Nuccio Iovene. La politica, e la società, al tempo del Coronavirus

Nuccio Iovene. La politica, e la società, al tempo del Coronavirus

Ci sarà da riflettere, molto e a lungo, quando tutto questo sarà finito, si spera il prima possibile. Ma la situazione che stiamo vivendo è, oltre che allarmante, inedita da molti punti di vista. L’arrivo e la diffusione del covid-19 non solo ha spiazzato le nostre sicurezze e le nostre abitudini quotidiane, messo a rischio la vita delle persone più fragili ed in crisi il nostro sistema sanitario, mettendone in difficoltà la sua stessa tenuta, ma ha anche spiazzato la politica, sia quella che siamo da un po’ di tempo costretti a subire, sia quella a cui eravamo da tempo abituati ed affezionati. Il virus ha trasformato presto da ridicole in patetiche le giravolte dei vari Salvini e Meloni e le urla che comunque le accompagnavano (dal non possiamo chiudere il Paese e fermarne l’economia, al chiudiamo tutto e di più di queste ore), ha dimostrato che la politica di fronte alle emergenze globali e fuori controllo è sempre e comunque in ritardo, anche quando cerca di prendere le decisioni più giuste, ed ha certificato quanto miopi e misere siano state le scelte negazioniste (ed il campo potrebbe allargarsi ai cambiamenti climatici ed alla sostenibilità dell’attuale modello di sviluppo) e quelle che in questi anni hanno tagliato risorse al sistema sanitario e più in generale al welfare.

Il virus ha radicalmente cambiato le priorità ed i contenuti del discorso pubblico monopolizzandone totalmente l’attenzione, ed ha reso evidenti molti aspetti rimossi negli ultimi anni, dall’affaticamento del nostro sistema sanitario nazionale alla crisi drammatica del nostro sistema penitenziario, come ci hanno testimoniato le rivolte dei giorni scorsi con il loro carico di morti. Ma la particolarità della situazione che stiamo vivendo, ancora di più negli ultimi giorni barricati in casa, va oltre ogni precedente emergenza sanitaria e mette a nudo la fragilità delle nostre società ed i rischi a cui sono sempre di più esposte. C’è un aspetto economico nella chiusura della gran parte delle attività, ma c’è soprattutto un aspetto umano e sociale in cui i rapporti ravvicinati tra persone sono vietati perché potenzialmente pericolosi che rappresenta l’aspetto più inedito ed angosciante. E’ l’impossibilità dello stare insieme, del cercare di comprendere discutendo, di provare a reagire, e quindi di fare politica mettendo insieme le persone che all’improvviso ci è stato sottratto.

Si dice che al venir meno delle relazioni tradizionali si può far fronte con quelle virtuali, a distanza, ma queste non sono la stessa cosa, non comportano la condivisione delle emozioni e soprattutto dell’azione, risultano comunque fredde e distanti, ed in fin dei conti ci lasciano nelle nostre improvvise solitudini. Oltre a tenere fuori una parte significativa di popolazione esclusa, perché non in grado di accedere alle tecnologie. Ad oggi non sappiamo quanto potrà e dovrà andare avanti così la situazione, o addirittura se potranno peggiorare le attuali condizioni. Nel frattempo la sacrosanta paura del virus e della sua diffusione si sovrappone e confonde con il timore dell’altro, dell’incontro e del confronto, della relazione. E ci fa capire quanto preziosi fossero, e quanto ci mancano oggi, quei momenti in cui liberamente e senza paura si poteva stare insieme e in tanti, nelle manifestazioni e nei concerti, al cinema ed al teatro, nei circoli e nelle sezioni, nelle piazze e nei bar e ovunque si volesse. Oggi la responsabilità verso gli altri, e verso se stessi, ci impone l’isolamento ed il massimo di cautela, ma ci impone al tempo stesso una riflessione sul futuro nostro e delle nostre società, della loro forma e delle loro istituzioni, non più eludibile. Anche perché tutti i dati ci dicono che sulla nostra stessa strada saranno chiamati in molti a camminare.

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