Coronavirus. Il bilancio all’8 marzo: 7.375 i casi totali, 622 i guariti, 366 i decessi. Brusaferro: “ridurre la trasmissione”. Sindacati: “smart working nella scuola”. #ioresto a casa l’invito ai giovani

Coronavirus. Il bilancio all’8 marzo: 7.375 i casi totali, 622 i guariti, 366 i decessi. Brusaferro: “ridurre la trasmissione”. Sindacati: “smart working nella scuola”. #ioresto a casa l’invito ai giovani

Sono 7.375 i casi totali di coronavirus nel nostro Paese. Lo ha detto il commissario all’emergenza Angelo Borrelli. Oggi si registra un aumento record di 1.492 casi in sole 24 ore. 6.387 sono le persone attualmente positive, 622 i guariti, 366 i decessi. Nel dettaglio: i casi attualmente positivi sono 3.372 in Lombardia, 1.097 in Emilia-Romagna, 623 in Veneto, 265 nelle Marche, 355 in Piemonte, 165 in Toscana, 81 nel Lazio, 100 in Campania, 67 in Liguria, 53 in Friuli Venezia Giulia, 51 in Sicilia, 36 in Puglia, 26 in Umbria, 14 in Molise, 23 nella Provincia autonoma di Trento, 17 in Abruzzo, 11 in Sardegna, 4 in Basilicata, 9 in Valle D’Aosta, 9 in Calabria e 9 nella Provincia autonoma di Bolzano. Il numero dei deceduti potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso. Per quel che riguarda le persone decedute ed affette da coronavirus, i dati dicono che “nella fascia di età 0-49 anni è deceduta una sola persona; nella fascia 50-59 anni, 1 sola persona; nella fascia 60-69 anni, 14 persone; nella fascia 70-79 anni, 39 persone; nella fascia 80-89 anni, 60 persone; e oltre 90 anni, 18 persone” ha annunciato il capo dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, nel corso del bollettino delle ore 18 sulla diffusione del coronavirus in Italia. Il professor Silvio Brusaferro, dell’Istituto superiore di sanità, rispetto alle ultime vittime, ha poi spiegato che si tratta di “pazienti anziani, di cui il 60 per cento sopra gli 80 anni e nella quasi totalità sopra i 70. Si tratta di pazienti con più patologie croniche e che, comunque, rispetto alla loro fascia di età, hanno una mortalità inferiore rispetto ai dati che abbiamo dalla Cina”. L’Italia, con 366 vittime, è il secondo Paese per numero di morti dopo la Cina, che ne registra circa 3.000. A seguire ci sono Iran (194) e Corea del Sud (50), secondo i dati della Johns Hopkins University. Quanto a numero di contagiati, secondo gli stessi dati, l’Italia è al quarto posto dopo Cina, Corea del Sud e Iran.

Nelle vecchie zone rosse “abbiamo censito una crescita ridotta dei casi, vuol dire che il sistema ha funzionato nel contenimento, ma in altre zone della Lombardia e in altre province abbiamo censito che c’è stata una nuova crescita. La misura raccomandata è stata finalizzata a fare in modo che, anche nelle zone dove ci sono i nuovi casi, si possono adottare delle misure impegnative per rallentare la trasmissione” ha detto Silvio Brusaferro. “Si vuole dare un segnale forte a tutto il paese di preparazione e prevenzione, così in caso di focolai locali i sistemi sono pronti ma soprattutto perché adottando le misure raccomandate si possano ridurre le possibilità che questi focolai si verifichino, e nel caso si possa ridurne la numerosità”, ha aggiunto. “Non c’è una parte d’Italia completamente immune” a Covid-19, ha spiegato Brusaferro, intervenendo alla Protezione Civile. “E’ necessario ridurre la trasmissione”, ha aggiunto. “Le indicazioni che vengono proposte – dice – mirano dunque al distanziamento sociale: creare in tutte le situazioni possibili quella distanza interpersonale che consenta la riduzione della probabilità della trasmissione del virus”. In alcune zone dove “il virus sta circolando a livello locale più intensamente occorre un’attenzione particolare”, perché è maggiore la possibilità di imbattersi “in un positivo”. Ma dobbiamo mantenere alta l’attenzione in tutta Italia, perché “la presenza di persone positive” significa che c’è possibilità di trasmissione. Dunque l’idea “è quella di modulare le misure in base all’intensità” di circolazione del virus. “Le misure di distanziamento sociale vanne mantenute. Non c’è una parte d’Italia completamente immune”, ribadisce Brusaferro. “Ci sono parti d’Italia in cui il virus circola meno allo stato attuale, ma il fatto che il virus circoli dipende dai nostri comportamenti”.

Sul Dpcm “sono in corso riunioni di carattere tecnico in cui si stanno analizzando anche alcuni punti che possono essere chiariti. Si sta operando a livello tecnico per una maggiore definizione delle prescrizioni contenute nel decreto”. Lo ha affermato il capo dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, nel corso del bollettino delle ore 18 sulla diffusione del coronavirus in Italia. Qaunto alle esigenze di chiarimento, ha aggiunto, saranno soddisfatte “a breve”.

