Il governo dà alle imprese quello che toglie ai lavoratori

Il governo dà alle imprese quello che toglie ai lavoratori

Un tasso di disoccupazione del 13,2%, che tocca un nuovo record storico, con un ulteriore drammatico peggioramento nel Mezzogiorno; un esercito di disoccupati pari a circa 3,5 milioni di persone e in continuo aumento; una disoccupazione giovanile al 43,3% sempre più fuori controllo. È la dimostrazione che se non riparte il lavoro, il paese non cresce: serve un ‘Piano del Lavoro’ e anche per questo continuiamo la nostra mobilitazione, a partire dallo sciopero generale Cgil e Uil del prossimo 12 dicembre. Squinzi dice che i dati non lo sorprendono? A noi sorprende la dichiarazione del presidente di Confindustria. Ma non erano le imprese a dover trainare la crescita? Hanno rivendicato il Jobs Act, così come stanno incassando con la legge di stabilità, eppure non abbiamo visto alcun impegno per far crescere l’occupazione. Anziché sorprendersi, perché gli industriali non ci dicono quanti posti di lavoro creerà la tanto rivendicata cancellazione dell’articolo 18 o il demansionamento? Si continua a chiedere responsabilità e sacrifici ai lavoratori ma il governo non chiede nulla alle imprese per far ripartire l’occupazione.

I numeri diffusi oggi dal Ministero del Lavoro, invece, sembrano in distonia con quelli diffusi dall’Istat che parlano invece di una perdita di occupati nel mese di ottobre di 55 mila unità mentre il Ministero certifica addirittura un aumento. In generale emerge, al di là delle cifre, la crescita della disoccupazione, in particolare giovanile, che sottolinea la necessità di costruire un ‘Piano per il Lavoro’, come rivendichiamo nelle ragioni dello sciopero generale di Cgil e Uil per il prossimo 12 dicembre. Significativo rimane il dato dei licenziamenti, come si evidenzia dalla nota del Ministero del Lavoro, che si attesta intorno alle 200 mila unità anche nel terzo trimestre del 2014. Conferma che anche prima del Jobs Act la flessibilità in uscita era molto ampia e che non servono ulteriori incentivi per liberalizzare i licenziamenti ma, casomai, stimoli alla domanda per rilanciare l’occupazione. Per questo non capiamo perché lo sconto Irap sul costo del lavoro non sia selettivo, ovvero riconosciuto alle imprese che investono in innovazione e in aumento dell’occupazione, e la decontribuzione per i nuovi contratti a tutele crescenti non sia vincolata al saldo netto dell’occupazione. Si sta facendo una manovra di sostegno all’impresa senza pretendere in cambio un investimento per occupazione e innovazione del sistema industriale. Il governo è asimmetrico nelle scelte: alle imprese dà risorse mentre al lavoro toglie diritti. La Cgil continuerà la propria mobilitazione perché si cresce solo se riparte il lavoro.

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