Corea del Sud, capitano del traghetto affondato condannato a 36 anni

Corea del Sud, capitano del traghetto affondato condannato a 36 anni

Il capitano Lee Jun-Seok del traghetto Sewol, affondato il 14 aprile al largo delle coste meridionali della Corea del Sud, è stato condannato dalla Corte di Gwangju a 36 anni di reclusione. È stato prosciolto dall’accusa di omicidio, che se confermata avrebbe potuto tradursi nella pena di morte, esistente nell’ordine sud-coreano, ma di fatto congelata da una moratoria ultradecennale. È stato invece condannato per negligenza a causa dell’abbandono della nave con i passeggeri ancora a bordo. Altri tre membri dell’equipaggio sono stati condannati a 30 anni di carcere, mentre variano dai 5 ai 20 anni le pene per gli altri 13 membri del personale di bordo. Ciò che più ha suscitato rabbia nell’accusa è l’ordine dato dall’equipaggio ai passeggeri “di restare nelle cabine”, mentre loro si preparavano ad abbandonare la nave in pericolo. L’indagine, durata sette mesi, ha appurato anche le violazioni della società armatrice, la quale ha permesso al traghetto di viaggiare sovraccarico: una scelta scriteriata contro le norme di sicurezza. Il traghetto affondato ospitava 476 passeggeri, per lo più studenti in gita, e in seguito all’incidente ne sono morti ben 304. Questa mattina, il governo della Corea del Sud ha deciso di porre fine alla ricerca dei corpi dispersi. Su 304 vittime, infatti, 295 sono i corpi recuperati; 9 mancano all’appello e a questo punto difficilmente saranno ritrovati e restituiti alle loro famiglie.

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