Nuccio Iovene. Per una Sinistra Coraggiosa ci vorrebbe il coraggio…

Nuccio Iovene. Per una Sinistra Coraggiosa ci vorrebbe il coraggio…

Mentre Matteo Renzi continua a giocare allo sfascio proponendo di cancellare una delle poche misure sociali come il reddito di cittadinanza che semmai andrebbe migliorato, aiutato diligentemente da Carlo Calenda che ieri ha trovato il modo di dichiarare che Fitto è cento volte meglio di Emiliano, alla vigilia delle elezioni regionali in Puglia, e tutto questo avviene a sole 24 ore dalle elezioni suppletive al Senato in un collegio di Napoli in cui il centrosinistra unito ha candidato Sandro Ruotolo e a solo una settimana dalle altre elezioni suppletive alla Camera nel collegio centrale di Roma dove il centrosinistra unito ha candidato il ministro Gualtieri, a sinistra tutto sembra andare al rallentatore. Zingaretti annuncia cambiamenti radicali per il suo partito, ma al momento non riesce ad andare oltre gli annunci. Nella frastagliatissima area a sinistra del Pd comincia a farsi strada l’idea di dare vita, finalmente, ad una nuova proposta politica unitaria sulla scia dell’esperienza di Emilia Romagna Coraggiosa, ma anche qui con tempi e modalità tutt’altro che certe. Come se il tempo in politica non fosse una variabile decisiva, addirittura fondamentale.

La situazione politica è oggettivamente in movimento: la destra non perde occasione per attaccare il Governo e chiedere il ritorno alle urne, nell’attuale maggioranza c’è chi ha deciso di contribuire attivamente al suo logoramento, il movimento cinque stelle è in caduta libera e sembra non rendersi conto della prospettiva davanti alla quale si trova. Quindi tutto suggerirebbe la necessità di uno scatto, di una iniziativa politica in grado di rappresentare una alternativa allo spettacolo prevalente, la costruzione di una forza, o di un campo di forze affidabili, pronte a giocare una partita difficile ma piena di opportunità, grazie anche agli errori grossolani degli avversari e di alcuni degli attuali compagni di strada. E invece tutto sembra essere fuori sincrono. Nei prossimi tre mesi, oltre alle scadenze già ricordate, si voterà in altre sette regioni, il 19 aprile in Valle d’Aosta e poi insieme alle amministrative in Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia. Sfide importanti che saranno, nello stile che abbiamo conosciuto negli ultimi mesi, caricate di significato nazionale e che riguardano circa la metà della popolazione italiana. Al momento non è ancora chiaro come si affronteranno, con quali candidati, con quali schieramenti, e neanche con quali liste. In casi come questi il tempo, invece che portare consiglio, rischia di compromettere anche le scelte più sagge. Lo stesso tentennamento dell’attuale Pd, il suo continuo vorrei ma non posso, avrebbe bisogno di essere affiancato da una forza, autonoma ed unitaria, più agile e dinamica, in grado di stimolarlo e spingerlo verso scelte più coraggiose e di sinistra. Leu è al Governo, ma nel Paese non esiste. E’ stata ridotta ad un gruppo parlamentare e nessuno ha voluto cimentarsi nel farne altro. In Calabria, nelle recenti elezioni regionali, nessuna delle forze che vi erano confluite è stata in grado di partecipare alla competizione elettorale, e neanche quelle che ne erano rimaste fuori. Semplicemente auto cancellate.

Anche nella iniziativa promossa alcuni giorni addietro da Sinistra Italiana, in vista del proprio congresso nazionale, dal titolo ambizioso “Un mondo giusto ha un cuore rosso e verde” molti dei possibili interlocutori si sono sottratti al confronto. Un’ assemblea partecipata, ma a ranghi molto più ridotti rispetto ad altri appuntamenti, a cui visibilmente cercava di richiamarsi e che si erano svolti negli anni precedenti, da Human Factor a Cosmopolitica. Lo stesso congresso di Sinistra Italiana in programma per la fine di marzo si pone tante domande (addirittura ventiquattro), ma al momento non avanza una vera proposta. La verità è che è difficile spiegare, dopo dodici anni di annunci di nuove aggregazioni (con qualche breve e rarissima eccezione) e successive puntuali divisioni, perché questa volta dovrebbe andare diversamente, se non cambiano modalità e protagonisti, se non si ha il coraggio di riconoscere dove e quando si è sbagliato (ad esempio alle ultime europee), se non si indica una prospettiva di medio-lungo periodo. Così si finisce per galleggiare, in attesa che la corrente possa tornare favorevole, o peggio morire di tattica in attesa delle mosse del Pd, o di qualcun’altro della infinita galassia a cui si è ridotta la sinistra. Invece il tempo è ora. Sì, ci sarebbe bisogno di una Coraggiosa nazionale, però coraggiosa non solo nel nome, ma nella generosità e nella capacità di dar vita finalmente a qualcosa di veramente nuovo, non ripiegata sulla sopravvivenza di ormai ristrettissimi gruppi dirigenti, ma aperta ai movimenti ed ai temi che sollecitano, alle questioni di fondo su cui misurarsi, in cui possa tornare ad essere bello ed entusiasmante impegnarsi.

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