Sindacati, favorire smart working nella scuola

Gli istituti scolastici possono adottare forme di lavoro agile e flessibilità organizzativa, anche promuovendo, a domanda del lavoratore, periodi di congedo ordinario/ferie. Lo ricordano i sindacati della scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) che sollecitano i ministeri a fornire man mano aggiornamenti e indicazioni chiare sui comportamenti da adottare al fine di garantire i diritti e la salute di tutti. I sindacati hanno ribadito al ministero che la possibilità di accedere con priorità a forme di smart working è consentita anche ai lavoratori pendolari residenti fuori del Comune sede di servizio. Inoltre, ritengono che la presenza a scuola del personale Ata debba essere limitata al numero strettamente indispensabile per l’espletamento dei servizi minimi, inderogabili e indifferibili. Nel caso in cui questi non possano essere resi con modalità a distanza, come ad esempio per i collaboratori scolastici, abbiamo proposto che tali prestazioni, in accordo con la Rsu/Sindacato, siano assicurate attraverso turnazioni e utilizzo di unità ridotte di personale, con l’obiettivo di rispettare le misure di sicurezza finalizzate a ridurre la diffusione del contagio. I sindacati hanno infine ribadito la disponibilità ad ulteriori interlocuzioni per trovare soluzioni organizzative che tutelino sia la salute dei lavoratori sia la funzionalità dei luoghi di lavoro.

Da Fiorello a Jova l’invito ai giovani, #iorestoacasa

Jovanotti, Sorrentino, Ligabue, Fiorello, Amadeus, Maria Grazia Cucinotta, i Negroamaro, Beppe Fiorello, Francesca Archibugi, Cristiana Capotondi, Tiziano Ferro, Enrico Lucci, Antonella Clerici, i Pinguini Tattici Nucleari, Barbara Foria. Sono tanti gli artisti che stanno aderendo in queste ore alla campagna #iorestoacasa, nata spontaneamente sulla rete e rilanciata dal ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, che invita a limitare le relazioni sociali per combattere la diffusione del Covid-19. Molti anche i musei che stanno postando sulla rete i propri capolavori invitando a scoprire da casa i segreti delle loro collezioni. Finora hanno aderito i musei reali di Torino, Pompei, il Colosseo, gli Uffizi, Palazzo Reale di Napoli, il museo Egizio, Palazzo Barberini, la Galleria nazionale d’arte moderna e Contemporanea di Roma, il museo archeologico di Cagliari, il parco archeologico dei campi Flegrei, il museo d’arte orientale di Venezia, Capodimonte, il Museo Omero di Ancona, la Galleria Nazionale dell’Umbria, il Museo di San Martino. “Ringrazio i tanti i protagonisti della musica, del cinema, dello spettacolo che in queste ore stanno promuovendo sui social la campagna #iorestoacasa. Un messaggio importantissimo per i ragazzi”, ha twittato il ministro Franceschini.

 Il sud non vuole l’epidemia, governatori contro l’esodo

Quando nel cuore della notte le notizie sulle nuove misure di contenimento del coronavirus con la chiusura della Lombardia e delle altre province circolavano e sembrava in atto una fuga dei meridionali dalle aree chiuse, il primo a tentare di frenare quest’ondata di rientro potenziale portatrice di contagio è stato il governatore della Puglia, Michele Emiliano. Con un accorato appello postato su facebook alle 2.31, ha invitato i pugliesi fuorisede già messisi in viaggio a fermarsi e tornare indietro. “Fermatevi e tornate indietro. Scendete alla prima stazione ferroviaria, non prendete gli aerei per Bari e per Brindisi, tornate indietro con le auto, lasciate l’autobus alla prossima fermata. Non portate nella vostra Puglia l’epidemia lombarda, veneta ed emiliana scappando per prevenire l’entrata in vigore del decreto legge del Governo”: un appello corredato da una ordinanza che dispone l’obbligo di quarantena fiduciaria per 14 giorni per chi decida comunque di tornare dalle zone chiuse dal nuovo Dpcm. Nel giro di qualche ora tutte le altre sei regioni del Sud si sono accodate, con ordinanze analoghe emesse da Molise, Calabria, Basilicata, Abruzzo, Campania e Sicilia. Così in Campania, dopo l’ordinanza del presidente De Luca, un treno proveniente da Milano e diretto a Napoli è stato fatto fermare due volte nel casertano, perché la Polizia Ferroviaria doveva identificare tutti i viaggiatori estenuati prima dell’arrivo alla stazione di Napoli Centrale. E lo stesso è successo a Salerno ad un bus proveniente sempre da Milano e diretto a Matera. Le ordinanze dei presidenti delle sette Regioni dicono sostanzialmente le stesse cose: coloro che sono tornati a partire dal 7 marzo provenienti dalla Lombardia e dalle 14 province indicate dal nuovo Dpcm hanno l’obbligo di comunicare tale circostanza al proprio medico di medicina generale, di osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario per 14 giorni, di non spostarsi o viaggiare e di rimanere raggiungibile per ogni eventuale attività di sorveglianza. E in caso di “comparsa di sintomi, di avvertire immediatamente il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta o l’operatore di sanità pubblica territorialmente competente”. Non è ancora chiaro chi e come dovrà fare rispettare queste disposizioni. Nel caso pugliese l’ordinanza indica che saranno i prefetti ad assicurare “l’esecuzione delle misure disposte”. Ma il Viminale in una nota ha precisato che “ferma restando l’autonomia di ciascun ente nelle materie di competenza nei limiti della legislazione vigente”, le ordinanze delle Regioni contenenti delle direttive ai prefetti relative all’emergenza coronavirus “non risultano coerenti con il quadro normativo”. La stessa ministra dell’interno Luciana Lamorgese ha fatto sapere invece che sta lavorando ad una direttiva ai prefetti “per dare attuazione uniforme e coordinata delle disposizioni del Dpcm” con le misure per il contenimento del Coronavirus “che investono profili di ordine e sicurezza pubblica”.

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