Usa. Le nomination presidenziali, i giochi sono fatti: Trump stravince tra i repubblicani e Biden è sicuro tra i democratici

Usa. Le nomination presidenziali, i giochi sono fatti: Trump stravince tra i repubblicani e Biden è sicuro tra i democratici

E’ un’altra vittoria senza storia quella registrata stanotte da Joe Biden nelle primarie del Partito democratico statunitense. L’ex vicepresidente degli Stati Uniti vince nei tre Stati in palio in questa tornata elettorale – Arizona, Florida e Illinois – portando il suo vantaggio sul rivale Bernie Sanders sopra i 309 delegati di differenza. Se questi dati dovessero essere confermati una volta completato lo spoglio, Biden si attesterebbe a 1.231 delegati, superando di fatto la soglia di 1.991 necessaria per ottenere di diritto la nomination alle presidenziali del 3 novembre. Straripante la vittoria dell’ex vice di Obama in Florida, lo Stato più importante fra quelli in cui si è votato stanotte con ben 219 delegati, dove al momento Sanders resta staccato di ben 40 punti percentuali, ma l’andamento è stato abbastanza simile anche negli altri due Stati: 23 punti di vantaggio in Illinois e 13 in Arizona. Intervenendo da casa sua per commentare l’ennesima vittoria, Biden ha parlato della necessità di “unire il Partito democratico e il paese in questo momento difficile”. Un messaggio sicuramente di apertura e che ancora una volta sembra una mano tesa verso l’avversario. D’altronde l’ex vicepresidente è consapevole che servirà la massima unità possibile in seno ai democratici per tentare perlomeno di vincere la sfida contro Trump alle presidenziali.

Biden, di fatto, sfrutta anche l’onda lunga del coronavirus, un tema che lo ha favorito in queste primarie grazie anche alle critiche contro le misure adottate dalla Casa Bianca. Il coronavirus “non fa distinzioni” fra partiti e persone, ha affermato l’esponente democratico nel suo messaggio, esprimendo ancora una volta una richiesta di unità questa volta direttamente agli elettori democratici. La domanda, a questo punto, è cosa farà Sanders. Il senatore del Vermont aveva evidentemente aspettative diverse su questi tre Super Tuesday e auspicava di potersela quantomeno giocare all’ultimo voto con Biden. Una volta disattese queste speranze, l’esponente socialista è chiamato a prendere una decisione: se confermate le proiezioni, infatti, il ritiro dalla competizione elettorale sarebbe d’obbligo per Sanders, ma non è così scontato che arrivi anche un aperto sostegno nei confronti del rivale. La divisione interna ai democratici è costata cara quattro anni fa: Sanders se l’è giocata testa a testa con Hillary Clinton quasi sino all’ultimo e lo scambio di colpi fra i due certamente non ha fornito un’immagine positiva del partito, apparso disunito e con anime troppo diverse al suo interno.

La mancanza di coesione all’interno del Partito democratico nel 2016 è stata uno dei fattori decisivi per la vittoria del presidente in carica Donald Trump. Proprio Trump intanto, nella nottata in cui emerge con chiarezza definitiva quale sarà il suo rivale, si è assicurato la nomination del Partito repubblicano. Il capo dello Stato ha vinto con ampi margini in Florida e Illinois, superando così la quota di 1.276 delegati per ottenere la nomination repubblicana. La campagna di Trump alle primarie del Gop è stata decisamente a senso unico – ha vinto sinora tutti i delegati in palio a eccezione di uno nell’Iowa -, frutto soprattutto dell’andamento economico del paese nei primi quattro anni di mandato. La tardiva gestione dell’emergenza del coronavirus, per ora, non sembra aver scalfito l’immagine del presidente che, anzi, è riuscito a ottenere la nomination repubblicana con un netto anticipo rispetto a quattro anni fa. Certamente, ci sono enormi differenze fra quelle primarie e quelle attualmente in corso: nel 2016 Trump era la “mina vagante” della competizione interna al partito, mentre oggi è l’assoluto dominatore di un fronte conservatore senza alternative.

Joe Biden rivolge un appello alla base liberal e di sinistra di Bernie Sanders, soprattutto i giovani elettori chiave del successo del senatore socialista, assicurando di avere anche lui a cuore le loro istanze di riforme sociali per combattere le diseguaglianze di reddito e la difesa dell’ambiente. “Il senatore Sanders ed i suoi sostenitori hanno portato una straordinaria passione e tenacia al servizio di queste questioni, insieme hanno spostato in modo fondamentale il dibattito politico in questo Paese – ha detto in un discorso trasmesso in streaming dalla sua casa in Delaware – quindi lasciatemi dire, specialmente ai giovani elettori che sono stati ispirati da Sanders, vi ascolto, so quello che c’è in gioco e so cosa dobbiamo fare”. “Il senatarore Sanders ed io possiamo non essere d’accordo sulle tattiche – ha poi aggiunto – ma condividiamo una visione comune riguardo alla necessità di assicurare un’assistenza sanitaria accessibile a tutti gli americani, ridurre le diseguaglianze di reddito che sono aumentate drasticamente ed affrontare la minaccia esistenziale del nostro tempo, i cambiamenti climatici”.

Share