretta? C’è da votare  la legge di stabilità. Il dibattito dovrà iniziare il 27 novembre, dopo il voto sul Jobs Act. Era logico che  prima si discutesse quella che una volta si chiamava “finanziaria” per capire quali risorse disponibili per  il lavoro. Niente da fare, l’atmosfera a Montecitorio sarà calda: “Se anticiperanno i tempi come hanno detto di voler fare, useremo tutti gli strumenti che i regolamenti parlamentari ci mettono a disposizione per impedirlo”, afferma  il capogruppo SEL a Montecitorio, Arturo Scotto dando un dolore a Dorina Bianchi preoccupata per gli imprenditori che avevano applaudito.

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