Alfiero Grandi. Perché dovrebbe stupire Renzi? Semplicemente conferma se stesso

Alfiero Grandi. Perché dovrebbe stupire Renzi? Semplicemente conferma se stesso

Quando Renzi non sa più a che santo votarsi (in verità non è l’unico) se la prende con la Costituzione.  Non contento di averci provato con quella che Besostri ha felicemente definito la deformazione della Costituzione nel 2016 e di essersela fatta bocciare dal 60 % delle elettrici e degli elettori, ora ci riprova con una nuova proposta. Eppure dovrebbe avere qualche doloroso ricordo della sconfitta clamorosa del 2016. Eppure dovrebbe sapere che il 29 marzo si voterà per il taglio del parlamento, che spero verrà sonoramente bocciato dal referendum popolare costituzionale, come è avvenuto nel 2016 con le sue proposte.

Il taglio del parlamento è la versione farsesca dell’ambiziosa deformazione costituzionale di Renzi, ma sempre da bocciare.

Evidentemente nei commentatori c’è una robusta vena di masochismo visto che hanno insistito nel presentare Renzi come il principale attore politico di questa fase, addirittura il demiurgo che avrebbe promosso il governo Conte 2, non capendo che la sua qualità insuperabile sta nel promuovere e nel distruggere da solo quello che promuove. Se Renzi è uno statista è meglio riscrivere la definizione nei sacri testi, visto che dovrebbe garantire un ruolo forte e affidabile dello stato. Qual’è l’ultima trovata di Renzi? Il Sindaco d’Italia, cioè l’elezione diretta del Presidente del Consiglio. Non ha avuto la forza di imporlo quando era presidente del Consiglio, ora che è solo al comando di un gruppo di corsari come può sperare di arrivare a questo obiettivo ? Si può capire cosa lo muove.  Ha fondato un embrione di partito personale (Italia Viva) approfittando del fatto che per le elezioni del 2018 ha in buona parte deciso le liste dei deputati e dei senatori da eleggere e malgrado defezioni è riuscito ad avere i numeri per formare gruppi in parlamento, con qualche aiutino al Senato.  Un’operazione a tavolino, in linea con la scelta accurata dei deputati e dei senatori da eleggere. I sondaggi, malgrado tutti i tentativi di farsi sentire e gli appoggi benevoli ricevuti qua e là, finora non l’hanno premiato, anzi continuano a dare Italia Viva bassina, addirittura a rischio irrilevanza.  Avvertito il rischio di avere provocato inutilmente la scissione dal Pd, Renzi ha deciso di iniziare a fare ballare la maggioranza e il governo, in particolare Conte, facendo balenare la possibilità di organizzare un cambio di Presidente del Consiglio.

Il limite di tutto questo sbracciarsi è che deve riuscire a fare cadere Conte, a sostituirlo, senza andare a nuove elezioni dove rischierebbe di sparire.

Un difficile gioco di prestigio che ha come posta iniziale di abbandonare principi e storia politica, fino a tentare accordi innaturali con lo schieramento avverso, cioè la destra, secondo lo storico comportamento cinico che chi è nemico del mio nemico è mio amico. Il sogno è arrivare ad uno spareggio Salvini-Renzi, senza rendersi conto che la destra vuole la crisi del Conte 2 ma per andare a votare, tutto il resto per ora è nebbia fitta e sembra improbabile che Renzi riesca a realizzare il suo sogno. Shakespeare, redivivo, avrebbe il materiale per scrivere una nuova tragedia sulla falsariga del Coriolano.  Il problema è che Renzi riesce a paralizzare governo e maggioranza, che pure non godono di grande spinta politica e che con il suo contributo risultano immobili. Le ragioni per proseguire l’azione di governo sono le stesse della formazione del nuovo governo, ma se non c’è spinta politica e risalta solo il contrasto tra componenti il governo rischia seriamente di sfiancarsi. Dovrebbe reagire ma per ora non si vedono sintomi di novità.  Arrivati fin qui, pagati molti prezzi, sarebbe un vero peccato finire nelle sabbie mobili create da chi aveva rassicurato Enrico Letta salvo sfiduciarlo poche settimane dopo.

Se si vuole salvare questo governo, nella convinzione che non ci sarà una prova di appello prima del voto, è indispensabile che il paese lo percepisca come utile al suo futuro, per ora non sembra così.  Occorre avere coraggio e determinazione e se Renzi vorrà andare fino in fondo ne pagherà le conseguenze elettorali. Anzi è bene che venga abbassata la soglia di accesso prevista nella bozza della nuova legge elettorale proposta dalla maggioranza ad almeno il 3%, in modo che Renzi vada da solo a vedere di che consenso reale dispone e avrà sorprese. Se il governo non proporrà di cancellare i decreti Salvini, se non imposterà una vera accoglienza, se non cambierà a fondo l’accordo con il simulacro di governo di Tripoli, solo per citare alcuni punti importanti, è meglio che ammetta la sua impossibilità di proseguire. Gli emblemi sono importanti. Senza segnali chiari non si va lontano.

Il 29 marzo è un’occasione importante per respingere un grave attacco alla Costituzione rappresentato dal taglio del parlamento, mettendo la parola fine alla demagogia e al populismo che finora ha fatto crescere solo la destra e in particolare la Lega di Salvini.

Il futuro dell’Italia ha tutto da guadagnare dalla vittoria del No, vorrebbe dire chiudere una deriva che porta acqua solo alla destra e contrapporre invece una scelta politica fondata sull’attuazione e non sullo smantellamento della Costituzione un pezzo dopo l’altro, fino a stravolgerla.

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