Roberto Bertoni. Don Mattia, il pescatore di uomini

Roberto Bertoni. Don Mattia, il pescatore di uomini
Non ha ancora compiuto ventisette anni, don Mattia Ferrari, il giovane sacerdote emiliano che dal 2018 ha deciso di salire a bordo della nave Mediterranea per collaborare con una ONG sui generis ma alquanto interessante al salvataggio di vite umane in mare. Di persone come don Mattia abbiamo tutti bisogno. Ne ha bisogno la società, ne ha bisogno la Chiesa, ne ha bisogno chi non si arrende al cattiverio imperante, ne ha bisogno il variegato universo dei centri sociali, ne hanno bisogno, più che mai, gli ultimi e i dimenticati, ne hanno bisogno i profughi, i torturati, i respinti, i ragazzi africani che vivono nelle stazioni, angariati e disprezzati da tutti, e ne hanno bisogno persino gli atei perché la sua idea del Vangelo e del Signore è una visione del mondo nella quale chiunque rifiuti il concetto di malvagità può riconoscersi.
Don Mattia ha un carattere profondamente emiliano, uno spirito partigiano che lo pone nel solco dei sacerdoti che sacrificarono la propria vita durante la Resistenza, un’ispirazione autenticamente cristiana, molto simile a quella di Dossetti e in linea con quella di monsignor Loris Capovilla, che fu il segretario particolare di Giovanni XXIII, in perfetta sintonia con l’idea dell’altro propria del cardinal Zuppi che a Bologna sta creando una comunità, non solo di fedeli, davvero straordinaria. Don Mattia è un prete da strada, da marciapiede, da borgata, da nave che cerca anime prim’ancora che corpi, un redentore nella stagione della bruttezza imperante, in una fase storica in cui l’odio sembra dilagare, in un momento in cui non si ha mai il tempo per chinarsi sui problemi e sui drammi altrui. Prim’ancora della sua profonda fede in Dio, dà l’impressione di credere nell’uomo, in ogni uomo, compreso chi ha sbagliato, chi è finito in carcere, chi ha bisogno di una mano tesa e di una parola di conforto per poter ricominciare. E don Mattia c’è sempre, senza sosta, con la dolcezza e l’umiltà di un autentico portatore del messaggio evangelico, senza secondi fini, senza chiedere nulla in cambio, seguendo l’esempio di papa Francesco e camminando lungo le strade del mondo al fianco di chi ha più necessità della parola del Signore.
Leggendo la sua storia nel bel saggio “Pescatori di uomini”, scritto insieme a Nello Scavo e pubblicato di recente da Garzanti, ho avuto la percezione di una pienezza interiore, di una soddisfazione intensa, di un appagamento inquieto e di un desiderio ardente di non fermarsi, di continuare a battersi per gli oppressi, di essere in ogni circostanza un pastore e una guida, con l’umiltà di chi sa di avere ancora moltissimo da imparare.  È un disobbediente nato, don Mattia, determinato a remare in direzione ostinata e contraria, a non lasciarsi vincere dalla paura, ad abbattere gli innumerevoli ostacoli che sempre più verranno posti sul suo cammino e a fornire una testimonianza d’amore per il prossimo dalla quale non possiamo che prendere esempio.  Osservando il suo percorso, umano e spirituale, possiamo dire che i nostri amati “pretacci” (don Gallo, don Rigoldi, don Ciotti, don Colmegna, padre Alex Zanotelli e molti altri ancora) hanno trovato un erede e che questa è una splendida notizia.
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