Roberto Biscardini. Milano con il coronavirus. La vera preoccupazione è l’economia

Roberto Biscardini. Milano con il coronavirus. La vera preoccupazione è l’economia

Mai come in questo momento noi milanesi e lombardi siamo oggetto di grandi attenzioni. Come va lì? Cosa sta succedendo? Come ve la cavate? Curiosità mista a preoccupazione. Ma anche segno della speranza che il coronavirus non blocchi la città, nella consapevolezza che se si blocca Milano e la Lombardia si blocca l’Italia. Intanto non sono vere le informazioni becere e allarmistiche che Milano è deserta. Certo c’è meno gente in giro. Con buon senso, chi può stare a casa ci sta di più, le scuole sono chiuse e questo fa tanto anche nella riduzione della mobilità pubblica e privata. Con tutte le cautele del caso, con i cinema e i teatri chiusi, si va al bar a ranghi ridotti, ma nei ristoranti si va ancora. La percezione più forte è che mancano i turisti sia italiani sia stranieri, e infatti il turismo è il settore che soffre di più, insieme agli alberghi di grandi e piccole dimensioni. Ma i milanesi sono gente concreta, e mettono nel conto di poter superare, insieme e collettivamente, questo particolare momento di difficoltà. Reagiscono per quello che si può, lavorano con ogni mezzo. Se la situazione peggiorerà adotteranno comportamenti più marcati. Ma con realismo, non mi sembra che si stiano lascando prendere dal panico. Sicuri del fatto che Milano, nel corso della propria storia, ha saputo sempre riprendersi da situazioni difficili. E come lo ha fatto sempre nella libertà e nella democrazia, lo farà ancora oggi.

Milano che ha affrontato con realismo e caparbietà il primo e secondo dopoguerra, il fascismo, i momenti di recessione economica, la grande trasformazione degli anni ottanta, la strategia della tensione e il terrorismo, supererà anche questo momento. Ma soprattutto lo ha fatto sapendo costruire le condizioni perché si uscisse da quelle fasi ancora più forti di prima.  Detto questo, si percepisce che la preoccupazione maggiore dalla popolazione è l’economia locale e nazionale insieme. Perché se si indebolisce Milano si indebolisce tutto il resto e viceversa. Questa dimensione nazionale Milano ce l’ha e l’ha sempre avuta. Al di là delle ormai vecchie spinte separatiste e autonomiste o della più giovani fantasie autarchiche di Milano città stato.

Dicevo, la preoccupazione riguarda l’economia reale nelle sue diverse dimensioni, da quelle più piccole che hanno bisogno soprattutto di provvedimenti di natura fiscale per reggere con la liquidità rimasta, all’intero sistema delle imprese che devono essere aiutate per poter continuare a lavora pur in condizioni difficili. Aiutate per poter lavorare, piuttosto che per non lavorare mettendo tutti i cassa integrazione o concedendo a tutti ammortizzatori sociali di diversa natura.

La nostra attenzione maggiore va al sistema delle nostre industrie manifatturiere, che devono poter continuare a produrre e che hanno degli ordini che non riescono a soddisfare. Imprese che se interrompono il proprio ciclo lavorativo rischiano di uscire dal mercato. Imprese che hanno bisogno di essere approvvigionate di materie prime e semilavorati, che hanno bisogno di fare le proprie consegne in un momento in cui il settore dei trasporti, soprattutto internazionali, e della logistica è messo particolarmente in crisi. Un settore quello dei trasporti e della logistica che rappresenta il 10% del Pil nazionale, centrale per garantire la distribuzione e movimentazione nazionale e internazionale delle merci e dei beni, per il consumatore finale e per il sistema produttivo. Insomma alla domanda come se la vivono i milanesi? La risposta è semplice: vivono con consapevolezza e senso di responsabilità. Nel migliore dei modi possibili. Sono preoccupati che il Pil non cali oltre una certa misura, guardano alla produzione industriale in primo luogo e alla capacità di tenuta delle imprese. Se le imprese si bloccano, o riducono troppo la loro attività, la crisi occupazionale sarà grave, coinvolgerà lavoratori dipendenti a tempo determinato e indeterminato, partite Iva e liberi professionisti.

Il resto sono parole al vento. Diffidano sia di chi fa terrorismo, sia di chi minimizza troppo. Diffidano degli articoli ad effetto di certa stampa. Diffidano, anzi sono schifati da chi fa sciacallaggio politico. Diffidano dell’allarmismo a buon mercato di certa stampa e tv. Diffidano di una politica che sfiora lo spettacolo passando dall’emergenza alla rassegnazione. Dalla mascherina infilata in diretta davanti a tutti al facile disfattismo. I milanesi dalla politica non vorrebbero sentirsi dire contemporaneamente “ci vorrà un anno prima che Milano si riprenda” e  “ospitalità, design, moda e food sono l’offerta di Milano. Milano città mondo”. Immagini troppo poco realistiche, poco rispettose del problema vero, quando il primo desiderio dei milanesi sarebbe quello di conoscere cosa stanno facendo l’istituzioni oggi, per creare le condizioni di uscirne nel modo migliore.

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