Coronavirus. Il bilancio al 20 marzo: 37.870 contagi totali, 4.302 decessi in un mese, 5.129 i guariti. Per gli esperti, l’epidemia sarà ancora lunga. Von der Leyen annuncia la sospensione del Patto di stabilità

Coronavirus. Il bilancio al 20 marzo: 37.870 contagi totali, 4.302 decessi in un mese, 5.129 i guariti. Per gli esperti, l’epidemia sarà ancora lunga. Von der Leyen annuncia la sospensione del Patto di stabilità

Sono 4.670 i nuovi casi di coronavirus in Italia oggi, con il totale che sale a 37.870. I dati sono stati forniti da Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, nell’aggiornamento delle ore 18 sulla diffusione del coronavirus. Sono 627 i nuovi decessi, con il coronavirus e non per il coronavirus, come ha sottolineato Borrelli e come voluto dall’Iss nell’esercizio della sua indagine epidemiologica sulle cause dei decessi. Il numero dei guariti sale a 5.129, con un incremento di 689 persone rispetto a ieri. Sono 19.185 le persone in in isolamento senza sintomi o sintomi lievi, mentre 2.165 quelle in terapia intensiva, cioè il 7% dei positivi. La situazione, è l’analisi del direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità Gianni Rezza, “è molto pesante, va male. C’è un aumento dei contagi e dei morti”. La curva ‘in salita’ di morti e contagi, afferma, “si spiega probabilmente con il fatto che si stanno ammalando persone che si erano contagiate prima dell’entrata in vigore, lo scorso 9 marzo, delle misure più restrittive con l’indicazione di restare a casa. E successivamente al 9 marzo sono probabilmente continuate delle catene di trasmissione, anche intra-familiari”. La speranza sta ora proprio nell’effetto che tali misure dovrebbero portare: “considerando l’andamento, penso però che prima della fine del mese difficilmente si potrà vedere l’impatto in positivo di tali misure”. E vanno poi considerati, aggiunge Rezza, anche “i focolai in varie aree, compreso il Sud, a seguito degli spostamenti di massa dal Nord nelle scorse settimane”. Insomma, che l’epidemia sarà “ancora lunga – sottolinea Rezza – non c’è dubbio. Sarà una guerra lunga, con tante battaglie”. Quanto al picco atteso, la speranza dell’esperto è che “un picco nazionale non ci sia, proprio grazie alle misure in atto”. Intanto, l’Istituto Superiore di Sanità ha analizzato le cartelle dei primi 355 deceduti dove “si mostrano delle cose che hanno un significato precisissimo: di questi 355, tre persone, vale a dire lo 0,8% non avevano patologie concomitanti, tutto il resto aveva da una a più patologie” ha spiegato il professor Roberto Bernabei, ordinario di geriatria e direttore della Scuola di specializzazione in geriatria alla Cattolica di Roma, durante la conferenza stampa alla Protezione Civile. “Il 25% 1 patologia, l’altro 25% 2 patologie, il 48% 3 patologie. A dire come il dato per certi versi importante e che fotografa bene la realtà è che il fattore di rischio vero è quello di avere non solo l’età geriatrica ma anche delle patologie concomitanti, come ipertensione, cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale, diabete, sono tutte patologie dove il virus trova terreno fertile ed è maggiormente aggressivo”, ha aggiunto. Infine, Borrelli ha annunciato che “la dematerializzazione delle ricette mediche è tecnicamente possibile già da oggi: i medici possono dare un codice ai propri pazienti”. In tal modo,  i cittadini non dovranno più andare dal medico di base, avranno un codice e con quello si presenteranno in farmacia. I pazienti possono ritirare i medicinali anche se non hanno attivato il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) con la sola trasmissione da parte del medico al cittadino, secondo modalità tra loro concordate, del ‘Numero ricetta elettronica’ (Nre) e mostrando in farmacia il codice fiscale. Per chi ha, invece, attivato il Fse, sarà sufficiente mostrare in farmacia, direttamente dal proprio smartphone, il simbolo del bar code della ricetta.

