Nuccio Iovene. La nota politica. Come diceva Flaiano, “la situazione è grave, ma non è seria”

Nuccio Iovene. La nota politica. Come diceva Flaiano, “la situazione è grave, ma non è seria”

Mai come in questi giorni l’aforisma, tra i più famosi, di Ennio Flaiano è risuonato profondamente vero e drammaticamente attuale: “La situazione è grave, ma non è seria”. Quando si arriva a speculare politicamente, come si è fatto nei giorni scorsi in Italia, su una vicenda come quella del Coronavirus, addirittura  facendone oggetto non di azioni orientate a contenere il virus, sconfiggere la paura, aiutare le comunità più direttamente interessate e l’intero sistema-Paese, adottando uno stile serio e sobrio come richiederebbero le circostanze, ma alla polemica di corto respiro, allo sgambetto al governo, all’avvilupparsi in una spirale incredibile a chi la spara più grossa, fino all’assurda dichiarazione in diretta televisiva del governatore del Veneto Zaia sui cinesi che mangerebbero i topi vivi, o a chi promuove l’ordinanza più restrittiva, o ancora, con uno strabismo impressionante, gridando un giorno alla pandemia, e quindi alla necessità di fare di più, e quello successivo alla carestia ed alla crisi economica e quindi alla necessità di fare di meno, vuol dire che si è perso il valore profondo della democrazia, della politica, delle istituzioni. Se ad alimentare tutto questo si presta un sistema radiotelevisivo che, in una babele di linguaggi e di messaggi, si limita ad amplificare quella dinamica negativa 24 ore su 24 la situazione non migliora di certo. Ma non produce, per fortuna, sempre gli effetti desiderati. Sì, perché in tutto questo caos politico, istituzionale e comunicativo si sono tenuti due piccoli, ma importanti test elettorali con le elezioni suppletive per un collegio al Senato nella città di Napoli e un collegio alla Camera nella città di Roma i cui risultati parlano chiaro.

Il primo dato,  quello di gran lunga più significativo, riguarda la scarsissima affluenza alle urne: circa il 10% degli aventi diritto a Napoli, poco oltre il 17% a Roma. Si dirà che, appunto, il coronavirus ha accentrato su di sé tutta l’attenzione distogliendola da appuntamenti tutto sommato locali, anche se con valenza politica nazionale; che bisogna tenere conto dell’inverno e del calo ormai strutturale nella partecipazione alle competizioni elettorali e tutto quello che altro si vuole, ma il dato resta quello ed è preoccupante. C’è da aggiungere però che nemmeno le urla, le fesserie, i toni sempre più alti sono serviti a mobilitare l’elettorato, neanche in piccola parte, ed avere quindi un ritorno di immagine e di consensi per i loro più accesi protagonisti, Salvini in testa. E va anche precisato che se pure la tendenza è quella ad una minore partecipazione ci sono state, anche nel recentissimo passato (si vedano le elezioni in Emilia Romagna), inversioni di tendenza assai significative grazie alla chiarezza dei messaggi, alla mobilitazione popolare, al pericolo dello scontro politico e dei suoi possibili esiti. E qui veniamo al secondo dato: il risultato elettorale delle due ultime domeniche è positivo per il centrosinistra che vince in maniera significativa in entrambi i collegi eleggendo a Napoli Sandro Ruotolo, giornalista impegnato e militante, e a Roma Roberto Gualtieri, ministro dell’economia nell’attuale governo. E lo fa con percentuali altissime, il 48,45% a Napoli ed il 62,2% a Roma. Il centrodestra, proprio quello della narrazione salviniana e meloniana vincente ed inarrestabile, si attesta al 24% a Napoli ed al 26% a Roma dimostrando così che è possibile anche il contrario, e cioè bloccare e far perdere il centrodestra. Crollano i 5 stelle, un po’ meno a Napoli dove si fermano al 22,5% (dove però solo due anni fa avevano preso il 53% e conquistato il seggio) e molto di più a Roma (dove l’effetto Raggi pesa in maniera significativa e negativa) addirittura al 4,5%. Potere al popolo in entrambi i casi si ferma attorno al 2,5% pur senza avere concorrenti diretti significativi nei pressi. Insomma con un centrosinistra unito, candidati credibili, ed una missione da compiere (bloccare Salvini ed il centrodestra) si può tornare a vincere.

Tutto semplice allora? Esattamente il contrario. Basti pensare al ruolo ed agli effetti determinati da Renzi nelle scorse settimane, tutto sommato sterilizzati in queste due occasioni, ma ancora presenti come pericolose mine vaganti per le elezioni regionali di primavera, o al fatto che nei collegi uninominali la convergenza e l’unità sono facilitate dal sistema elettorale, mentre è ancora tutto da definire lo schieramento che si presenterà fra qualche mese, e nemmeno è chiaro se questo sarà lo stesso in tutte le regioni. Il risultato di Napoli e Roma era tutt’altro che scontato ed è frutto di tante e diverse circostanze che non andrebbero sottovalutate né dimenticate: l’effetto Emilia Romagna, quello Sardine, quello Salvini “tutto chiacchiere e distintivo” (prendendo a prestito una delle più felici battute cinematografiche ne “Gli Intoccabili”), quello unitario, quello dei candidati, quello dei territori concretamente coinvolti. E non è neanche semplicemente il frutto dello stare al governo, che come si vede per i 5 stelle non funziona in automatico. Ecco perché bisognerebbe fare tesoro di tutti questi elementi incoraggianti, e anzi valorizzarli il più possibile, imparando da essi e mettendosi subito all’opera per le prossime scadenze.

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