Roberto Bertoni. Olga Misik, genealogia di una rivolta

Roberto Bertoni. Olga Misik, genealogia di una rivolta
Di Olga Misik si comincia a parlare molto anche in Italia: è un bene, trattandosi di una giovane attivista russa il cui merito principale è stato quello di leggere pubblicamente alcuni articoli della Costituzione, denunciando con questo semplice gesto i soprusi e il metodo di governo dittatoriale dell’uomo che da oltre vent’anni determina i destini del Paese. Diciott’anni, una convinzione che desta quasi spavento, un senso civico impressionante, un buon livello culturale e un giusto accostamento a Greta Thunberg, l’attivista svedese che ha risvegliato le coscienze del mondo in merito all’attualità dei cambiamenti climatici. Del resto, libertà, ambiente e diritti costituiscono un trinomio inscindibile, ed è chiaro a tutti che sarà questa generazione di figli del Duemila a prendere per mano l’umanità e a condurla nel futuro.
Olga, da par suo, lo ha spiegato bene in un’intervista rilasciata di recente a Sette, il settimanale del Corriere della Sera: “Forse è proprio la nostra età a renderci insofferenti verso gli accomodamenti e i compromessi che finiscono per non risolvere nulla. Non siamo ancora disincantati. Noi crediamo che le cose si possano cambiare e che saremo proprio noi a cambiarle”. E penso anch’io che sarà questa generazione di adolescenti consapevoli a essere protagonista del decennio appena iniziato, con la propria freschezza e il proprio desiderio di far parte del cambiamento che vorrebbero vedere nel mondo, attivandosi personalmente per generarlo.
Olga, Greta e tutti coloro che, in ogni angolo del pianeta, si battono per una società migliore hanno già ottenuto importanti risultati. Olga, per dire, ha mostrato il volto dell’opposizione costruttiva che potrebbe, speriamo al più presto, liberare la Russia da una satrapia oligarchica i cui risultati scadenti sono sotto gli occhi di tutti. Nessun rimpianto per il clima che si respirava nel paese dopo l’abbattimento del Muro di Berlino né per il declino degli anni Novanta, ci mancherebbe altro, ma nessuna simpatia neanche per la Russia odierna, messa oltretutto in ginocchio dalla crisi delle materie prime che il disastro globale provocato dal Coronavirus non può che aggravare.
Olga lotta con consapevolezza, cosciente dei propri mezzi e del fatto di essere il megafono di una generazione che non si arrende. Non è possibile fermarla, arginarla, frenarne lo slancio e l’entusiasmo. Nemmeno la rottura, pressoché insanabile, col padre putiniano è riuscita a farla tornare sui suoi passi. Olga va avanti perché crede in quello che fa e sa di essere un simbolo. Noi le diciamo grazie perché sappiamo che se un giorno la Russia tornerà a essere una democrazia, o quanto meno a somigliarvi, sarà stato anche merito suo.
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