Palermo. Operazione di Gdf e carabinieri ‘Giano Bifronte’ rivela un comitato d’affari tra imprenditori privati, funzionari pubblici e consiglieri comunali. 7 gli arresti

Palermo. Operazione di Gdf e carabinieri ‘Giano Bifronte’ rivela un comitato d’affari tra imprenditori privati, funzionari pubblici e consiglieri comunali. 7 gli arresti

Un comitato d’affari composto da imprenditori e professionisti in grado di incidere sulle scelte di pubblici dirigenti e amministratori locali che “hanno asservito la pubblica funzione agli interessi privati”, in modo da acquisire vantaggi economici nel settore dell’edilizia privata. Terremoto al Comune di Palermo. Due capigruppo della maggioranza arrestati, al pari di funzionari e imprenditori. E un assessore designato della Giunta Orlando che fa un passo indietro. Colletti neri e mala politica avevano messo le mani sui mega progetti per la lottizzazione di aree industriali dismesse del Comune (via Maltese, via Messina Marine e via San Lorenzo) e sulla conseguente realizzazione di 350 unità abitative di edilizia sociale residenziale convenzionata. Per derogare al piano regolatore generale era necessario che il Consiglio comunale attestasse il pubblico interesse di tali iniziative.

“Giano bifronte” è stata chiamata l’operazione della Guardia di finanza e dei carabinieri: 7 arresti per corruzione e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Ai domiciliari i consiglieri comunali Sandro Terrani, membro della Commissione Bilancio, Finanza e Tributi, e Giovanni Lo Cascio, presidente della Commissione Urbanistica, rispettivamente ormai ex capigruppo di Italia viva e Pd, sospesi dalla prefettura; i funzionari comunali Mario Li Castri, già dirigente dell’Area Tecnica della Riqualificazione Urbana e delle Infrastrutture, Giuseppe Monteleone, già dirigente dello Sportello Unico Attività Produttive, l’architetto Fabio Seminerio, 57 anni, e gli imprenditori Giovanni Lupo e Francesco La Corte, 47 anni, amministratori della Biocasa Srl attiva nel settore edilizio. All’architetto Agostino Minnuto è stato notificato l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. I reati contestati sono corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione e falso ideologico in atto pubblico.

Secondo il gip Michele Guarnotta che ha firmato la corposa ordinanza di 368 pagine, i due consiglieri “erano esclusivamente dediti a ricercare affannosamente nuove occasioni di guadagno da ottenere, mettendo in vendita le proprie funzioni pubbliche esercitate in seno alla locale assemblea consiliare”. E, nei loro confronti sono apparse “particolarmente urgenti le esigenze coercitive, considerando che l’iter di approvazione dei permessi di costruire in deroga risulta tuttora in corso e il ruolo strategico dagli stessi rivestito in seno al Consiglio comunale, ben potrebbe determinare pericolosissime contaminazioni del processo decisionale in corso presso l’organismo assembleare”. I due titolari della Biocasa srl sono risultati coinvolti in tutte le vicende corruttive in contestazione, sicché le loro attività corruttive, perpetrate ostinatamente in ogni direzione, non possono che apparire il vero e proprio architrave del sistema delinquenziale emerso grazie alla presente indagine”.

L’imprenditore Lupo viene intercettato in particolare mentre al suo interlocutore dice sicuro: “Attorno a questa cosa nostra ruotano da mille a duemila voti!”. I due consiglieri si sarebbero “quasi affannati per riuscire ad ogni costo a soddisfare le istanze dei titolari”. Per questo l’imprenditore Giovanni Lupo “ha affermato espressamente di ‘tenere sotto’ i due”. Il gip così parla di “inquietante contesto criminoso”, nel quale per gli indagati “la corruzione altro non è che un vero e proprio habitus mentale che ne connota l’agire quotidiano. I pubblici ufficiali coinvolti hanno palesato in modo inequivoco la propria infedeltà agli apparati pubblici. Contestualmente, i costruttori e i professionisti coinvolti vedevano nella corruzione una sorta di costo necessario”. L’Area tecnica del Comune era diventata “una sorta di privilegiato punto di osservazione dal quale individuare le speculazioni edilizie potenzialmente più redditizie al fine di pilotare i correlati procedimenti amministrativi e di insinuarsi nelle stesse, sollecitando ai costruttori più malleabili la corresponsione di regalie di varia natura ed in particolare l’assegnazione degli incarichi professionali, legati alle medesime speculazioni, ai professionisti a loro più vicini”.

L’istruttoria sulle proposte di deliberazione è stata curata, secondo gli inquirenti, da Li Castri, all’epoca a capo dell’Area Tecnica del Comune, dotato di “inusitato potere decisionale sull’intera organizzazione comunale”. Anche Monteleone si sarebbe adoperato per il buon esito della delibera relativa all’ex area industriale di via San Lorenzo. “E’ tutta una cricca”, ha fatto mettere a verbale l’ex capo mandamento di Belmonte Mezzagno, Filippo Bisconti, arrestato nel blitz “Cupola 2.0”, oggi pentito, che da imprenditore edile ben conosceva diversi degli arrestati di oggi. Ha definito uno di loro, il funzionario Li Castri “persona di Emilio Arcuri al 100% e del sindaco Orlando pure”. E alla fine è lo stesso primo cittadino a far sapere che Arcuri ha manifestato la sua disponibilità “a non ricoprire incarichi nella Giunta comunale in questa fase delicata”. Di certo per il sindaco questa vicenda “getta luce e non ombre sull’amministrazione che si è opposta all’operazione che è oggi motivo degli arresti”.

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