Istat. Disoccupazione: a novembre stabile al 9,7%, ma sale al 28,6% la disoccupazione giovanile. Critica la Cisl: rispetto al 2008 mancano 500 milioni di ore lavorate

Istat. Disoccupazione: a novembre stabile al 9,7%, ma sale al 28,6% la disoccupazione giovanile. Critica la Cisl: rispetto al 2008 mancano 500 milioni di ore lavorate

A novembre 2019, gli occupati crescono di 41 mila unità rispetto al mese precedente (+0,2%), con un tasso di occupazione che sale al 59,4% (+0,1 punti percentuali). Lo rende noto l’ISTAT. L’andamento dell’occupazione è sintesi di un aumento della componente femminile (+0,3%, pari a +35 mila) e di una sostanziale stabilità di quella maschile. Gli occupati crescono tra i 25-34enni e gli ultracinquantenni, mentre calano nelle altre classi d’età; al contempo, aumentano i dipendenti permanenti (+67 mila) a fronte di una diminuzione sia dei dipendenti a termine (-4 mila) sia degli indipendenti (-22 mila). In crescita risultano anche le persone in cerca di lavoro (+0,5%, pari a +12 mila unità nell’ultimo mese). L’andamento della disoccupazione è sintesi di un aumento per gli uomini (+1,2%, pari a +15 mila unità) e di una lieve diminuzione tra la donne (-0,2%, pari a -3 mila unità); crescono i disoccupati under 35, diminuiscono lievemente i 35-49enni e risultano stabili gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione risulta comunque stabile al 9,7%. La stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre è in calo rispetto al mese precedente (-0,6%, pari a -72 mila unità), e la diminuzione riguarda entrambe le componenti di genere. Il tasso di inattività scende al 34,0% (-0,2 punti percentuali). Anche nel confronto tra il trimestre settembre-novembre e quello precedente, l’occupazione risulta in crescita, seppure lieve (+0,1%, pari a +18 mila unità), con un aumento che si distribuisce tra entrambi i sessi. Nello stesso periodo aumentano sia i dipendenti a termine sia i permanenti (+62 mila nel complesso), mentre risultano in calo gli indipendenti (-0,8%, -43 mila); inoltre, si registrano segnali positivi per i 25-34enni e per gli over 50, negativi nelle altre classi.

Gli andamenti mensili si confermano nel trimestre anche per le persone in cerca di occupazione, che aumentano dello 0,3% (+7 mila), e per gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, in diminuzione dello 0,4% (-59 mila). Su base annua l’occupazione risulta in crescita (+1,2%, pari a +285 mila unità), l’espansione riguarda sia le donne sia gli uomini di tutte le classi d’età, tranne i 35-49enni. Tuttavia, al netto della componente demografica la variazione è positiva per tutte le classi di età. La crescita nell’anno è trainata dai dipendenti (+325 mila unità nel complesso) e in particolare dai permanenti (+283 mila), mentre calano gli indipendenti (-41 mila). Nell’arco dei dodici mesi, l’aumento degli occupati si accompagna a un calo sia dei disoccupati (-7,1%, pari a -194 mila unità) sia degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,5%, pari a -203 mila). “Dopo l’incremento occupazionale del primo semestre dell’anno e l’andamento altalenante del terzo trimestre, nel mese di novembre si conferma la tendenza alla crescita già registrata a ottobre – si legge nella nota di commento – che porta l’occupazione ai massimi storici (cioè dal 1977, anno di inizio delle serie storiche ricostruite). L’aumento congiunturale dell’occupazione è trainato dai dipendenti permanenti e da una rilevante crescita del tasso di occupazione dei giovani con 25-34 anni, mentre calano i lavoratori a termine e gli indipendenti. Contestualmente, si registra una lieve crescita del numero di disoccupati e un calo dell’inattività, che scende ai valori minimi storici”.

Cisl, rispetto al 2008 mancano 500 milioni di ore lavorate

“Difficile accontentarsi di una leggera crescita degli occupati stabili, quando l’aumento complessivo dell’occupazione da un mese all’altro è di appena lo 0,2% ed i dati di contabilità nazionale indicano che mancano circa 500 milioni di ore lavorate rispetto al 2008” afferma il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, commenta i dati Istat, spiegando che “molti lavoratori sono ad orario ridotto, e quindi a retribuzione ridotta, a causa della cassa integrazione e soprattutto del part-time involontario”. Secondo Sbarra, il dato di novembre “conferma le tendenze in atto da mesi: l’occupazione cresce poco in linea con la bassa crescita del Pil e all’interno di questa crescita aumentano ancora i dipendenti permanenti a fronte di una diminuzione sia dei dipendenti a termine sia degli autonomi. Risale appena la disoccupazione, forse a causa della riduzione degli inattivi”. “A fronte della fase di estrema difficoltà in cui versa il nostro sistema produttivo – sottolinea il sindacalista – vanno messe in campo politiche di ampio respiro per rilanciare crescita e investimenti, a partire dalla formazione e crescita delle competenze, dallo sblocco delle opere pubbliche, dalle politiche industriali con la gestione dei 150 tavoli di crisi, dagli interventi a favore della coesione sociale e territoriale per recuperare soprattutto il ritardo economico e occupazionale del Mezzogiorno”.

Federconsumatori: i dati dimostrano l’urgenza di un piano straordinario per creare occupazione stabile e di qualità

“Un andamento che sottolinea, ancora una volta, le necessità di interventi più incisivi e decisi in direzione di un rilancio dell’occupazione nel nostro Paese, attraverso lo stanziamento di investimenti necessari per la crescita, lo sviluppo tecnologico, la ricerca e la modernizzazione delle infrastrutture”. E’ il commento dell’associazione Federconsumatori ai dati diffusi oggi dall’Istat relativi alla disoccupazione a novembre che resta stabile al 9,7%, la disoccupazione giovanile risale, invece, al 28,6%. “Il Paese si trova ancora in una fase di incertezza che deve essere superata assumendo scelte coraggiose, che diano uno slancio decisivo all’economia. Scelte di cui, purtroppo, ancora non si vede traccia” prosegue l’associazione dei consumatori. Il bonus per le famiglie e il taglio del cuneo fiscale, seppur ancora insufficiente, sono solo i primi passi per rilanciare il potere di acquisto delle famiglie, presupposto indispensabile per determinare una ripresa della domanda interna e, per questa via, della produzione. “Tutto ciò si rende ancora più necessario alla luce dei costi stimati in aumento nel 2020 (il nostro Osservatorio ha previsto una stangata di +630,65 euro). Se veramente si vuole imprimere una svolta a tale andamento e proiettare il Paese verso la crescita, quel che serve è un piano straordinario per creare nuova occupazione stabile e di qualità e gettare così le basi salde per la ripresa economica” afferma Emilio Viafora, presidente Federconsumatori.

Share