A processo Verdini e Cosentino: mani pulite non finisce mai

A processo Verdini e Cosentino: mani pulite non finisce mai

Alla faccia di mani pulite la tradizione di malaffare del nostro Paese continua più florida di prima. Chi pensava che dal 94 si fosse aperta la strada della legalità in politica, aveva preso un colossale abbaglio. Al contrario le vicende che hanno visto i nostri politici alle prese con le aule di tribunale sono aumentate esponenzialmente. Gli scandali delle regioni, le varie parentopoli dei concorsi e delle municipalizzate. Gli ammanchi dei tesorieri di partito e delle fondazioni. Notizia di oggi è il rinvio a giudizio dell’ex coordinatore di Forza Italia, artefice del patto del Nazareno per Berlusconi, e di Nicola Cosentino, ex parlamentare del Pdl, nel procedimento sulla cosiddetta P3. Presunta associazione segreta caratterizzata, secondo i pm, “dalla segretezza degli scopi, dell’attività e della composizione del sodalizio e volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonché apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali”. Verdini è accusato di corruzione. Cosentino, invece, di diffamazione e violenza privata ai danni del presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro.

La settimana scorsa si è, invece, aperto il processo, a Reggio Calabria, per Claudio Scajola. Ma è stato subito rinviato, su richiesta dei legali dell’imputato, al 6 novembre. Scajola è imputato per procurata inosservanza della pena nei confronti di Matacena, ex deputato di FI. Secondo i magistrati della Dda reggina che hanno coordinato le indagini, si sarebbe attivato per far trasferire l’ex deputato da Dubai, dove si trova attualmente, in Libano, ritenuto un Paese più sicuro per evitare l’estradizione. Insieme a Scajola è processata la segretaria di Matacena, Maria Grazia Fiordalisi, assente in aula. La moglie di Matacena, Chiara Rizzo, sarà invece processata in abbreviato insieme all’ex segretaria di Scajola, Roberta Sacco, e il factotum di Matacena, Martino Politi.

Altro indagato recentemente, dalla procura di Milano, è Giulio Tremonti per una presunta tangente versata al suo studio di tributarista proprio dalla holding di Stato. Avrebbe, infatti, incassato da Finmeccanica una tangente di 2,4 milioni di euro nel 2008, quando era ministro dell’Economia. E questo in cambio del via libera all’acquisizione del gruppo statunitense Drs, un grande fornitore di tecnologie militari. Un’azienda pagata 5 miliardi di dollari, ma che oggi ne vale la metà. Il versamento della tangente, secondo l’accusa, sarebbe stato mascherato con una consulenza intestata allo studio tributario fondato da Tremonti: una fattura da due milioni e 400 mila euro (più Iva), che ora i magistrati giudicano falsa. Il versamento – secondo i magistrati – sarebbe stato fatto allo studio “Vitali Romagnoli Piccardi e Associati”, fondato da Tremonti. In quel periodo l’ex ministro ne era formalmente uscito, essendo divenuto ministro. Oggi, invece, ne è nuovamente socio.

Infine i guai per l’ex ministro Galan risalgono invece a qualche mese prima, quando fu arrestato e messo in carcere per due mesi. L’ex governatore ha da poco raggiunto l’accordo con la Procura per una pena di due anni e 10 mesi e una confisca di 2 milioni 600 mila euro per tangenti sull’appalto del Mose a Venezia. Ora si trova ai domiciliari nella sua villa di Cinto Euganeo. Gli avvocati hanno detto: “Abbiamo accettato l’inaccettabile per evitare il carcere, dove è dimagrito di 22 chili”.

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