Roberto Bertoni. Federica Gasbarro, la maturità di un’utopista concreta, un messaggio di speranza

Roberto Bertoni. Federica Gasbarro, la maturità di un’utopista concreta, un messaggio di speranza
In questi drammatici giorni di emergenza, con le città deserte a causa del Coronavirus e un’ansia collettiva che non lascia presagire nulla di buono, è doveroso offrire un messaggio di speranza. E poche figure regalano fiducia e ottimismo per quanto riguarda il futuro più della straordinaria Federica Gasbarro, la Greta Thunberg italiana, punto di riferimento dei nostri Fridays for Future, matura al punto da aver raccontato la sua  storia in un bel libro edito da Piemme e intitolato “Diario di una striker”, in cui racconta la sua storia di giovane manifestante contro i cambiamenti climatici e un percorso che non è solo politico e culturale ma anche esistenziale. Di Federica colpiscono parecchi aspetti, ad esempio il fatto che non sia riuscita, per tre volte, a passare lo stramaledetto test di Medicina che solo per questo andrebbe abolito, in quanto tiene fuori dagli ospedali tanti bravissimi aspiranti medici e affida al caso l’accesso a una facoltà per la quale occorre, invece, un’autentica vocazione. Non solo: ci racconta del suo essere iscritta a Scienze biologiche, del suo amore per la natura e del suo essersi appassionata, fin da bambina, alla complessità del mondo e all’evolversi del contesto sociale che la circondava. Ci racconta di come la sua vita sia cambiata nell’ultimo anno, quando la battaglia per il clima è diventata planetaria e l’Italia è stato il paese che maggiormente si è mobilitato per sollevare il tema dell’ingiustizia globale che sta rendendo invivibile il nostro pianeta.
È un’opera, quella di Federica, in cui si intrecciano analisi complesse e pensieri personali, come quando, con grande coraggio, mette a nudo le sue debolezze e non ha remore nel raccontare la sua depressione e il suo scoramento nel dover frequentare una facoltà che non costituiva la sua prima scelta. Eppure, come sostiene il Dalai Lama, “non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna”. La sua fortuna è stata quella di aver avuto, nell’arco di poco tempo, un grande successo nello studio e la notorietà che merita, riuscendo anche a far comprendere a tutti l’assurdità di un sistema escludente e pericoloso che andrà inevitabilmente cambiato, specie dopo esserci accorti di quanto ci servano i medici in un mondo in subbuglio e in una nazione che invecchia ogni giorno di più. Senza toni rottamatori, senza pretendere di avere la verità in tasca e senza scagliarsi contro le generazioni precedenti, questa ragazza riesce, con misura, a mettere in discussioni pregiudizi e luoghi comuni di quanti continuano a ripetere l’insulso mantra dei giovani tutti rassegnati, apatici e incapaci di battersi per un problema che non sia la marca del nuovo smartphone. Sferza il mondo dei grandi con parole nette, decise, seguendo in parte l’esempio di Greta ma aggiungendovi una struttura mentale ancora più formata e capace di sistematizzare i concetti e di inserirli in un percorso di conoscenza complessiva che denota anche quanto sia poliedrico il suo carattere e vasta la sua gamma di interessi.
Con la spensieratezza della gioventù e la saggezza di una donna fatta, Federica squaderna davanti ai nostri occhi la gamma di drammi epocali con i quali siamo chiamati a fare i conti. E in questo diario, a tratti intimo, a tratti simile all’agenda di un capo di Stato, questa ragazza dolce e profonda ci mostra innanzitutto un metodo di lotta, assai diverso rispetto a quello delle generazioni precedenti. Dissento da quei colleghi che utilizzano, spesso in buona fede, il termine “post-ideologico” per descrivere questi ragazzi. Un’ideologia ce l’hanno eccome, solo che, vuoi anche per la scomparsa di qualsivoglia forma partito nel nostro Paese, la esprimono con una leggerezza di stampo calviniano, mescolando molteplici registri e riuscendo, proprio per questo, a farsi ascoltare e a porre le proprie rivendicazioni al centro del dibattito mediatico. Ora è tutto fermo, tutto sospeso, ma le piazze dei ragazzi in lotta per un avvenire diverso e migliore torneranno e avranno il volto di Federica e di quanti come lei non hanno ancora rinunciato, e probabilmente non rinunceranno mai, a provare a cambiare il mondo.
Sono utopisti concreti, sognatori indomiti, una generazione che avrà forse meno rispetto alle precedenti ma che, proprio per questo, non si fermerà. Ne abbiamo bisogno: in questi giorni di immane tristezza e negli anni a venire. Perché non solo saranno loro a prendere le redini in questo nuovo secolo ma saranno loro a spronarci a cambiare e a vincere, prima o poi, la battaglia per quel radicale cambio di paradigma di cui ormai parlano apertamente anche diversi premi Nobel per l’Economia. Sulla quarta di copertina del suo libro c’è scritto: “Non vorrò dire ai miei figli che la loro mamma è rimasta a guardare quando ancora si poteva fare qualcosa, e di aver lasciato loro un mondo invivibile”. Cara Federica, grazie. Grazie per aver consentito di tornare a immaginare un’altra idea di mondo anche a chi aveva deposto ogni speranza e si era abbandonato al nichilismo. Grazie per averci fatto capire, con la tua squisita umanità, che non esiste errore più grande.
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