Alessandro Cardulli. “In qualche modo”, un modo di dire che sempre più prende corpo. Brutto segno, una società incapace di parlare si rifugia nel nulla. Il consiglio della mamma di Bambi

Alessandro Cardulli. “In qualche modo”, un modo di dire che sempre più prende corpo.  Brutto segno, una società incapace di parlare si rifugia nel nulla. Il consiglio della mamma di Bambi

Dice la mamma cerbiatta a Bambi nello splendido cartone animato di Walt Disney, roba di altri tempi, ma sempre belli a vedersi e sentire: “Quando non puoi dire qualcosa di gentile, è molto meglio starsene zitti!”. Ben detto. Vale anche per l’oggi e non solo per i cerbiatti che scoprono il mondo e vogliono sapere tutto. Anche gli adulti, donne e uomini e non solo ragazzini petulanti, farebbero bene a tacere quando non hanno niente da dire. Dovrebbe essere una regola, il silenzio è d’oro, recita il proverbio. Invece no. Anche se non hai niente da dire invece di tacere ti pronunci. “In qualche modo” è diventato un modo di dire che ripeti anche all’infinito. Così non langue la conversazione. Vale in particolare per chi, vista la professione o il mestiere che fa, dovrebbe avere qualcosa da dire, di gentile in particolare, come diceva la mamma di Bambi. Ciò vale per tutti gli umani, ma in particolare per chi ha, o dovrebbe avere, un rapporto col pubblico, a partire dai frequentatori di dibattiti televisivi o radiofonici, persone che fanno politica, ministri, e via dicendo. Per dovere professionale, purtroppo, siamo costretti a subire vere e proprie torture, seguendo confronti fra esponenti dei partiti, giornalisti che conducono i dibattiti, si fa per dire. Sono quasi sempre i soliti politici, maschi o femmine, queste ultime strillano più dei maschi, chissà perché, forse per una rivincita sugli uomini. Per inciso, sempre più fra politici e giornalisti c’è un rapporto diciamo che ci lascia molti dubbi. Il politico, uno un po’ rozzo, che si presenta in  pubblico vestito con qualche tuta, militare, polizia o giù di lì e si rivolge al conduttore chiamandolo per nome, “senti Massimo” e Massimo, a dire il vero, risponde con  un “senta” ma tutti si rendono conto che si tratta di una finzione per far capire che il giornalista mantiene le distanze. Andiamo oltre. Cambiamo canale. Il dibattito, si fa per dire, cui assistiamo è, di fatto, un monologo. Nessuno dei due interlocutori esprime un concetto, un pensiero compiuto. Delle due l’una o non sanno cosa dire o non vogliono dire. Noi propendiamo per  la seconda ipotesi perché siamo gentili, buoni e non osiamo esprimerci come la mamma di Bambi.

Incapaci di portare avanti un dibattito, una conversazione che abbia un senso compiuto. Riscoprire le nostre radici

Ma verrebbe voglia di farlo. Ci chiediamo, mentre ascoltiamo le uniche emissioni di voce dei nostri protagonisti del dibattito, che non c’è, possibile che un giornalista di lungo corso e un parlamentare, autorevole, si fa per dire, visti i fatti, non abbiano nulla da dire? Possibile che le uniche emissioni di voce siano “In qualche modo” e che tutta la conversazione si limiti a pronunciare le fatidiche parole, otto volte  uno dei due, sette volte l’altro. Rimaniamo con la curiosità, doppia curiosità, perché avremmo avuto il piacere di conoscere il “pensiero” dell’autorevole politico. Ci domandiamo come faccia un elettore a votarlo. Contento l’elettore, non sono fatti miei. Ma questo modo di dire ancor prima di arrivare alla televisione è diventato “gergo”. Quasi che la crescente incomunicabilità sia talmente penetrata nei meandri della nostra società da diventare “gergo”.   Di “in qualche modo” si sono impadroniti i giovani. Mi è capitato di cogliere alcune conversazioni fra studenti. In qualche modo regna sovrano. Così come nei bar dove si parla di sport. Di calcio in particolare. Si cantano le lodi di questo o quel giocatore, il quale “in qualche modo” riesce a segnare fantastici goal. Speriamo che questo modo di dire, di parlare, non divenga gergo della sinistra che ha bisogno di ritrovare se stessa, parlare ai lavoratori,  indicando “il modo” per tornare a vincere. Abolendo la parola “qualche”, ritrovando le proprie radici, la pace,  di cui non si parla più, il lavoro, l’uguaglianza, la cultura, la scuola, tornando a manifestare per le strade, nelle periferie in particolare, contro il razzismo, i rigurgiti fascisti. C’è una parola sola che tutte le comprende, si chiama democrazia. Unico modo di essere.

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