Valter Vecellio. Ministro Bonafede, cosa si fa, si è fatto, si intende fare per scongiurare che il virus dilaghi nelle carceri?

Valter Vecellio. Ministro Bonafede, cosa si fa, si è fatto, si intende fare per scongiurare che il virus dilaghi nelle carceri?

E ora Signor Ministro della Giustizia, che cosa intende fare? Certamente le avranno segnalato che nel carcere milanese di Opera, “zona gialla”, sono stati segnalati due casi di detenuti trasferiti in ospedale per sospetta infezione da Coronavirus. Certamente qualche suo collaboratore le avrà posto alla sua attenzione la richiesta avanzata dagli esponenti del Partito Radicale di “informarsi e informare il Parlamento” sullo stato del contagio, e sulle misure adottate all’interno dei penitenziari italiani. Certamente lei è a conoscenza del fatto che vivono in locali affollati e promiscuità circa 60mila detenuti, e che nelle celle non è assolutamente credibile che si possa assicurare e garantire la distanza minima di un metro l’uno dall’altro, come prescritto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalle norme emanate dal Governo di cui lei fa parte. Certamente lei sa che buona parte della popolazione carceraria è affetta da gravi patologie che abbassano notevolmente le difese immunitarie, e dunque favoriscono il contagio e la diffusione stessa del virus. Certamente lei sa che oltre ai 60mila detenuti “alloggiano” per buona parte della giornata, migliaia di agenti di polizia penitenziaria, di addetti ai lavori, di personale volontario, che costituiscono la spina dorsale del sistema carcerario italiano. Certamente lei sa che migliaia di persone entrano ed escono dai penitenziari, e dunque veicolano sia “dentro” che “fuori”, potenzialmente, il virus. Certamente tutto questo lei lo sa.

Lo sa, vero? Non è, dunque, richiesta lunare, balzana, quella che le viene rivolta: di informare le Camere, quantomeno le commissioni Giustizia di Montecitorio e palazzo Madama, di quello che è stato fatto, si fa, si intende fare. Non è richiesta lunare, perché a leggere il decreto emanato dal Governo di cui lei fa parte, si parla espressamente “di misure straordinarie urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria” focalizzando l’attenzione sulle aule giudiziarie. Certamente lei sa che l’attività giudiziaria non è limitata ai soli tribunali; certamente lei sa che ci sono le carceri, e le migliaia, le decine di migliaia di persone che nelle carceri vivono e lavorano. Dunque, signor ministro della Giustizia?

Ancora tetragono, nel suo stentoreo NO a un’ipotesi di amnistia e di indulto per quei detenuti che non si sono macchiati di reati di sangue, di reati gravi? Ancora fermo nel suo NO, che impedisce di “alleggerire” la situazione nelle carceri, nelle celle, di decongestionare una realtà di giorno in giorno sempre più ingestibile? Si sta prendendo in considerazione l’ipotesi, invocata dagli stessi operatori della giustizia, di provvedimenti che consentano alle Procure della Repubblica e alle Procure Generali di differire le emissioni di ordine di esecuzione della pena, in conseguenza della definitività della condanna? Delle due, l’una, signor ministro della Giustizia: o quella del Coronavirus è davvero l’emergenza che richiede provvedimenti gravi e urgenti come quelli adottati; e allora lei ha il dovere di intervenire e agire subito nella direzione che le viene da più parti suggerito; oppure?

Signor ministro della Giustizia, perfino un paese come l’Iran ha ritenuto di dover scarcerare almeno 50mila detenuti. Pensi: l’Iran… E lei, cosa ha fatto, cosa fa, cosa intende fare?

 

 

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