Dalla famiglia Cucchi esposto contro il medico legale

Dalla famiglia Cucchi esposto contro il medico legale
Un’indagine approfondita sul lavoro di consulenza svolto su incarico della Procura dal professor Paolo Arbarello nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi. E’ questa, in sintesi, la richiesta contenuta nelle quindici pagine dell’esposto depositato questa mattina da Ilaria Cucchi presso l’ufficio di Polizia della città giudiziaria di Piazzale Clodio anche a nome dei genitori Giovanni e Rita Calore.
“I sottoscritti – si legge nell’atto – ritengono che l’impostazione accusatoria sia stata gravemente compromessa dalla pervicace negazione che la morte di Stefano abbia avuto un qualsiasi collegamento causale rispetto alle lesioni fisiche da lui precedentemente subite. Negazione che si è innanzitutto estrinsecata sul piano medico legale da parte dei consulenti dei pm e che poi non ha trovato alcuna critica valutazione nemmeno sul piano del tutto autonomo e di stretta competenza degli operatori del diritto quali sono i magistrati e gli inquirenti”. Il professore Paolo Arbarello, consulente medico legale del pm “anticipava, ancora prima di qualsiasi attività di studio e valutazione,che sarebbe stata riconosciuta una responsabilità dei sanitari, escludendo che le lesioni avessero determinato la morte”. E’ uno dei passaggi dell’esposto depositato questa mattina presso gli uffici di polizia della città giudiziaria di Piazzale Clodio dalla famiglia Cucchi, per mano di Ilaria. Tra le richieste avanzate dai familiari di Stefano Cucchi nelle quindici pagine del documento c’è anche quella di compiere “opportuna indagine” su un eventuale “conflitto di interessi” dello stesso Albarello. Il medico legale, infatti, l’8 maggio del 2012 “diveniva consigliere del Consiglio di Amministrazione della Milano Assicurazioni, divenendo pertanto portatore di un’interesse qualificato nei confronti della società stessa, nonché socio di maggioranza Fondiaria Sai e del Gruppo Unipol -gruppo si legge nell’esposto- che era ente assicurativo dell’ospedale Pertini in cui Stefano era stato ricoverato ed è deceduto”. Sulla questione da registrare anche la presa di posizione dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri “che, dopo la sentenza della Corte di Appello, continua a livello mediatico a essere oggetto tanto di accese polemiche quanto di dichiarazioni di alti esponenti istituzionali. In tale contesto, si prende atto anche dell’esposto, presentato oggi da Ilaria Cucchi, contro la perizia che attribuì le responsabilità del decesso del giovane ai medici dell’Ospedale “Sandro Pertini”, accusati di averlo lasciato morire per fame e sete”. Lo comunica, in una nota, l’ordine provinciale di Roma dei Medici-chirurghi.
“Sarebbe ragionevole da parte di chiunque leggere prima le motivazioni della sentenza – afferma il presidente dell’Ordine della Capitale, Roberto Lala – anziché trarre deduzioni dal solo dispositivo, rilanciando accuse di colpevolezza a trecentosessanta gradi. Al momento c’è di certo che una Corte d’Appello, composta anche da giurati popolari, ha stabilito l’assoluzione dei soggetti chiamati a rispondere della morte del giovane Cucchi. Riterremmo ingiusto e intollerabile veder puntare mediaticamente il dito ancora contro i medici, quali responsabili del decesso come conseguenza di percosse o per non aver curato o, addirittura, non alimentato il paziente che era detenuto. A questo proposito prendiamo atto che anche la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, ha ora maturato la convinzione che è stato un errore l’aver indirizzato i processi verso queste ipotesi di reato. A maggior ragione quindi non possiamo che ribadire la nostra posizione a difesa dell’operato e dell’immagine dei colleghi assolti. Al contempo invitiamo fermamente tutti a non proseguire in una fuorviante caccia al camice bianco”.
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