Luigi Agostini. Il Coronavirus e la Politica

Luigi Agostini. Il Coronavirus e la Politica

La vicenda del Coronavirus suggerisce qualche considerazione, oltre a risvegliare antiche letture a partire dal superbo racconto di Tucidide sulla peste di Atene, un vero e proprio topos letterario. Per la prima volta la dimensione mondiale della Pandemia incontra la Potenza di Calcolo della rivoluzione informatica. Una vicenda che non passerà senza lasciare un solco profondo nella mentalità collettiva e nelle politiche della salute. Una prima conseguenza riguarda la Dimensione Pubblica; la richiesta di protezione si rivolge al Pubblico, allo Stato: si scontra frontalmente con politiche, come quelle di questi anni, che hanno invece privilegiato in tutti i modi la privatizzazione degli apparati sanitari; si scontra frontalmente, per la necessità di unità di direzione, con la dispersione invece della responsabilità di direzione. Per parlare dell’Italia siamo a diciotto/venti sistemi sanitari regionali cioè oltre il limite della demenza.

La seconda considerazione la si può sintetizzare in una parola: Protocolli di cura. Ormai ogni intervento sanitario segue un protocollo, costruito processando valanghe di dati che solo ad una struttura pubblica può essere riservato l’accesso e consentito la disponibilità. Tali protocolli possono permettere di intervenire a distanza ed essere arricchiti continuamente alla verifica di dati ulteriori. In definitiva la dimensione ormai globale del tema salute combinato con la potenza di calcolo messa a disposizione dalla rivoluzione informatica spalancano le porte ad un nuovo balzo in avanti dei sistemi sanitari pubblici, alla loro unità di direzione, alla realizzazione della salute come diritto di e per tutti.

Calculemus. Vuoi vedere che il Coronavirus con il suo procedere, porterà al controllo dei movimenti del Capitale? Che quello che una Sinistra politica non riesce a tematizzare e proporre e farne il tema principale di battaglia politica per arrivare ad un governo del ciclo economico mondiale, venga imposto è realizzato dalla attuale Pandemia? Si dice la Forza delle cose. Come si sa o si dovrebbe sapere, la mondializzazione dei mercati sotto la direzione della Finanza capitalistica – la cosiddetta Finanziarizzazione – è il prodotto di due fattori: il primo riguarda la potenza della nuova tecnologia informatica su cui scorre il processo, ma il secondo riguarda la decisione politica, la scelta politica. La Scelta attiene fondamentalmente la libertà di movimento dei Capitali: la strada viene aperta negli anni anni ’70 dal passaggio alla “moneta fiduciaria”, passa per il Financial Services Act del governo Thatcher del 1986, il Big Bang della Borsa di Londra del 1987, la cancellazione del Glass-Steagall Act del novembre del 1999 della Presidenza Clinton. Il ritornerò della Banca pre crisi del 1929. La piena liberalizzazione dei movimenti dei capitali travolge l’URSS, ed un imbelle Gorbaciov realizza il pieno dominio mondiale della Finanza di marca anglosassone. Pieno dominio da permettere a tale dominio di scaricare sui vicini pur alleati ma concorrenti, – attraverso il Quantitative Easing che altro non è che svalutazioni competitive – le conseguenze della crisi del 2007.

Concludendo: vuoi vedere che la famosa Astuzia della Ragione, di cui parla padre Hegel, apre, per altra via, la via del Coronavirus, la strada al Governo del movimento dei Kapitali, vista l’ignavia delle infinite sinistre (ambientaliste, femministe esoteriche, tutto tranne che Socialiste)? Non ci rimane che affidarci a Sajnt-Just e alla sua Forza delle Cose.

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