Francia. Primo turno elezioni amministrative in un clima surreale. Astensionismo record, quasi metà dei francesi non ha votato

Francia. Primo turno elezioni amministrative in un clima surreale. Astensionismo record, quasi metà dei francesi non ha votato

Qualunque sia il futuro di queste elezioni amministrative francesi, c’è un dato, una cifra che resterà impressa negli annali politici per lungo tempo: l’astensione del 56 per cento, secondo le stime Ifop alle 20 di ieri. Il tasso più alto mai registrato in una votazione di questo genere. “Qualcosa di inaudito, di nuovo. Questo dato caratterizza queste elezioni come una rottura completa con tutte le precedenti amministrative”, ha affermato Frederic Dabi, vicedirettore generale di Ifop, “Una tale astensione non può che avere un effetto sull’equilibrio del potere”. E che apre profonde incertezze sui ballottaggi, di cui molti hanno chiesto il rinvio. In un contesto politico travagliato, con sentimenti ulteriormente amplificati dalla crisi sanitaria che sta attraversando il Paese, i pochi francesi che si sono presentati ai seggi malgrado la minaccia del coronavirus hanno comunque scelto la stabilità. “Queste elezioni si sono svolte in un clima di paura”, ha confermato il sondaggista. “Le persone andate a votare hanno logicamente avuto un riflesso legittimista. Non è stato un buon momento per un voto di protesta”.

Un riflesso che è finito, meccanicamente, per favorire i partiti tradizionali più affermati: Partito socialista e Repubblicani. A differenza delle ultime elezioni presidenziali, politiche o europee, nessun fiume in piena ha travolto i candidati uscenti. Al contrario. A Parigi, il sindaco (Ps) Anne Hidalgo è risultata in testa con il 30 per cento dei voti. Proprio come Johanna Rolland, a Nantes, che ha schiacciato la concorrenza con il 31,36 per cento. A Limoges, il sindaco uscente di LR, Émile Roger Lombertie, ha ottenuto un sostegno significativo con oltre il 46,2 per cento dei voti. Per quanto riguarda il sindaco (LR) di Tolone, Hubert Falco, è stato riconfermato per un quarto mandato sin dal primo turno, con il 61,39 per cento dei voti. Come i ministri candidati, Gerald Darmanin a Tourcoing e Franck Riester a Coulommiers, entrambi rieletti al primo turno. A Le Havre, anche il primo ministro Édouard Philippe è in testa (43,59 per cento), anche se messo in difficoltà dal suo avversario comunista.

Annunciati come la forza in crescita di queste elezioni amministrative, gli ecologisti stanno facendo registrare una svolta storica in diverse città, malgrado la resistenza dei primi cittadini uscenti. A Lione, Grégory Doucet (Eelv) è in testa con il 28,46% dei voti. A Strasburgo, Jeanne Barseghian ha ottenuto il 27,87 per cento dei voti; a Bordeaux, l’ambientalista Pierre Hurmic tallona il sindaco uscente con il 34,38 per cento dei voti. Le principali vittime delle elezioni dovrebbero essere logicamente i movimenti con il minor numero di rappresentanti eletti uscenti. La République en marche, prima di tutto. E il Rassemblement national, in misura minore. Per le due forze, arrivate largamente in testa alle ultime europee di appena un anno fa, è arrivato puntuale il duro monito che le elezioni amministrative non sono elezioni nazionali. A Besançon, una delle rare speranze di vittoria per il partito presidenziale, il candidato LREM Éric Alauzet è nettamente distanziato dalla candidata ambientalista sostenuta dai Socialisti, Anne Vignot. Quanto all’ex ministro della Sanità, Agnès Buzyn, a Parigi avrebbe raccolto il 17 per cento delle preferenze.

Anche se Rassemblement national, a sua volta, dovrebbe mantenere le dieci città conquistate nel 2014 – come Hénin-Beaumont, Hayange, Beaucaire o Fréjus i cui sindaci sono stati rieletti al primo turno – le sue possibilità di conquistare molte delle città sono state ridimensionate a causa dell’importante affermazione dei sindaci uscenti. Come a Denain, nel nord, dove contro ogni previsione, il sindaco socialista Anne-Lise Dufour-Tonini è stata rieletta al primo turno. Come il sindaco LR di Calais, una città in cui RN non aveva fatto mistero delle proprie ambizioni. Difficoltà che rischiano di mettere in ombra il risultato ottenuto dal deputato RN Louis Aliot, in testa a Perpignan con il 35,65 per cento dei voti. Molto più avanti del sindaco uscente LR Jean-Marc Pujol che non supererebbe il 20 per cento.

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