Giuliano Calcagni. Il segretario generale della Fisac Cgil fa il punto della situazione tra coronavirus e crisi finanziaria

Giuliano Calcagni. Il segretario generale della Fisac Cgil fa il punto della situazione tra coronavirus e crisi finanziaria

In prima battuta la mia Segreteria e io esprimiamo grande solidarietà alle famiglie delle vittime, ai contagiati e a quanti nelle zone più colpite si trovano a dover gestire e vivere una condizione di isolamento. Abbiamo insieme deciso di interrompere tutte le assemblee sul territorio nazionale non per creare o alimentare allarmismo e panico ma per garantire condizione massime di tutela alle persone che lavorano attivamente nell’organizzazione e alle persone che rappresentiamo. Questo in ottica prudenziale di attenzione e soprattutto prevenzione.

Qualche considerazione  rispetto alla condizione che si è determinata, senza entrare in discettazioni scientifiche che lascio a chi ha più competenze,  mi porta a riflettere sull’invasione degli ecosistemi che lo sviluppo della società contemporanea ha determinato, trasportando anche prassi alimentari poco compatibili con lo sviluppo, non è un caso ad esempio che i mattatoi in occidente siano sempre stati collocati fuori dai centri abitati; l’interazione fra uomo e ambiente, che anche la gestione incontrollata della globalizzazione ha determinato, ha portato a relazioni alterate che inevitabilmente hanno prodotto le conseguenze che purtroppo oggi ci troviamo ad affrontare. E probabilmente gli aspetti legati all’interazione fra cambiamenti ambientale, modelli di sviluppo e rischio di pandemie non ha ricevuto sufficiente attenzione. Questa esperienza dovrà essere di monito per il futuro perché anche questo aspetto diventi parte integrante se non prioritaria dei piani di sviluppo sostenibile, perché si possa prevenire e non intervenire evitando di esporre milioni di persone a pericolosi rischi per la salute.

Un ulteriore considerazione, al di fuori delle polemiche politiche soltanto sterili in questi giorni, rispetto alla efficacia del nostro sistema sanitario pubblico.

In tutte le emergenze che hanno attraversato il Paese il sistema sanitario nazionale è sempre stato presente ed efficiente non lo stesso possiamo dire per il privato, che invece sparisce. Ecco quindi che questa vicenda non fa che rafforzare il convincimento e l’idea della necessità di potenziare il sistema sanitario pubblico, nei servizi, negli organici e anche nel presidio territoriale delle strutture, contrastando la distruzione del welfare pubblico che i tagli lineari nelle diverse manovre finanziarie hanno sino ad oggi determinato. E in quest’ottica la mia Segreteria e io esprimiamo la piena vicinanza e sostegno a tutti gli operatori sanitari, medici e infermieri in prima linea impegnati nel fronteggiare questa emergenza nazionale.

Rispetto al quadro di settore gli attivi nazionali unitari di Roma e Bari hanno aperto questo mese lanciando il percorso assembleare per l’approvazione dell’ipotesi in rinnovo dell’ipotesi di rinnovo del CCNL del credito.

La partecipazione e la condivisione del nuovo articolato contrattuale hanno caratterizzato gli attivi hanno fatto da leit-motiv anche durante le assemblee sino ad ora svolte che ad oggi hanno registrato l’unanimità di consenso. La partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori e l’unità sindacale sono state, le chiavi di questo positivo risultato che si sta costruendo. Proseguiremo, spero presto, con il percorso assembleare che ci consegnerà il dato definitivo di approvazione. Ed è stato un mese, quello appena trascorso in cui anche le vicende di settore hanno avuto un peso importante, l’apertura del piano industriale Unicredit, il piano di Ubi, il piano industriale più veloce della storia, durato neanche una giornata e  spiazzato dall’OPS di IntesaSanpaolo sull’Istituto di Massiah e non da ultimo  la delicata crisi della Banca Popolare di Bari. L’avvio della trattativa per la gestione delle ricadute del Piano Team 23 di Unicredit non è stata sicuramente delle migliori, abbiamo criticato i contenuti sprezzanti della lettera di avvio della procedura e abbiamo ribadito la lontananza del contenuto della missiva dal tenore e dalla qualità delle relazioni industriali che si agiscono nel settore.

