Egitto. Patrick Zaky resta in carcere. Il tribunale di Mansura respinge il ricorso in un’udienza farsa durata 10 minuti. Sale la protesta nel mondo. Lunedì a Bologna un grande corteo per la sua liberazione

Egitto. Patrick Zaky resta in carcere. Il tribunale di Mansura respinge il ricorso in un’udienza farsa durata 10 minuti. Sale la protesta nel mondo. Lunedì a Bologna un grande corteo per la sua liberazione

Il tribunale di Mansura, dopo un’udienza durata appena dieci minuti, ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Patrick George Zaky, lo studente dell’Università di Bologna arrestato al rientro in Egitto con accuse di propaganda eversiva. “Il ricorso è stato respinto”, ha detto uno dei legali del ragazzo, Wael Ghaly. L’udienza si è svolta in una piccola stanza apparsa già gremita con solo una quindicina di persone incluso il giudice, avvocati e diplomatici. I legali hanno ripercorso davanti al giudice la dinamica dell’arresto “la tortura, la mancanza di una base legale per la detenzione”, ha riferito una fonte che ha assistito all’udienza. I legali hanno ricordato al giudice come al momento del fermo lo studente sia stato tenuto 6 ore in aeroporto, sia poi rimasto bendato per 12 ore e al commissariato di Mansura sia stato anche denudato. Uno degli avvocati ha spiegato di aver sottolineato al giudice come l’account Facebook su cui si basano le accuse di istigazione alla sovversione sia “fake”.

Il legale di Zaky: sperava in scarcerazione, ha raccontato le torture

Patrick George Zaky “stava bene questa volta e sperava di essere liberato”, quando è stato portato in tribunale ad al-Mansoura perché i giudici decidessero sulla sua richiesta di scarcerazione, poi respinta. Lo ha dichiarato la sua avvocata, Huda Nasrallah, precisando che in aula l’attivista egiziano e studente dell’università di Bologna ha raccontato di essere stato fermato all’aeroporto internazionale del Cairo, interrogato “per almeno sei ore” e poi trasferito in una struttura di sicurezza al Cairo. Nasrallah ha spiegato che a nessuno è stato consentito di vedere il giovane, dopo l’udienza. “Non ce l’abbiamo fatta e siamo rimasti delusi, di sicuro lui provava la stessa cosa”, ha aggiunto l’avvocata. Zaki “ha detto al tribunale di essere stato picchiato e torturato con scosse elettriche”, ha aggiunto la legale facendo riferimento all’udienza e spiegando che ora dovranno passare almeno 30 giorni perché sia possibile ripresentare ricorso contro la detenzione, come prevedono le leggi egiziane.

Gli attivisti: Zaky punito per la difesa dei diritti

“Il rifiuto dell’Appello sulla sentenza di detenzione di Patrick conferma le nostre preoccupazioni riguardo alle intenzioni delle autorità egiziane di punire e maltrattare Patrick. Anche se le accuse contro di lui sono state inventate e la vera accusa a Patrick è semplicemente di difendere i diritti degli oppressi ed emarginati in questo Paese, la Corte ha deciso di mantenere la sua detenzione” scrivono su Facebook gli attivisti che sostengono la campagna ufficiale di solidarietà per la liberazione di Patrick George Zaky. La campagna rivendica “che Patrick dovrebbe stare nel campus universitario, non chiuso nella cella di una prigione”. Gli attivisti, inoltre, “rifiutano il tono nazionalista usato dalle autorità egiziane per screditare le campagne di solidarietà di Patrick e danneggiare la sua reputazione. L’illegale arresto politico di Patrick, insieme alla fabbricazione di accuse, sono palesi violazioni dei diritti umani per i quali l’Egitto si è impegnato, firmando numerose alleanze e accordi internazionali”. Gli attivisti rassicurano che continueranno a lottare fino al rilascio di Patrick e alla caduta di tutte le accuse contro di lui. “Chiediamo agli studenti universitari di tutto il mondo di organizzare manifestazioni contro la detenzione illegale di Patrick – concludono – e di chiedere ad accademici e organizzazioni per i diritti di continuare la loro opposizione al rapimento di Patrick”.