Ue attiva sospensione prescrizioni Patto stabilità

Quantitative easing, misure fiscali, fondi europei e mano più libera sugli aiuti di Stato: sono i quattro strumenti principali messi finora in campo dall’Ue per contenere le gravi conseguenze economiche dell’epidemia di Coronavirus. A questi, da ultimo si è aggiunta – ed è una notizia importantissima – anche la sospensione del Patto di stabilità. La decisione è stata annunciata poco fa dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. La commissione europea dunque ha proposto per la prima volta nella storia l’attivazione della clausola generale di salvaguardia (“general escape clause”) che sospende le prescrizioni del Patto di stabilità riguardo al percorso di riduzione del deficit pubblico dei paesi membri, quando si verifica “una grave recessione economica nell’Eurozona o nell’Ue nel suo insieme”. Tecnicamente, non si tratta di una sospensione del Patto di stabilità, quanto dell’applicazione di una deroga prevista dal Patto stesso in questa clausola. In sostanza, la spesa pubblica in deficit per affrontare la crisi sanitaria del coronavirus e le sue severe conseguenze economiche non verrà contabilizzata ai fini del rispetto delle norme di bilancio dell’Ue. “Il blocco della nostra vita pubblica è necessario per contenere il virus, ma rallenta anche gravemente la nostra economia”, ha dichiarato la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen in un video pubblicato questo pomeriggio su Twitter. L’attivazione della clausola di salvaguardia, ha sottolineato, “è una cosa nuova, non è mai stata fatta prima: significa che i governi nazionali possono iniettare nell’economia tutto il denaro di cui hanno bisogno. Stiamo allentando le regole di bilancio per consentire loro di farlo”. Inoltre la Commissione ha approvato il nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato a sostegno dell’economia, nel contesto della risposta al coronavirus. Sarà prevista la possibilità di concedere sovvenzioni dirette e vantaggi fiscali selettivi alle imprese, garanzie statali per prestiti concessi alle aziende dalle banche, prestiti pubblici sovvenzionati, sempre alle imprese, e garanzie per le banche che sostengono, con il credito alle aziende, l’economia reale.

“Le nuove regole degli aiuti di Stato sono le più flessibili mai decise“, ha osservato Von der Leyen nel suo videomessaggio ai cittadini europei. “Questo – ha spiegato – aiuterà le vostre imprese, il vostro lavoro, e i governi potranno ora dare denaro alle molte aziende colpite da questo shock improvviso, hotel, ristoranti, società di trasporti, piccole e medie imprese che rischiano di chiudere senza sostegno”. “In più – ha aggiunto la presidente della Commissione – lasciatemi salutare l’azione decisiva annunciata dalla Banca centrale europea questa settimana. Questo rafforza la ‘potenza di fuoco’ di cui abbiamo bisogno in Europa per sostenere l’economia”. Poi ci sono le misure di sostegno finanziate dal bilancio Ue, che “farà la sua parte: 37 miliardi di euro saranno disponibili per aiutare il settore sanitario e le aziende e preservare i posti di lavoro”, ha ricordato Von der Leyen. “La settimana scorsa avevo detto che avremmo fatto tutto quello che è necessario per sostenere gli europei e l’economia europea. Oggi – ha concluso la presidente della Commissione – sono lieta di dire che abbiamo rispettato l’impegno. E faremo di più per sostenere voi e le vostre famiglie lungo questa crisi”.

La Cgil: bene lo stop al Patto di stabilità, era il minimo per aiutare i governi

È positiva “la sospensione del Patto di stabilità annunciata dalla presidente della commissione europea Ursula von der Leyen” afferma la Cgil, secondo la quale “è una decisione che va nella giusta direzione, ma c’è ancora molto da fare”. Per Corso d’Italia “vanno innanzitutto sostenuti gli investimenti e il welfare, anche attraverso gli eurobond. Occorrono politiche fiscali espansive, coordinate con le politiche monetarie della Bce, così da favorire la convergenza tra i diversi paesi europei”. “Quanto è stato deciso a Bruxelles – aggiunge la Cgil – è il minimo che si possa fare per aiutare i governi ad affrontare le conseguenze economiche e sociali del coronavirus. Ora andiamo avanti fino alla cancellazione del Fiscal Compact”.

Per il commissario Gentiloni si “apre la strada a una risposta fiscale forte e coordinata”, ma “la dimensione della risposta comune ancora non è adeguata”. Sono stati fatti “passi straordinari”, ammette, visto che cambiare le regole di bilancio e consentire agli Stati di finanziarie le imprese senza incorrere negli aiuti di Stato illegali era impensabile fino alla settimana scorsa, eppure l’Europa l’ha fatto in meno di cinque giorni con l’aggravarsi della situazione. “La reazione è stata molto veloce”, ha detto, ma ancora “si fa fatica a capire” che non è una crisi “soltanto di uno o di pochi” bensì di tutti. Per questo si allude ad altri interventi e ci si tiene pronti a nuovi passi. Come l’utilizzo del fondo salva-Stati Mes. “La logica, la filosofia” di Conte sull’uso del Mes “è assolutamente condivisibile”, dice Gentiloni, che vede la questione legata alla discussione sugli eurobond, o Coronabond. E anche se “a livello di dibattito non ci siamo ancora”, spiega.

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