Adieu au langage: la morte del linguaggio cinematografico

Adieu au langage: la morte del linguaggio cinematografico

La vecchiaia è quando si inizia a dire: “Non mi sono mai sentito così giovane”.  Lo ripeteva Jules Renard durante la Belle Epoque, continua a ribadirlo Jean-Luc Godard a più di un secolo di distanza.

Dopo una vita passata a stupire, stravolgere, distruggere per ricomporre, il Maestro francese torna dietro la macchina da presa alla veneranda età di 84 anni, con il piglio di uno sbarbatello che ha ancora una vita davanti ed un fiume di cose da dire. Adieu au langage è il sunto di un’ esistenza vissuta sempre un passo avanti agli altri,  è la dimostrazione tangibile che Jean-Luc Godard non è semplicemente la storia del cinema, bensì il ritmo che ne scandisce la sua evoluzione. Le istanze della Novelle Vague e gli echi sessantottini sono ancora vivi, sono il  fil rouge che lega l’esuberante filmografia di uno dei più poliedrici registi della storia. Godard ripropone i suoi concetti, rielaborandoli nel tempo, adattandoli alla storia e gettando l’occhio al futuro.

Il suo ultimo film è piuttosto un collage visivo, fatto di emozioni e sensazioni rubate al quotidiano.  La storia di una coppia in crisi, che si intreccia a quella di un cane randagio che vaga nell’entropia dello spazio e del tempo. Un’ intersezione caotica di inquadrature amatoriali, di suoni rubati alla realtà. Una commistione di sensazioni che oscilla  tra il voyerismo più basso ed animale e l’elevazione filosofica più pura.

Adieu au langage, lo dice il titolo stesso, è la presa di coscienza, forse definitiva, dell’impossibilità di comunicare. E’ la constatazione e celebrazione della morte del linguaggio, sia come strumento cinematografico, sia come semplice espediente comunicativo tra individui. Godard gioca con le immagini, ed il suo fare canzonatorio è il metodo più efficace per elaborare un pensiero quasi tragico. Ancora una volta ci ha stupito e probabilmente continuerà a farlo di nuovo.
Sempre così, sempre sul pezzo. Fino all’ultimo respiro.

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