Il ministro dell’Università Manfredi, “Impegno internazionale forte fa ben sperare”

“Penso che bisogna continuare a monitorare con attenzione e attraverso gli organismi internazionali, come si sta facendo, questa vicenda, in maniera tale che vengano garantiti i diritti di Zaky e che il procedimento sia il più trasparente possibile nel rispetto delle regole”. Il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, commenta così, a margine di un convegno a Napoli, il respingimento della richiesta di scarcerazione di Patrick George Zaky. “Io credo – aggiunge l’ex rettore – che l’impegno a livello internazionale sia forte e questo sicuramente rappresenta il primo passo per sperare in una soluzione positiva di questa vicenda”.

Il sindaco di Bologna Merola: la richiesta del rispetto dei diritti sarà ancora più forte

“Zaki non è solo, si stanno moltiplicando le manifestazioni per lui. E da #Bologna arriverà ancora più forte la richiesta del rispetto dei diritti umani” ha scritto sul suo profilo Facebook il sindaco di Bologna Virginio Merola dopo che il tribunale egiziano ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Patrick George Zaky. “Lunedì prossimo saremo tutte e tutti con Patrick George Zaki”, ha sottolineato il sindaco riferendosi alla manifestazione organizzata per il 17 febbraio. “Questa mattina il tribunale egiziano ha respinto la richiesta di scarcerazione per lo studente che frequenta un master nella nostra università. È importante che in aula ci fossero diplomatici, anche italiani, e giornalisti”, ha sottolineato Merola.

Amnesty, campagna ancora più forte 

“C’è delusione, avevamo sperato in un’esito diverso. C’erano segnali che potesse andare diversamente: un’aula piena di giornalisti, internazionali e egiziani, di diplomatici, italiani inclusi. Ma non è servito a nulla” afferma Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Adesso ripartiamo con una campagna ancora più forte, più viva”, in vista dell’udienza del 22, in cui si deciderà se rinnovare la detenzione preventiva di Zaky, per arrivarci “ancora più determinati”.

Andrea De Maria e Giuditta Pini (Pd): il governo deve insistere per liberarlo

Il Governo italiano “deve fare tutto il possibile” e continuare “l’azione verso le autorità egiziane” perché Patrick Zaky venga liberato. A insistere sono i parlamentari Pd Andrea De Maria e Giuditta Pini. “Le notizie di oggi sono purtroppo molto negative – commenta De Maria – è stato respinto il ricorso contro la carcerazione preventiva. A maggior ragione deve continuare l’azione del Governo italiano verso le autorità egiziane”. Inoltre, aggiunge De Maria, “è fondamentale prosegua la mobilitazione per chiedere la sua liberazione e che ne sia garantita l’incolumità. L’iniziativa istituzionale e quella dell’opinione pubblica devono sostenersi a vicenda”, per questo “sarò lunedì alla manifestazione prevista a Bologna”, afferma il dem. Sulla stessa linea anche Pini. “Faccio un appello al Governo e in particolare a Luigi Di Maio – dice la deputata Pd – facciamo tutto il possibile per liberare Patrick”. Zaky, sottolinea Pini, “resterà in carcere con l’accusa di ‘rovesciamento del regime al potere’, per la quale la pena, secondo la legge egiziana, è il carcere a vita. Patrick è accusato di gestire una pagina Facebook contro il regime, tanto è bastato per arrestarlo e torturarlo”. Secondo la dem “l’Italia non può restare a guardare: Patrick è uno studente dell’Università di Bologna, un attivista, qui ha i suoi amici e chiede solo di poter tornare nel nostro Paese e continuare i suoi studi”.

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