I numeri della procedura sono spropositati si quanto ai livelli occupazionali sia strutturali troppi 6000 esuberi troppe 450 filiali in chiusura.

Numeri che danneggiano la clientela, il territorio ancora più desertificato dal punto di vista del presidio del credito, e soprattutto rendono le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo inevitabilmente vittime di politiche di mobilità selvaggia.
Probabilmente Mustier , anche dopo aver rifiutato di prendere il timone HSBC, pensa di poter macinare i 17 Miliardi di utili e gli 8 Miliardi di dividendi promessi, sulla pelle delle nostre persone, della clientela e del territorio. Ancora una volta è in atto il tentativo di  piegare il capitale lavoro a logiche finanziarie. Rispetto a questi intenti sappia che troverà il sindacato contrario, unito e compatto a contrasto della politica industriale del Gruppo. Occorre che nel corso della trattativa arrivino risposte su tutti i punti del Piano Industriale che discuteremo lontani da ogni atteggiamento notarile auspicato dal buon Mustier, riteniamo necessario pensare anche alle lavoratrici e ai lavoratori che dovranno gestire le conseguenze di questo importante processo di ristrutturazione, per questa vi a loro dovrà essere garantita una formazione reale e un adeguato riconoscimento a fronte della loro maggiore produttività.

Il sindacato non ratifica, negozia.

Come abbiamo dichiarato e continuiamo a dichiarare non lasceremo passare con atteggiamento notarile che l’ AD Mustier sembra auspicare da parte del sindacato, rispetto ai contenuti della lettera di apertura procedura del 10 Febbraio, che aveva in se elementi provocatori che stridevano fortemente con la qualità di relazioni industriali che si agiscono nel settore e nella stessa Unicredit. Gli esuberi dichiarati sono eccessivi, le assunzioni dovranno essere espresse in numeri considerevoli ed importanti, saremo vigili rispetto alla territorialità anche soprattutto rispetto al Mezzogiorno e alle zone più disagiate del Paese. L’incontro del 25 febbraio è stato ovviamente posticipato per le ragioni legate alla diffusione del Covid-19, aspetteremo quindi di avere dall’azienda i dati a sostegno del mantenimento di Unicredit nel perimetro Italia. Per quanto  ancora ad oggi non sia definito l’assetto societario fra  INTESA e UBI, rispetto al piano industriale dell’Istituto di Massiah in merito al taglio di 2000 dipendenti con riqualificazione di 2400 abbiamo anche espresso perplessità rispetto alla chiusura dichiarata di almeno 175 filiali sul territorio. Sulla Popolare di Bari, senza addentrarci nei gossip patinati che fanno da corollario a questa spiacevole vicenda, sappiamo ad oggi che dovrebbe esserci nel piano industriale da presentare un orientamento di taglio del personale. E’ una linea di intenti sulla quale abbiamo espresso più volte il nostro disappunto, soprattutto perché il Mezzogiorno ha tassi di disoccupazione molto pronunciati.

Bisognerà lavorare perché nella gestione del piano non ci siano perdite occupazionali e reddituale oltre che una costante attenzione alla salvaguardia del presidio territoriale dei livelli occupazionali.

