Spazzacorrotti, per la Corte Costituzionale la legge penale non è retroattiva

Spazzacorrotti, per la Corte Costituzionale la legge penale non è retroattiva

La legge Spazzacorrotti non può essere applicata a chi ha commesso un reato prima della sua entrata in vigore. Con questa decisione la Corte Costituzionale ribadisce il principio dell’irretroattività della legge penale sancito e costituzionalizzato nell’articolo 25 comma secondo della Costituzione Italiana. Un duro colpo per la legge più scandalosamente giustizialista degli ultimi decenni, fiore all’occhiello del Movimento 5 Stelle e del suo Guardasigilli, Alfonso Bonafede.

La decisione è giunta dopo che era stata addirittura la stessa Avvocatura Generale dello Stato a bocciare la legge nella parte in cui vieta retroattivamente ai condannati per reati contro la Pubblica Amministrazione la possibilità di accedere alle misure alternative al carcere. La riforma era stata varata un anno fa dal governo giallo-verde e aveva introdotto l’equiparazione della corruzione ai reati cosiddetti “ostativi” per i quali sono precluse le misure alternative alla detenzione che si applicano ai condannati a pene inferiori ai quattro anni di reclusione.

La norma, entrata in vigore il 31 gennaio 2019, non prevedeva regimi transitori e venne applicata a tutti coloro che prima di quella data erano stati condannati a pene per le quali avrebbero potuto beneficiare dell’affidamento ai servizi sociali evitando così il carcere. Contro l’applicazione retroattiva della legge erano giunti alla Corte Costituzionale molti ricorsi sollevati da numerosi tribunali e parecchi difensori ne ipotizzavano l’incostituzionalità perché in contrasto con l’articolo 25 secondo comma della Costituzione. Articolo secondo cui “nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”.

Un caso emblematico è quello di Roberto Formigoni, ex presidente della Regione Lombardia, condannato in via definitiva per un fatto avvenuto prima che la Spazzacorrotti vedesse la luce. Per effetto di tale legge il reato è stato inserito tra quelli cosiddetti “ostativi”, ossia i reati che impediscono di chiedere misure alternative.

Come spiegano dalla Corte Costituzionale è stata denunciata la mancanza di una disciplina transitoria che impedisca l’applicazione delle nuove norme ai condannati per un reato commesso prima della sua entrata in vigore. La decisione è sostenuta anche dall’Avvocatura Generale dello Stato che nonostante rappresenti la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha chiesto ai giudici di definire la questione con una sentenza “interpretativa di rigetto” nel senso di interpretare la norma nella sua non retroattività e dunque ritenendola non applicabile ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore. Precisa l’Avvocatura che tutte le norme che peggiorano situazioni precedenti devono essere lette come norme sostanziali e dunque non retroattive.

*Avvocato penalista.

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