Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “Per affrontare il coronavirus occorre una gestione unitaria da parte delle istituzioni”

Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “Per affrontare il coronavirus occorre una gestione unitaria da parte delle istituzioni”

Sull’onda dell’emergenza coronavirus Matteo Salvini ha aperto al governissimo.  Apertura che non ha avuto seguito, ma significativa sul piano politico. Secondo lei perché ha fatto questa mossa?

Perché nel Paese c’è una diffusa preoccupazione e allo stesso tempo una forte richiesta di concretezza sia nei confronti delle forze politiche che delle istituzioni. A modo suo Salvini si è fatto interprete di questa preoccupazione e di questa richiesta. D’altra parte i cittadini rimangono colpiti dal chiacchiericcio continuo, dalle voci discordanti, dalle docce scozzesi a cui sono sottoposti.  Un giorno sembra che le cose vadano migliorando, il giorno dopo che vadano peggiorando. Dinanzi a questa confusione Salvini ha giocato la sua carta. È comprensibile. Tuttavia la vera emergenza oggi sta nella chiarezza. Ossia nel decidere di non parlare minuto per minuto del coronavirus ma di proporre al Paese una precisa via d’uscita. Invece c’è chi pensa a nuove formule di governo. Non mi pare proprio il caso in questo momento. Purtroppo ancora una volta debbo constatare la latitanza dell’Europa. Non c’è una posizione comune nonostante il virus stia colpendo, dove più dove meno, tutto il continente. Se nessuno è al sicuro si dovrebbe procedere uniti. Invece si assiste al richiamo della foresta di tipo nazionale. E non basta l’accordo Conte-Macron per sopirlo.

Restiamo su tema coronavirus. Cosa pensa del comportamento della stampa?

Sono molto critico. Si assiste a telegiornali e giornali radio che parlano solo del coronavirus, a programmi che vengono interrotti per dare gli aggiornamenti sul suo andamento dando spesso la parola a improvvisatori che si spacciano per esperti. Sembra di assistere alla diretta di una partita di calcio. Mentre credo che la Federazione nazionale della stampa avrebbe dovuto presentare un codice di comportamento nel dare le notizie per non creare allarmismi. Invece sono state date notizie contraddittorie, si tende a esagerare il problema e per di più ogni tanto sembra che si auspichi un peggioramento della situazione. Vedo che la stampa sta smarrendo il ruolo di rappresentare un mezzo decisivo per favorire la dialettica. Sembra che emuli quei programmi televisivi in cui i partecipanti si insultano tra loro come se si trovassero in un’arena gladiatoria. Ma al di là della stampa penso che si debba costituire un comitato di crisi che coinvolga le istituzioni nazionali e regionali per dare sicurezza ai cittadini così come accade quando si verifica un terremoto. Ribadisco: occorre una gestione unitaria dell’emergenza. Non si può procedere in ordine sparso così come invece si sta facendo. Alle prime manifestazioni del coronavirus ci è stato detto che eravamo al sicuro, poi che non lo eravamo; in alcune parti del Paese sono state chiuse le scuole, in altre no. Insomma i responsabili della cosa pubblica non hanno dato indicazioni chiare. E probabilmente questa incertezza ha alimentato un certo modo di fare informazione.

Sindacati, imprese, banche e cooperative hanno lanciato un appello al premier Conte per rimettere in moto un’economia già in crisi e aggravata dal coronavirus. Reggerà quest’alleanza?

Lo spero. Mi sembra che questa iniziativa costituisca un importante segnale di cambiamento: finalmente i corpi intermedi procedono unitariamente per affrontare i problemi di un Paese davvero a rischio. Guardiamoci attorno: la fase due del governo non decolla e si sono persi mesi per discutere sul problema della giustizia mentre imperversavano centinaia di crisi aziendali tutt’oggi irrisolte. Purtroppo prevedo che la politica tra poco inizierà a dibattere sul referendum relativo al taglio dei parlamentari e sulle prossime elezioni regionali. Spero che i sindacati e il mondo produttivo la incalzino affinché il tema dell’economia costituisca la priorità del Paese. Proprio oggi il governo ha varato delle misure urgenti a sostegno delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese in relazione all’emergenza coronavirus. Misure importanti, ma del tutto insufficienti perché l’impatto sul sistema produttivo di questa tegola che ci è piovuta addosso sarà fortissimo e forse devastante sia per il turismo che per le esportazioni. Non solo. Ad aprile si dovrà stilare il documento di programmazione economico-finanziaria, che è alla base della legge di stabilità, gravato dal macigno delle clausole di salvaguardia che valgono circa cinquanta miliardi per i prossimi due anni. Dinanzi a questa situazione ritengo che l’iniziativa unitaria dei sindacati e degli attori economici debba proseguire. Occorre che il parlamento e i partiti affrontino con estrema decisione i problemi dell’economia uscendo una volta per tutte dalla logica delle provvidenze.

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