Cgil, la legge di Stabilità porta al disastro sociale

Cgil, la legge di Stabilità porta al disastro sociale

“La Legge di Stabilità è un atto di irresponsabilità da parte del Governo. Scaricano un peso intollerabile sulle casse degli enti locali e quindi sui servizi. Si è deciso di abbandonare le comunità locali al proprio destino”. Con queste parole Federico Bozzanca, Segretario Nazionale della Fp-Cgil, interviene in merito al confronto tra Governo ed Enti Locali.“I tagli previsti nella legge di stabilità a Regioni, Comuni e Province, sommandosi a quelli stabiliti in precedenza – aggiunge Bozzanca – avranno un impatto pesantissimo sulle comunità. Basti pensare che le sole Province e Città Metropolitane nel 2015 avranno a disposizione il 51% delle già scarse risorse disponibili nel 2014. E che con quelle risorse si dovrà garantire la viabilità provinciale, la sicurezza nelle scuole, la tutela dell’ambiente e i servizi per l’impiego”.

“L’insieme dei tagli rischia di moltiplicare le situazioni di dissesto in molti enti con conseguenze drammatiche per il personale, a cui in alcuni casi sarà difficile persino garantire gli stipendi. Con queste condizioni finanziarie – afferma il sindacalista – si compromette fortemente il processo di riordino previsto dalla Legge Delrio”.

“L’8 novembre – conclude Bozzanca – saremo unitariamente in piazza anche per fermare un’austerità ottusa che ha già prodotto un pesante indebolimento del sistema pubblico di servizi e che, in assenza di modifiche, lo metterà definitivamente in crisi”.

Allo stesso tempo, i segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil di Roma e del Lazio, Claudio Di Berardino, Mario Bertone e Pierpaolo Bombardieri hanno inviato ieri ai parlamentari eletti nel Lazio una lettera per chiedere loro “un utile contributo nel prossimo iter parlamentare affinché vengano corretti gli elementi più dannosi per l’economia della regione e la stessa vita democratica delle sue istituzioni locali”. Nella lettera si legge: “In una fase delicata della vita parlamentare e della dialettica politica inerente il varo di importanti provvedimenti legislativi e in particolare della legge di stabilità, ci pare utile segnalare alla vostra attenzione alcuni dei significativi riflessi che l’approvazione di quest’ultimo provvedimento – se il testo base venisse confermato – potrebbe consegnare alla dimensione e al funzionamento dei servizi più importanti per i cittadini residenti nel Lazio”. “L’attuale proposta di legge – scrivono – non può essere giudicata solo come un provvedimento a sé stante, ma va inserita in uno scenario pluriennale di abbassamento delle risorse disponibili per il potenziamento lavorativo del territorio e il mantenimento del welfare locale, abbassamento determinato dalle manovre di taglio lineare esercitate in continuità da diversi governi. Per questo, il varo di alcuni articoli e in particolare quelli che riguardano l’ulteriore richiesta di tagli lineari riguardanti l’intero impianto delle autonomie locali, può provocare forti disagi del sistema di prossimità: la contrazione in capo alle regioni, che nel Lazio vale circa 800 milioni di euro, non potrà concretizzarsi con la riduzione di qualche ulteriore appannaggio o la razionalizzazione di qualche spesa, ma diminuirà la qualità delle prestazioni e dei servizi, in primis quella del SSR, unico contenitore in grado di impattare quanto richiesto dalla legge, rappresentando più del 75% del budget regionale”. “Analoga riflessione – aggiungono – si può azzardare per quanto riguarda i tagli ulteriori richiesti ai comuni, ben sapendo che parliamo di spese correnti e quindi della struttura, dei beni e dei servizi erogati alla cittadinanza (asili nido e scuola materna, assistenza domiciliare, polizia locale, ecc.); l’allentamento del patto di stabilità non potrà compensare gli effetti di questa ulteriore sforbiciata alle potenzialità delle comunità locali, che vale circa 200 milioni di euro nel nostro territorio. Preoccupa inoltre il fatto che si prosegua nell’insensato blocco del rinnovo dei contratti pubblici, poiché nel Lazio opera il 20-25% dei lavoratori del pubblico impiego, per la presenza di grandi enti locali, ma soprattutto per l’addensamento delle funzioni centrali nella città di Roma; infatti non esiste solo un problema di iniquità del blocco, ma degli effetti di deprivazione sui consumi che questo ulteriore provvedimento, che allontana qualsiasi liquidità aggiuntiva, provoca nel nostro territorio”. “Significativa  – rilevano i sindacalisti – è la criticità in cui si troverà il Comune di Roma, che, pur ricevendo dalla legge di stabilità quota aggiuntiva di 110 milioni di euro per le sue funzioni di Capitale dello Stato, oltre a condividere i tagli per gli enti locali, dovrà presumibilmente far fronte all’impossibilità per la Regione di rendere disponibili risorse per il trasporto pubblico locale e avere ulteriori difficoltà nel conseguire il suo piano di riequilibrio”. “Esprimiamo ovviamente il nostro totale disaccordo – concludono – all’ipotesi che, in assenza di adeguati correttivi al testo, le singole amministrazioni decidano di intervenire sui sistemi di tassazione locale o sui costi delle prestazioni per recuperare le risorse necessarie a mantenere invariati i saldi della proposta, ipotesi pericolosa nel drammatico perdurare della crisi economica”.

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