Il buio dei 5 Stelle

Il buio dei 5 Stelle

Sembrerebbe iniziata la resa dei conti nel Movimento 5 Stelle. I silenzi del comico Grillo e del suo partner aziendale Casaleggio pesano come macigni sui risultati amministrativi maturati domenica scorsa in Emilia Romagna ed in Calabria. Molti parlamentari non sono riusciti a mordere il freno imposto dal ‘Conducator’ e dal suo ‘ingegnere’ alla comunicazione ed allora è stato saltato il fosso ed alcuni deputati e senatori hanno pensato bene di mostrarsi in pubblico in vari appuntamenti televisivi, ed in alcuni casi, anche se tra mille difficoltà, hanno parlato della ‘Caporetto’ di Calabria e della battaglia che ha portato solo ad un contenimento delle ‘perdite’ in Emilia Romagna. Fuori dai denti, questa volta, il j’accuse ai vertici del movimento. Per altro era fin troppo facile smascherare il comico ligure: niente spettacoli di piazza in Calabria, data per persa ancor prima del tempo e una sola fugace apparizione in Emilia Romagna in un piccolo appuntamento elettorale, senza picchiare sui tamburi della comunicazione. I numeri per il Movimento che doveva stupire il mondo sono decisamente impietosi e nel dopo lezioni si riflettono sulla leadership, ormai solo parlamentare. Sembrano infatti disintegrati i ‘cartelli’ territoriali locali e la ‘Rete’ non riesce più a dare seguito alle aspettative del ‘Conducator’. Un movimento con le ruote decisamente sgonfie che, in Emilia Romagna, dove aveva mietuto i primi straordinari successi, è stato surclassato dal ‘lombardo’ Salvini, che ha ancorato alla sua Lega molti voti in uscita proprio dal Movimento 5 Stelle. Diversa è l’analisi per la Calabria. In questa Regione gli elementi di riflessione sono molteplici, ma tra tanti punti critici, l’unico che può essere preso in seria considerazione è lo scarso appeal di Candidato, Presidente e Lista. In Calabria, dove, come detto, Grillo non ha speso un centesimo del suo tempo, il radicamento territoriale appare nullo e la ‘Rete’ si è dimostrata assolutamente inefficace nella raccolta dei consensi. Il porta a porta alla Salvini fa incassare di più elettoralmente, ma il Movimento di Grillo non ha gambe e suole per sviluppare questo tipo di campagna per poi passare all’incasso. Quello che dovrebbe preoccupare di più i reduci di questo movimento che voleva conquistare l’Italia è l’ostinazione del capo, che come leader di franchising, impedisce ai suoi stessi parlamentari (l’esempio di Walter Rizzetti è evidentissimo), di parlare a nome della sigla M5S. Il risultato finale è un Movimento in balia di una coppia di titolari del ‘Marchio’ che però non hanno nulla da proporre al mercato politico, tranne una opposizione asfittica e priva di risultati. Tra poco si giocherà la partita del Quirinale e Grillo cosa farà? Come utilizzerà i suoi voti nell’Emiciclo della Camera dei Deputati, dove si consumerà l’atto finale con l’elezione di un nuovo Presidente? Riuscirà a rendere utile il suo esercito di Deputati e Senatori, o, ancora una volta li sacrificherà su un nome difficilmente condivisibile? Questa, probabilmente, potrebbe essere l’ultima partita di questo movimento, che aveva aperto molti cuori e tante speranze e che alla fine è stato divorato dal triplice distacco tra vertice (Grillo e Casaleggio), livello intermedio (Parlamentari ed esponenti amministrativi e politici locali) e base (militanti e corpo elettorale). Per farlo comprendere ancor meglio si può fare l’esempio di una squadra di calcio (Berlusconi lo ha fatto con Salvini bomber ndr) che nel corso di una gara, non riesce più a legare difesa, centrocampo ed attacco, lasciando agli avversari la gestione della gara. Vogliono questo Grillo e Casaleggio? Si accomodino. Renzi e Salvini sono già in contropiede.

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