Beni culturali, il lavoro è cultura e si paga

Beni culturali, il lavoro è cultura e si paga

“Il lavoro è cultura e la cultura si paga”. Gli addetti dei Beni culturali sono scesi in piazza, a Roma, contro “la gestione del patrimonio culturale a costo zero” e lo “sfruttamento del volontariato”, con tanto di hashtag #bastagratis e striscioni a favore del riconoscimento delle professioni. Tanti i lavoratori che stamattina, dopo la protesta di due giorni fa degli archeologi in Campidoglio, hanno affollato piazza della Rotonda al Pantheon, per chiedere il riconoscimento delle competenze professionali, maggiori tutele e più fondi per la gestione dei beni culturali. La manifestazione nazionale Confassociazioni BBCC ha visto fra i promotori anche l’Associazione Nazionale Archeologici insieme ad altre realtà attive nel settore.

Le altre richieste dei manifestanti Beni culturali

I manifestanti hanno chiesto inoltre “l’immediata assunzione, anche attraverso l’immissione di risorse nazionali straordinarie, di tutti gli specialisti dei beni culturali che hanno vinto il concorso di Roma Capitale nel 2013/2014, ma non ancora assunti”, e “il ritiro dell’avviso pubblico della Soprintendenza Capitolina, da parte del sindaco Marino, ‘per la ricerca di associazioni di volontariato, associazioni culturali per lo svolgimento di attività gratuite da svolgersi presso musei ed aree archeologiche e monumentali di competenza della soprintendenza capitolina’”, previsto nel programma “The Hidden Treasure of Rome” che prevede l’invio di reperti archeologici negli Usa in cambio di un servizio di catalogazione da parte delle università straniere. “Chiediamo il riconoscimento delle qualità specifiche dei lavoratori, che svolgono mansioni lavorative a tutti gli effetti e che devono perciò essere equamente retribuiti – afferma una delle promotrici dell’iniziativa – Non si può pensare di gestire i beni culturali solo con volontariato e con politiche al massimo ribasso sugli appalti pubblici. Basta lavoro gratis”.

Beni culturali: “La cultura salverà il mondo”

“La scelta delle ‘attività gratuite’ per assicurare l’apertura dei monumenti e perseguita dall’amministrazione Marino – hanno spiegato i manifestanti – è dettata da una logica ‘al massimo ribasso’ su cui viene sacrificata ogni prospettiva di rilancio e di miglioramento dei servizi di alcuni musei e siti archeologici di Roma: il bando affiderebbe infatti ai volontari, pagati 3 euro l’ora, attività come la prima accoglienza dei visitatori, l’informazione, l’orientamento e l’accompagnamento dei visitatori. Col pretesto della valorizzazione e della fruibilità pubblica del patrimonio culturale – hanno continuato – l’avviso elude inoltre la normativa in materia di concorrenza e libero mercato. Il Codice degli appalti (Art. 152, comma 3) prevede infatti che anche per i servizi (inclusi quelli museali) si possa ricorrere a modalità di affidamento alternative come il project financing, una formula che, come per lo Stadio di Domiziano, potrebbe garantire la valorizzazione e la fruibilità dei beni, stimolando nuova occupazione”. Uno striscione esposto dai manifestanti recitava: “La cultura salverà il mondo”. Chi salverà, invece, la cultura?

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