Governo. I due tavoli dell’Agenda 2023. Quello sui decreti Salvini si chiude con un nulla di fatto e nulla di deciso. Quello sull’istruzione fa irritare i sindacati, che accusano “gioco delle tre carte” sugli aumenti salariali

Governo. I due tavoli dell’Agenda 2023. Quello sui decreti Salvini si chiude con un nulla di fatto e nulla di deciso. Quello sull’istruzione fa irritare i sindacati, che accusano “gioco delle tre carte” sugli aumenti salariali

Su Sicurezza e immigrazione tanta carne a cuocere nella maggioranza, ma l’accordo è ancora lontano. Due ore di lavoro al tavolo di Palazzo Chigi, sotto la presidenza del premier, Giuseppe Conte, non accorciano le distanze tra Pd, M5S, Italia viva e Leu su come modificare i decreti firmati da Matteo Salvini lo scorso anno. Un’impronta è stata data, nel senso che ognuno ha giocato a carte scoperte su reali desiderata, ma resta la distanza tra gli alleati. E su questo dovranno lavorare le delegazioni nelle prossime settimane. Il quadro, però, è più chiaro: da un lato dem, renziani e Liberi e uguali abbastanza compatti nel chiedere di andare anche oltre le modifiche segnalate dal presidente della Repubblica, mentre i Cinquestelle non sono intenzionati a cedere troppo su provvedimenti votati solo pochi mesi fa, anche se in un’era politica – quella gialloverde – che appartiene al passato. La linea pentastellata è quella di non cancellare “tout court” i decreti Salvini. “Tornare indietro vanificherebbe i positivi risultati ottenuti”, avverte il capo politico reggente, Vito Crimi. Che comunque lascia una porta aperta a “ciò che può essere migliorato e perfezionato”, a patto di affrontare “tutti insieme la materia in modo razionale, senza alcun approccio ideologico”. In quest’ottica la decisione di separare i temi viene incontro alle esigenze del partito di maggioranza relativa, che non sembra alzare muri su altri punti, come il ripristino dei permessi umanitari, anche se nel Movimento prima vogliono capire fin dove intendono spingersi gli alleati. Non c’è intesa, ma il dialogo è comunque aperto, anche sulla revisione del memorandum con la Libia. Un punto sul quale la maggioranza dimostra una sostanziale condivisione, anche se l’asse più forte è ovviamente quello di centrosinistra, Iv compresa. “Riteniamo che non si possono più sostenere elementi che vanno in diretta violazione dei diritti umani”, dice infatti Gennaro Migliore all’uscita da Palazzo Chigi. Alla riunione il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e della Difesa, Lorenzo Guerini, prendono appunti ma non portano testi. Secondo Nicola Fratoianni (Leu), “qualcosa sulle scrivanie c’è”, ma è ancora presto per passare a uno step così avanzato. Ci saranno altri incontri, nei quali le forze di governo dovranno fare lo sforzo di trovare una sintesi da tradurre in strumenti normativi. La strada è in salita, ma il cammino è iniziato.

Il tavolo su Istruzione, università e ricerca indigna i sindacati. “Si fa il gioco delle tre carte sugli aumenti ai prof. Resta lo sciopero del 6 marzo per i precari”

Innalzamento dell’obbligo scolastico dai 3 ai 18 anni (attualmente l’istruzione obbligatoria è dai 6 ai 16 anni), priorità agli studenti disabili “hanno diritto a insegnanti specializzati e assunti”; valorizzazione degli istituti tecnici e professionali “che non sono scuole di serie B”. Poi la programmazione, parola spesso sconosciuta. E cento euro in più in busta paga a docente. Di questo e di tanto altro si è parlato al tavolo su Istruzione e Università a Palazzo Chigi per tracciare le linee di azione dei prossimi tre anni, presenti il premier Conte, i ministri Gaetano Manfredi, Lucia Azzolina e Paola Pisano e i parlamentari di M5s, Pd, Iv e Leu. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina al termine del vertice ha spiegato che i 100 euro in più in busta paga per i prof derivano dai 68 euro euro netti di aumento che deriverebbero dal taglio del cuneo fiscale più le risorse stanziate in legge di bilancio per il rinnovo del contratto. Ma le sue parole hanno suscitato subito il malumore dei sindacati. Questi hanno denunciato il “gioco delle tre carte sul taglio del cuneo fiscale e gli aumenti contrattuali” e chiesto 16 miliardi in più anni “per dire basta al lavoro precario, per superare il divario tra organico di diritto e situazioni di fatto, per aumentare il tempo Scuola, per rinnovare il contratto con aumenti a tre cifre che vadano ben oltre i 100 euro mensili. Se il Governo continuerà a fare orecchie da mercante – hanno minacciato – non ci fermeremo con lo sciopero del 6 marzo ma proseguiremo con altre mobilitazioni”. Sull’innalzamento dell’obbligo scolastico, misura molto caldeggiata dal Pd e sostenuta da Leu, la ministra si è mostrata più tiepida. “Io credo – ha detto – si debba aprire una riflessione tenendo però presenti dei punti: il 95% dei bimbi frequenta già l’asilo mentre abbiamo un problema per i nidi. E poi ho il dovere di affrontare prima il problema della dispersione, poi penseremo al resto”. Al tavolo si è registrata una visione comune su molti temi mentre resta il nodo della Buona Scuola, e in particolare quello della chiamata diretta: una questione che affonda le sue radici nella scorsa legislatura e che vede su versanti diversi 5s e LeU (più critici) e Pd e Iv (più portati a contributi migliorativi). “Il Pd – hanno spiegato la viceministra Anna Ascani e la responsabile Scuola Camilla Sgambato – ha posto tra le priorità l’obbligo scolastico dai 3 ai 18 anni, misura fortemente voluta dalla segreteria Zingaretti e il tema della gratuità dei libri di testo, pienamente fattibile, dalla primaria almeno fino ai due anni obbligatori della secondaria di secondo grado. Altro punto, è quello di incrementare il tempo pieno”. “E’ stata discussione fruttuosa, positiva e molto lunga”, ha detto al termine dell’incontro, dal canto suo, Gaetano Manfredi, ministro dell’Università e ricerca. Si è discusso di investimenti sulle infrastrutture universitarie, edilizia, laboratori, residenzialità universitaria.

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