Nuccio Iovene. Dopo la vittoria di Bonaccini in Emilia si apre un nuovo spazio politico a sinistra

Nuccio Iovene. Dopo la vittoria di Bonaccini in Emilia si apre un nuovo spazio politico a sinistra

Decisamente l’aria dell’Emilia Romagna non fa bene a Salvini. L’estate scorsa dalla riviera romagnola, precisamente dal Papeete, Salvini lanciò la sua spallata al governo di cui faceva parte, essendone contemporaneamente vicepresidente del consiglio, ministro dell’interno e azionista di maggioranza. Evidentemente tutto questo non gli bastava e decise l’affondo  chiedendo per sé i pieni poteri. Le cose non sono andate come sperava. Fuori dal governo, di nuovo all’opposizione, e con una nuova maggioranza in Parlamento. Da allora è ripartita la sua campagna d’inverno, tutta giocata nuovamente in Emilia Romagna. La conquista della regione da parte della Lega gli avrebbe consentito di tornare a rivendicare nuove elezioni, chiedere le dimissioni del governo, indicato come illegittimo, e guidare la conquista del Paese a capo di una coalizione di centrodestra a traino leghista. Una campagna elettorale, quella emiliano romagnola, condotta senza esclusione di colpi, mistificando su Bibbiano, citofonando a casa di un ragazzo tunisino al Pilastro, quartiere di Bologna, alimentando e solleticando gli istinti peggiori. Sempre sopra le righe, smettendo da subito gli abiti della forza moderata (indossata in verità solo per poche settimane) e andando avanti a colpi di clava. Senza valutare le reazioni che questo atteggiamento avrebbe suscitato.

Quando ci si chiede chi sta dietro alle sardine, la risposta dovrebbe essere semplice e lapalissiana. È stato proprio Salvini il motore principale che ha suscitato e alimentato una reazione popolare e di massa. I ragazzi e le ragazze che con generosità ed impegno si sono mobilitate, riprendendosi le piazze e gridando a gran voce che l’Emilia Romagna, e l’Italia, non erano e non sono come Salvini vorrebbe rappresentarli. Questa reazione spontanea ed entusiasmante ha dato forza e coraggio ad un centrosinistra che aveva ben governato, lo ha spinto verso l’unità e il rinnovamento e lo ha sostenuto in un confronto politico ed elettorale la cui posta in gioco, assai alta, è apparsa chiara agli occhi di tutti. Bonaccini ha vinto con oltre otto punti di scarto, il Pd è andato avanti, la lista Emilia Romagna Coraggiosa si è affermata e la sua capolista, Elly Schlein è risultata la candidata più votata. Di nuovo in Emilia Romagna i sogni di gloria del capitano si sono infranti, l’avanzata leghista si è fermata e l’Italia è tornata a respirare. I cinque stelle, che contrariamente a quanto fatto in Umbria avevano deciso di correre da soli, si sono dovuti accontentare di poco meno del 5% ed il loro candidato presidente ha addirittura preso un punto in meno della propria lista, grazie al voto disgiunto. Quello che rimaneva della sinistra non coalizzata (Potere al Popolo, L’Altra Emilia Romagna) ha raccolto rispettivamente un misero 0,3%.

Quello che è apparso chiaro, fin da subito, è stato il pericolo rappresentato da Salvini e la necessità di fermarne l’avanzata. Ragionamento che poteva già essere fatto all’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, ma sappiamo come andarono le cose. Anche la vittoria del centrodestra in Calabria non è servita a riequilibrare le cose. Lì la competizione elettorale era data per scontata e avere scelto, da parte di Salvini, di dare la spallata in Emilia (è lui che ha scelto simbolicamente quel campo di gioco) ha finito per ritorcersi contro di lui ed il suo schieramento. Ora però la partita è tutt’altro che finita. Alle porte ci sono altri importanti appuntamenti elettorali (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Veneto) tutti nei prossimi mesi, e c’è l’azione di governo da mettere in campo. Il tempo è poco e occorre fare in fretta. L’Emilia Romagna ha dimostrato che Salvini non è imbattibile, anzi. Ma ora bisogna mettere in campo una nuova politica. Zingaretti prima delle elezioni ha avanzato una proposta, mettere in campo un nuovo soggetto politico in grado di superare gli errori e i limiti del Pd. E’ una sfida che va raccolta. Emilia Romagna Coraggiosa ha dimostrato che uno spazio per una sinistra unitaria e non settaria c’è, se è credibile nella sua collocazione politica e nella sua leadership. Le sardine non devono considerare conclusa la loro missione e andare avanti nella battaglia culturale contro le destre e la loro orribile narrazione. I cinque stelle dovrebbero imparare dai loro errori, sciogliere le loro ambiguità e provare a costruire una prospettiva a partire dal governo a cui partecipano. Non è facile, certo, ma non c’è un’altra strada.

Insomma bisognerebbe fare esattamente l’opposto di quanto si è fatto in Calabria. Un rinnovamento tardivo e per questo poco credibile, una sinistra rinunciataria che addirittura non ha partecipato neanche alla competizione elettorale, e con il partito di Renzi che addirittura non ha dato indicazioni di voto mentre molti esponenti del Pd e del vecchio centrosinistra non hanno fatto altro che passare armi e bagagli, senza battere ciglio, sul carro del vincitore. Ed una società che annichilita da questo spettacolo e da nessuna speranza ha fatto fatica a mobilitarsi. Questo è il bivio davanti al quale ci si trova. E bisogna fare di tutto per imboccare la strada giusta.

 

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