Sull’OPS di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, al netto di ogni tifoseria, ci sembra sia un progetto industriale strategico per il Paese che rafforza il sistema bancario nazionale costituendo un polo creditizio di rilevanza europea. Auspichiamo che tra i soci si trovi il giusto equilibrio, fermo restando che la nostra attenzione sarà orientata alla tutela occupazionale, alla riqualificazione e formazione del personale tutto, al presidio del territorio e ultimo ma non ultimo alla qualità della nuova occupazione. Sui temi generali, il tema del patto generazionale che abbiamo fatto vivere nel Ccnl , deve continuare a vivere nei processi negoziali che andremo a gestire Il nostro auspicio e il lavoro che andremo a svolgere sarà finalizzato a far si  che le nuove lavoratrici e i nuovi  lavoratori che entreranno nel settore abbiano stessi diritti e tutele di quelli già in servizio.

La tutela della condizione giovanile non è uno spot ma deve viaggiare su piani di diritto e tutele certe oltre che di interventi di politica economica.

Ma non solo, quello che si è fatto in termini di tutela della genitorialità nel Ccnl risponde ad un problema più generale, il calo demografico che è un problema che riguarda tutto il Paese; occorre fare di tutto per contrastare il fenomeno perché è un  problema che riguarda l’esistenza stessa del nostro Paese. Come attestano i dati Istat la popolazione è scesa di 116 mila unità, una riduzione dovuta al bilancio negativo della dinamica nascite morti ed è il dato più basso degli ultimi 102 anni. Il succedersi delle generazioni è l’elemento chiave della dinamica demografica, ogni generazione produce, nel corso del proprio corso di vita, beni materiali ed immateriali. Ma c’è un bene ancora più importante rispetto ai flussi economici, sociali e culturali intergenerazionali, si tratta, appunto, dalle nuove generazioni stesse. I componenti delle nuove generazioni sono le pietre con le quali una comunità costruisce il proprio solido ponte tra l’oggi e il domani: si possono immaginare le merci più belle e preziose da trasportare, ma se il ponte rimane incompiuto, non potranno mai giungere ad alcuna desiderata destinazione futura Le famiglie e i cittadini  sono il tessuto sociale del Paese, questo significa che il tessuto del Paese si va sempre più indebolendo e sarà necessario trasporre nelle politiche sociali di questo Paese le risposte a questo problema  al fine di invertire questo preoccupante trend. Il 20 Febbraio nell’ambito delle iniziative delle Federazione Nazionale in programma per questo 2020 abbiamo dato corso al dialogo sul lavoro mettendo insieme due mondi quello della politica e del lavoro, per riallacciare i fili di un dialogo e di un patto sociale.

Siamo convinti che il lavoro debba tornare ad essere il punto di riferimento della proposta politica della sinistra.

L’esperienza del CCNL di ricondurre il sindacato alle proprie radici, al rispetto reale del mandato delle lavoratrici e dei lavoratori ha prodotto un risultato positivo, occorre coniugare le nostre radici con la modernità che faccia del lavoro, delle politiche sociale il filo per ricucire lo strappo intergenerazionale che si è sino ad oggi determinato e che ha privato le giovani generazioni delle possibilità di avanzamento a differenza del passato. Ognuno di noi è chiamato a tutti i livelli a dare il proprio contributo. Affermare la centralità del lavoro non significa rivolgere lo sguardo rivolto al passato, ma al futuro. Gli strumenti concettuali che nel ‘900 hanno rafforzato gli apparati di diritti e tutele per i lavoratori non sono orpelli del passato ma chiavi di lettura per coniugare le nostre radici con i nuovi bisogni delle persone che rappresentiamo. Orientare l’innovazione, sociale e ambientale, governare il cambiamento senza rassegnarsi all’ idea di un lavoro povero nel salario e nei diritti purché vi sia. Sono dell’avviso che sia il tempo di interpretare ed utilizziamo le categorie dei nostri padri per governare il lavoro dell’algoritmo, il lavoro dei nostri figli e per innescare anche un processo di elaborazione collettiva rispetto ai nuovi diritti e nuove tutele che il lavoro che cambia richiede.

Chiudo con l’augurio di poter tornare tutti ai rituali del nostro quotidiano che ci vedono uniti nel dialogo sui luoghi delle persone che rappresentiamo.

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