Il pubblico impiego chiede stabilità e lotta al precariato, altrimenti sarà sciopero

Il pubblico impiego chiede stabilità e lotta al precariato, altrimenti sarà sciopero

Sul palco di Piazza del Popolo, davanti a quasi centomila lavoratori del pubblico impiego, si sono intervallate numerose testimonianze del disagio sociale. Impiegati, professori, medici, hanno chiesto alle istituzioni stabilità e certezze, tutele e più qualità al servizio dei cittadini. Maestri e professori, quei lavoratori della conoscenza che così tanto hanno sofferto e soffrono senza che il governo si preoccupi della loro condizione, denunciano il blocco dei contratti e il mancato investimento nelle scuole e nelle università. “A scuola servono gli strumenti per costruire il futuro dei ragazzi, perché bisogna insegnare loro a pensare. Il governo deve spostare i privilegi e gli sprechi vero il lavoro. Bloccare il dialogo con le parti sociali significa tornare indietro” dice l’insegnante Emanuela Margucci. Sul palco Riccardo Giofi, Vigile del Fuoco. “Lavoriamo per garantire il soccorso durante incendi e terremoti – dice-. Solo negli ultimi giorni abbiamo effettuato oltre 5mila interventi per il maltempo. Lo facciamo con orgoglio, al servizio del cittadino. Ma abbiamo poco personale e mezzi troppo vecchi e , nonostante questo, il governo taglia il bilancio di gestione. Siamo senza rinnovo contrattuale da sei anni, ma ora – aggiunge – la pazienza è finita”. La parola passa poi  ad Alessandra Buccigrosso, logopedista di Napoli che lavorava presso una clinica privata. “Sono stata prima sospesa e poi licenziata – racconta-, nell’indifferenza di regione e asl. Bisogna tutelare chi lavora nella sanità privata, perché è equivalente a quella pubblica e finanziata da soldi pubblici”. Anche lei dice basta agli sprechi, che fin troppe volte hanno solamente ingrossato le tasche di imprenditori privati. Tutti i lavoratori del servizio pubblico, nel corso dei loro interventi, e dalla piazza, chiedono lo sciopero generale. Anche Francesco Montegione, un medico precario da 13 anni all’Umberto primo di Roma. “Da cinque anni siamo senza rinnovo contrattuale. E’ ora di dire contrastare la precarizzazione della sanità pubblica”.

Viene la volta dei segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil. Il primo a prendere la parola è Carmelo Barbagallo per la  Uil. “Oggi è stato sconfitto il disegno di isolare il pubblico impiego. Siamo oltre centomila, tutte le categorie attive e anche i pensionati di tutto il Paese” esordisce il leader della Uil. “I dipendenti pubblici hanno perso dignità: come fanno gli uomini della sicurezza a darci sicurezza se loro prima di tutti non ne l’hanno?” si chiede Barbagallo. “Dobbiamo abolire i privilegi, ridurre i costi della politica e se non ci ascoltano sarà sciopero generale”. Secondo Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, il futuro del Paese si trova tutto in piazza del Popolo: “Senza i dipendenti del servizio pubblico l’Italia non può andare avanti”. “Non barattiamo più i nostri soldi per la sicurezza del posto fisso, non accetteremo un altro blocco dei contratti. Il taglio dei servizi sta a significare meno qualità. E questo è inaccettabile” ha spiegato Furlan. Sulla riforma del Lavoro “ci vuole la contrattazione e la serietà della politica. Solo nel nostro paese non c’è il dialogo sociale. Le riforme si fanno coi lavoratori”. “Siamo pronti a dare il nostro contributo – conclude – ma se non avremo risposte andremo avanti nella lotta”. Infine, a concludere i lavori è stata il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che ha esordito subito con una steccata a Renzi. “Vorremmo dire al governo che siamo sereni e ce ne siamo fatti una ragione. Bisogna smettere di dire che i lavoratori pubblici sono privilegiati perché è proprio così che si divide il lavoro”. “Chiediamo alle istituzioni di valorizzare il lavoro pubblico e di tagliare gli sprechi, perché i lavoratori dei centri per l’impiego, assieme a quelli delle sale operatorie e della sicurezza, si meritano una risposta sui loro contratti”. Quindi, Camusso sottolinea che è necessaria una seria riforma della Pubblica Amministrazione, in cui la Politica ne rimanga lontana, e che bisogna ripartire dalla contrattazione ed estendere i diritti tra pubblico e privato. “Solo così possiamo valorizzare il lavoro, perché ad uguale lavoro corrispondono uguali diritti e uguale retribuzione” dice Camusso. “C’è bisogno di lavoro pubblico per lo sviluppo di questo Paese. Basta promesse –conclude Camusso – questa piazza chiede risposte e se queste non arriveranno subito andremo verso lo sciopero generale”

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