Alfiero Grandi. La confusione nella maggioranza del Conte 2 continua ad essere preoccupante

Alfiero Grandi. La confusione nella maggioranza del Conte 2 continua ad essere preoccupante

La confusione nella maggioranza del Conte 2 continua ad essere preoccupante. Senza dubbio le responsabilità di Renzi sono preminenti. L’ansia di riconquistare un ruolo che i sondaggi continuano a negare spinge a drammatizzare gli argomenti che sono al centro della discussione dentro la maggioranza, creando incertezza e sgomento.

La nave del governo non va e comunque non va come dovrebbe, con la necessaria forza.

È sempre più chiaro che l’attacco punta a sostituire Conte. È evidente che le destre a partire da Salvini non possono che essere felici di questo possibile esito. Per di più le tensioni nella maggioranza crescono, al punto che si parla apertamente di possibile crisi di governo e perfino di elezioni anticipate. Questo finisce con il mettere la sordina alle tensioni tutt’altro che marginali che ci sono dentro allo schieramento delle destre, unite in realtà solo nell’invocare a gran voce un cambio di governo, mentre sulle elezioni anticipate non sembrano tutti ugualmente entusiasti.

Renzi ha capovolto la sua linea, prima sosteneva di essere il mallevadore se non addirittura il creatore della nuova maggioranza, gonfiando non poco il suo ruolo reale. Ora improvvisamente è tornato nei panni antichi di colui che ha silurato il governo Letta dopo avergli detto “stai sereno” appena un paio di settimane prima. È il trionfo dell’inaffidabilità di Renzi. Tuttavia un conto è fare ballare la maggioranza, un altro è dimostrare che un’alternativa di governo è possibile ora.

Per arrivare ad una diversa maggioranza Renzi ha bisogno di fare un patto con le destre, se non con tutte almeno con quelle che possono consentirgli di evitare le elezioni anticipate, dando vita ad un nuovo governo. Le ultime mosse dimostrano che è ancora alla ricerca della soluzione, perché il lancio pubblico di candidature alternative a Conte, aggrava le rotture ma non sono ancora in grado, almeno per ora di dimostrare che una nuova maggioranza è possibile. La destra di Salvini sta operando in interfaccia con Renzi, la distanza c’è ma l’avvicinamento è in corso.

Altrimenti perché Giorgetti, esponente della Lega, ora di fede salviniana, ha dichiarato con molta enfasi che la Lega non chiede più di uscire dall’Euro e si impegna a restare in Europa in modo affidabile?

E’ evidente che se Renzi lancia la proposta di Draghi, cercando di forzare la mano all’interessato, spendendo un nome che nulla autorizza pensare che abbia dato il suo consenso, deve per forza avere interlocutori a destra in grado di aiutare il percorso. Berlusconi e Forza Italia si erano già pronunciati per Draghi. Addirittura Berlusconi si è presentato da tempo come il garante del tasso di europeismo della (auspicata) nuova maggioranza delle destre. Oggi la sua linea vince, con il conforto rumoroso della Lega che sembra disponibile a tutto pur di tornare al governo.

Resta il fatto che la maggioranza parlamentare è un traguardo per ora lontano e che per raggiungerlo dovrebbe esserci una qualche forma di apertura del Pd che sembra proprio non esserci.

Quindi? Dove sta andando Renzi?

Probabilmente a sbattere, se la maggioranza che si è formata attorno al Conte 2 reggerà la prova.

Tuttavia la maggioranza ha a sua volta seri problemi da affrontare, perché la manifestazione del M5Stelle, improvvidamente convocata per il 15, rappresenta una seria ipoteca sulla possibilità di trovare il passo giusto nell’azione di governo, finora logorata dai dissensi, dalla esasperata concorrenza interna, da una verifica politica mai iniziata per decidere cosa è prioritario e cosa no.

Un solo esempio, gli interventi per rimettere in moto la situazione economica. Non si può continuare a edulcorare il quadro della situazione economica. Purtroppo le cose non vanno bene, continuare ad affrontare la situazione sperando che vada meglio non serve, non dà al paese il senso dello sforzo collettivo di cui c’è bisogno per affrontare una situazione che può diventare grave e sfuggire di mano. Il medico pietoso può essere letale per il futuro dell’economia e della società. In qualche modo anche il lancio del nome di Draghi sembra essere un riconoscimento dal profondo dell’es che occorrono misure non ordinarie. In altre parole che occorre una svolta politica ed economica.

Dispiace dirlo, Renzi è il potenziale killer di questa maggioranza di governo ma anche il resto della maggioranza ha troppe incertezze, troppe esitazioni, troppe difficoltà a dare al paese un quadro reale della gravità della situazione. L’emergenza economica e sociale deve diventare centrale. L’azione del governo può essere coniugata in modi diversi, ma non con i pannicelli caldi, che significano in sostanza un tran tran, un tirare a campare, e quindi lasciano a Renzi uno spazio politico che altrimenti non potrebbe avere e alle destre un’occasione di tentare la rottura del quadro politico che potrebbe finire con il concretizzarsi, di fronte ad un paese stanco e impaurito.

Occorrono idee, energia, determinazione, consenso sociale che può dare la linfa che la maggioranza da sola non ha.

Paradossalmente la maggioranza ha tutto da guadagnare dalla vittoria del No il prossimo 29 marzo, perché il M5Stelle sarebbe costretto a riflettere sul suo futuro anziché cercare di tornare all’antico, al mito delle origini. Anche il resto della maggioranza di governo avrebbe l’occasione per riflettere sull’errore imperdonabile di avere barattato il taglio dei Parlamentari con la formazione di una maggioranza su scelte ambigue, sacrificando un pezzo pregiato della Costituzione.

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