La crisi si aggrava. Perde colpi l’industria, aumenta la Cig. Renzi fa il guastatore. Miceli (Cgil): occorre un grande piano di investimenti europeo e italiano

La crisi si aggrava. Perde colpi l’industria, aumenta la Cig. Renzi fa il guastatore. Miceli (Cgil): occorre un grande piano di investimenti europeo e italiano

A Bruxelles, il presidente del Consiglio discute del bilancio Ue a lungo termine per il periodo 2021-2027, riunione non facile visto che il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, dopo aver avuto incontri bilaterali ha presentato una proposta che  Conte ha definito irricevibile, fortemente criticata da Gentiloni, Commissario Ue alla Economia, da Sassoli, presidente del Parlamento europei. Conte aveva  ricevuto un messaggio, diciamo di buon lavoro, da parte di Renzi Matteo il quale affermava che “Conte ci rappresenta tutti, ha il nostro appoggio”. È vero che in una votazione al Senato preferiva non presentarsi neppure in Aula, votavano i senatori di Italia viva, ma lui ci teneva a distinguersi. E già che c’era proprio mentre Conte volava a Bruxelles e lui che aveva chiesto un incontro “per chiarire i rapporti” ricevendo la risposta del premier, “la mia porta è sempre aperta”, lanciava la proposta choc, il “sindaco d’Italia votato direttamente dai cittadini”. Non solo, faceva diventare questa proposta già sperimentata in passato con esiti del tutto negativi, il centro della politica di Iv. Proposta abbellita da altri tre temi, sblocco con i commissari dei cantieri fermi, modificare o eliminare il reddito di cittadinanza,  giustizia giusta che non si sa bene cosa voglia dire,  e cambiare le regole per eleggere insieme il sindaco di Italia. E ha dato a Conte gli otto giorni. Se i quattro punti non li approvi faremo un passo indietro. Così – dice – arriveranno i “responsabili”, quelli che si offrono provenendo da Forza Italia. Parla lui, verrebbe da dire, che avrebbe intavolato qualche rapporto con Salvini, cosa poi smentita.

A rischio il rapporto stabilito dal governo con Cgil, Cisl, Uil

Non solo: una caduta del governo, un cambio della guardia, oppure qualche altra soluzione, farebbe venir meno il rapporto stabilito dal governo con Cgil, Cisl, Uil. Un confronto nel quale siamo ancora alle prime battute avendo individuato i “tavoli” di confronto, dal lavoro alle pensioni. Che sia questo in obiettivo di Renzi Matteo? Del resto non ha mai voluto avere un rapporto significativo con i sindacati, con la Cgil in particolare. Una premessa sull’intervento di Renzi del tutto fuori luogo proprio mentre Conte si trova impegnato in quella che si può chiamare “la campagna del Bilancio Ue”  che ci riguarda da vicino. Perché se la Ue, come vogliono alcuni paesi del Nord, stringe i cordoni della borsa non saranno certo i cantieri che devono aprire, cosa doverosa, a  dare ossigeno alla nostra economia che sta sempre più barcollando ed esige interventi di grande portata, un piano per la crescita, il lavoro, l’uguaglianza, la scuola, la sanità, tanto per citare i problemi più urgenti. A Bruxelles infatti si discute il livello complessivo dell’intervento, i volumi dei principali settori di intervento, il finanziamento, comprese entrate (risorse proprie) e correzioni. Renzi e quelli del suo clan, la ministra che lo rappresenta nel governo, gli “esperti” economici che lo guidano, lo indirizzano, quelli della abolizione dell’Articolo 18 (a proposito del quale è bene non dimenticare mai che proprio dall’organismo europeo cui la Cgil aveva fatto ricorso, qualche giorno fa è stato riconosciuto che il sindacato aveva ragione, che non era accettabile colpire i lavoratori. Renzi ha niente da dire?).

Le comparsate in tv nella benevola Rai di Vespa

Veniamo ai fatti che parlano più delle parole, delle battute, delle comparsate nella benevola tv Rai di Vespa Bruno. Con la manovra di Bilancio, con sulle spalle la pesante eredità lasciata dal governo  Salvini-Di Maio-Conte, era stata messa una toppa a una situazione che si faceva sempre più difficile. In particolare con il lavoro del ministro Gualtieri, il suo impegno per molti anni ai massimi livelli negli organismi Ue, con presenze come quella di Sassoli, di Gentiloni, l’Italia stava recuperando la fiducia persa, leggi Salvini e soci. Ma ciò non era sufficiente, non bastava rimettere i conti a posto. I dati di fine anno, resi noti da Inps, da Istat, da altri organismi italiani, europei, mondiali, che misurano il polso, la febbre dell’economia, segnavano burrasca.

A gennaio 21,3 milioni di ore di cassa integrazione, +40,6, nel Sud +90,78  

In primo luogo l’Inps che a gennaio segnava 21,3 milioni di ore di cassa integrazione, più 40,6% rispetto all’anno precedente. Nel Sud  si registrava un più 90,78%. Per quanto riguarda la Cig straordinaria che segnala le crisi aziendali si registravano 11 milioni di ore di Cig, +52%. Le domande di disoccupazione salivano a 2milioni. I contratti a tempo indeterminato  registravano un calo di 75 mila. Passiamo ad esaminare il fatturato dell’industria italiana a dicembre diminuito del 3,% in termini congiunturali. Nel quarto trimestre l’indice complessivo registra invece una riduzione dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. Gli ordinativi invece segnano un incremento dell’1,4% rispetto al mese precedente. L’Istat che ha diffuso i  dati, affermava che la dinamica congiunturale del fatturato riflette cali sia sul mercato interno (-2,9%) sia su quello estero (-3,1%).

Ciclo della crisi  si consolida. Emergenze acciaio e automotive

“Siamo messi male: i dati confermano un trend negativo, significa che il ciclo della crisi tende a consolidarsi e questo è l’elemento preoccupante”. Così Emilio Miceli, segretario confederale della Cgil, commenta all’Agi i dati sulla cassa integrazione. “C’è un rallentamento europeo – dice Miceli, responsabile di politiche industriali, politiche della trasformazione green e politiche delle aree di crisi complesse – la Germania non riesce ad invertire la tendenza e l’Italia continua a soffrire”. Per questo, prosegue, c’è bisogno di “un grande piano di investimenti europeo e italiano, in grado di supportare la competitività delle imprese”. In Italia, in particolare, bisogna affrontare due emergenze: acciaio e automotive. “Quando l’ex Ilva non produce c’è un elemento più che congiunturale su cui misurarsi”.

La bufala del sindaco d’Italia per eludere i problemi reali

Nella siderurgia come nel settore auto occorre governare la fase di transizione per assicurare lo sviluppo industriale del Paese. “Oggi -. prosegue  Miceli – dobbiamo concentrare gli sforzi affinché i grandi asset  industriali possano riprendere velocità, guardando all’altro tema rilevante, quello del green new deal per accompagnare il processo”. “Perdura una condizione di difficoltà dell’industria italiana ed europea – conclude Miceli – ed i cicli positivi sono sempre più corti mentre quelli negativi sono sempre più lunghi. È indispensabile una grande capacità dello Stato di intervenire e correggere i cicli con investimenti pubblici”. Proprio quello che Renzi Matteo è lontano dal pensare, tutto impegnato per cambiare la Costituzione, con il sindaco d’Italia che annulla, o quasi ad essere benevoli, i poteri del Parlamento.

 

 

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