Coronavirus. Bilancio sempre più grave: al 21 marzo 53.578 i casi totali, 4825 i decessi, e 6072 i guariti. Spagna, Germania e Francia: situazioni critiche. Cgil, Cisl, Uil e imprese in videoconferenza con Giuseppe Conte, che annuncia nuove misure per lunedì

Coronavirus. Bilancio sempre più grave: al 21 marzo 53.578 i casi totali, 4825 i decessi, e 6072 i guariti. Spagna, Germania e Francia: situazioni critiche. Cgil, Cisl, Uil e imprese in videoconferenza con Giuseppe Conte, che annuncia nuove misure per lunedì

Non si arresta la crescita dei contagi in Italia. I casi totali di coronavirus sono balzati a 53.578, con un incremento record di 6.557 in un solo giorno, di cui la metà (3.251) in Lombardia scrive il consueto bollettino quotidiano della Protezione Civile letto dal commissario all’emergenza Angelo Borrelli al punto stampa delle 18. I casi attualmente positivi sono 42.681 (+4.821), i guariti salgono a 6.072, con un balzo di +943 in un giorno, ma i decessi segnano un altro record: 793 più di ieri, di cui 546 nella sola Lombardia, portando il totale a 4.825. I ricoverati con sintomi sono in tutto 17.708, in terapia intensiva 2.857, in isolamento domiciliare 22.116. Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 17.370 in Lombardia, 5.661 in Emilia-Romagna, 4.214 in Veneto, 3.506 in Piemonte, 1.997 nelle Marche, 1.905 in Toscana, 1.159 in Liguria, 1.086 nel Lazio, 793 in Campania, 666 in Friuli Venezia Giulia, 720 nella Provincia autonoma di Trento, 600 nella Provincia autonoma di Bolzano, 642 in Puglia, 458 in Sicilia, 494 in Abruzzo, 447 in Umbria, 304 in Valle d’Aosta, 321 in Sardegna, 225 in Calabria, 47 in Molise e 66 in Basilicata. “Notiamo che quella più colpita è ancora maggiormente la popolazione maschile e che c’è ancora un tempo mediano tra sintomi e diagnosi di cinque giorni. Questa è la sfida che abbiamo davanti. Prima intercettiamo e isoliamo le persone con sintomi e meglio è” ha detto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro.  Il grande aumento dei deceduti (oggi 792) ‘con’ coronavirus, lo spiega Silvio Brusaferro: “I dati si basano su un’analisi precisa delle cartelle cliniche. Quello che avviene, soprattutto quando si è avanti negli anni e portatrici di patologie, è che una polmonite crea quel livello di insufficienza che sommandosi alle altre insufficienze finisce per sbilanciare la capacità di mantenere un equilibrio”. Insomma, “abbiamo evidenza – dice Brusaferro – che la polmonite scompensa una situazione, dove l’elemento aggiuntivo fa da elemento scatenante”. Da qui il numero impegnativo di decessi fra gli anziani o chi ha patologie pregresse: “Tutte le vite sono preziose – sottolinea Brusaferro – ma questo è il target di questo virus. Anche per questo abbiamo sempre detto ‘state a casa’. Questa proibizione parte dall’assunzione che queste persone sono veramente fragili” ed è facile che si contagino, ha concluso Brusaferro, esortando ancora a rispettare le direttive del governo.

Dagli ultimi mesi del 2019, quando ha iniziato a essere rilevato in Cina, il virus si è diffuso in tutto il mondo

Le persone contagiate sono 287mila, di cui 11.900 sono morte, secondo l’aggiornamento della Johns Hopkins University, e i pazienti guariti sono quasi 89mila. Ma la diffusione non rallenta in Europa e America, dove le misure di isolamento sociale sembrano non dare (ancora) risultati. Una settimana di restrizioni non ha impedito che la Spagna diventasse il terzo Paese al mondo per contagi: 5mila nuovi casi in 24 ore, con il totale a 25mila, e 1.326 morti rispetto ai 1.002 del giorno precedente. Intanto, così come accade altrove, le autorità faticano a far rispettare le regole: la polizia ha intensificato i controlli, con più multe e pattuglie nelle strade. Le autorità hanno ammesso che alcune unità di terapia intensiva nelle zone più colpite stanno raggiungendo il loro limite massimo di operatività, prevedendo che il numero dei contagi continuerà ad aumentare prima che si vedano gli effetti del distanziamento sociale. L’esercito sta costruendo un ospedale da campo con 5.500 letti in un centro conferenze di Madrid, mentre vari hotel vengono convertiti in centri per malati di Covid-19. Il numero di casi confermati è salito anche in Germania, con oltre 20mila di cui 70 persone morte, ha reso noto il Johns Hopkins University. Alcuni Lander, come la Baviera, hanno rafforzato le misure per contenere la diffusione del coronavirus, e le piazze sono vuote, ma non è così in altri luoghi del Paese, dove i mercati continuano a essere pieni di gente. Il Baden-Wuerttemberg si poi è offerto di accogliere pazienti dalla vicina Alsazia, dove gli ospedali sono sopraffatti. Proprio in Francia, anch’essa in ‘lockdown’, le autorità da martedì hanno fatto 40mila verbali e multe per violazione delle restrizioni, mentre il governo ha annunciato di aver ordinato “più di 250 milioni di mascherine” e di voler aumentare il numero di test effettuati. I morti in Francia sono oltre 450 e oltre 12.500 i contagi. Più piccioni che persone nella solitamente affollata Trafalgar Square a Londra, il giorno dopo che il governo ha ordinato la chiusura di tutti i locali e ristoranti. Il bilancio è ancora lontano da quello di Italia o Spagna, ma la sanità pubblica sta già vacillando. Il sistema pubblico NHS ha 4mila posti letto in terapia intensiva e 5mila respiratori, ben al di sotto di ciò che sarà necessario nelle prossime settimane. I casi confermati nel Paese sono 3.983, con 177 morti. Londra ha chiesto intanto a 65mila infermieri e medici in pensione di tornare al lavoro. Anche in Olanda (che ha causato polemica e preoccupazione, come il Regno Unito prima del ‘cambio di linea’, per la scelta di puntare a sviluppare l’immunità di gregge) registra un aumento drastico di casi: 637 nuove infezioni in un giorno, arrivando a 3.631, passando da 30 a 136 morti. In Svizzera +25% di casi in un giorno con 6.100 contagi, di cui 56 morti, e in Portogallo i morti sono raddoppiati a 12, con 1.280 contagiati. Resta alto l’allarme anche nel continente africano, dove i casi confermati sono ormai più di 1.100, in 40 dei 54 Paesi del continente. La Cina, dove le restrizioni agli spostamenti vengono gradualmente revocate, sta mandando aiuti a vari Paesi europei. La nazione ora sta cercando di evitare i casi importati, mentre in 24 ore ne ha contati 41 (zero a livello locale). Aumentano di nuovo i casi anche in Corea del Sud, con 147 nuove infezioni e otto nuovi decessi, con costante aumento nell’area di Seul e timore del ‘ritorno’ del virus dall’estero.

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Landini, Furlan e Barbagallo scrivono a Conte: “valutare sospensione attività non essenziali”

“A distanza di una settimana dalla sottoscrizione del Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Codid-19 negli ambienti di lavoro riterremmo utile una verifica comune sugli effetti applicativi che tale intesa ha determinato nel Paese. Ciò anche alla luce della progressione dei contagi, nonostante le misure di contenimento fino ad ora adottate. Nello spirito e con l’obiettivo che ci ha portato responsabilmente a sottoscrivere il Protocollo e a gestire positivamente in questi giorni l’utilizzo degli ammortizzatori sociali e la messa in sicurezza della salute delle persone nei luoghi di lavoro, Le chiediamo di valutare la possibile necessità di misure ancor più rigorose di sospensione delle attività non essenziali in questa fase per il nostro Paese. Nel confermarLe la nostra piena disponibilità al confronto ed alla collaborazione attiva, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti” scrivono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo nella lettera al premier Giuseppe Conte chiedendo di riaprire il confronto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Mentre scriviamo  è in corso una video conferenza tra governo, sindacati e imprese sugli accordi per la sicurezza nei luoghi di lavoro in seguito all’emergenza coronavirus. In tarda serata, il premier Giuseppe Conte annuncia nuovi provvedimenti attraverso una diretta sui social, scelta che ha scatenato la giusta polemica dell’associazione stampa parlamentare.

Le nuove misure illustrate da Conte e previste nel Dpcm di lunedì 23 marzo

Il Dpcm dovrebbe essere pubblicato lunedì ma intanto il premier Giuseppe Conte ne illustra i contenuti in una dichiarazione a tarda sera. Contro il diffondersi del contagio da coronavirus arriva un’ulteriore stretta. Dopo il pressing dei sindacati, delle regioni, dei sindaci dei comuni più colpite, dell’opposizione e anche della maggioranza. Le resistenze legate soprattutto alla necessità di assicurare al Paese continuità economica vengono meno dopo un altro bollettino di guerra in cui si annovera un altro record di vittime. Ed ecco prima l’ordinanza di Lombardia e Piemonte e poi la decisione del presidente del Consiglio, “una decisione non facile” presa insieme ai ministri e ai capi delegazione della maggioranza dopo l’incontro con le parti sociali. “Chiuderemo sull’intero territorio nazionale ogni attività produttiva che non sia essenziale”, l’annuncio di Conte. “Lasciamo acceso il motore del Paese, ma lo rallentiamo”, la premessa. “Mai come ora – la conclusione – la nostra comunità deve stringersi più forte, come una catena, a protezione del bene più importante, la salute. Se dovesse cedere anche un solo anello di questa catena la barriera di protezione verrebbe meno”. Questo l’annuncio durante una diretta facebook: “Continueranno a rimanere aperti farmacie e parafarmacie. Assicureremo i servizi bancari, postali, assicurativi, finanziari, assicureremo tutti i servizi pubblici essenziali, ad esempio i trasporti”. “Resteranno aperte tutte le attività funzionali”, assicura il premier che invita soprattutto alla calma rispetto alle corse agli acquisti. Ovvero niente file ai supermercati, “non sarebbero giustificate”. “Continueranno a rimanere aperti tutti i negozi di generi alimentari e di prima necessità. Non abbiamo previsto nessuna restrizione sugli orari di apertura”, sottolinea il presidente del Consiglio. Riguardo alle altre attività non essenziali “consentiremo solo lo svolgimento di lavoro in modalità smart working”. Le parole utilizzate dal premier sono il segno della preoccupazione dell’esecutivo: “E’ la crisi più difficile che il Paese sta vivendo dal dopoguerra. Lascerà un segno indelebile in noi anche quando tutto questo sarà finito. Quelle che piangiamo sono persone. Le misure fin qui adottate richiedono tempo prima che possano dispiegare i loro effetti. Ma dobbiamo continuare a rispettare le regole. Non abbiamo alternative”. E quindi “in questo momento dobbiamo resistere, perché solo in questo modo potremo tutelare le persone che amiamo”. Uno sguardo avanti (“Non rinunciamo alla speranza e al futuro. Uniti ce la faremo”) ma per ora si fa “un altro passo indietro”, “stiamo rinunciando alle abitudini più care, lo facciamo perché amiamo l’Italia”. Pesa “la morte di tanti concittadini”, si tratta di “un dolore che ogni giorno che si rinnova. Questi decessi – ripete Conte – per noi non sono semplici numeri ma sono storie di persone e famiglie che perdono gli affetti più cari”. La consapevolezza è che “l’emergenza sanitaria sta tramutando in emergenza economica”, ma – assicura il premier – “lo Stato c’è ed è qui, interverrà con misure straordinarie per ripartire quanto prima”.

La dura nota dell’associazione stampa parlamentare che contesta a Conte l’uso dei social per parlare al Paese

In una fase straordinaria, drammatica per il Paese, l’Associazione Stampa parlamentare chiede che sia assicurata “la massima trasparenza e completezza sulle decisioni che il governo sta assumendo. Sono in ballo i valori fondamentali della nostra comunità nazionale, per questo è essenziale che venga garantita agli operatori dell’informazione la possibilità di lavorare al meglio, in modo da assicurare ai cittadini un servizio accurato e approfondito”. In una nota dell’Asp si legge: “Riteniamo indispensabile che ci sia una comunicazione istituzionale idonea a garantire tempestività e completezza informativa. Abbiamo sollecitato e poi apprezzato la soluzione – annunciata nei giorni scorsi da palazzo Chigi – di tenere conferenze stampa in collegamento video da remoto, in modo da conciliare le esigenze di sicurezza sanitaria e quelle del pluralismo informativo. Non possiamo dunque che esprimere il nostro forte disappunto per l’ennesima diretta sulla pagina personale Facebook del Presidente del Consiglio, che ha tagliato del tutto fuori i giornalisti, com’è accaduto negli ultimi dieci giorni, in cui non c’è stata occasione per sottoporre domande al premier. Giornalisti pure riconosciuti dallo stesso Conte tra le categorie che ogni giorno compiono atti di grande responsabilità verso il Paese”. La Stampa parlamentare conclude: “Auspichiamo che situazioni del genere non si ripetano nei giorni a venire, rilanciando invece la richiesta che nel più breve tempo possibile si svolga una conferenza stampa per poter approfondire i nuovi provvedimenti, formula che riteniamo debba essere la norma, ancor più in un periodo così difficile”.

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