ArcelorMittal, tre esplosioni, senza feriti, nello stabilimento di Taranto, e trattativa in stallo. Landini, chiediamo tavolo con i sindacati

ArcelorMittal, tre esplosioni, senza feriti, nello stabilimento di Taranto, e trattativa in stallo. Landini, chiediamo tavolo con i sindacati

Stallo totale nella trattativa ai piani altissimi. E un nuovo incidente nello stabilimento di Taranto, con tre esplosioni che per fortuna non hanno causato feriti. Mentre gli occhi della politica sono tutti su Luigi Di Maio e sull’esito delle Regionali, l’ex Ilva continua a rimanere un dossier in sospeso che pesa 3,5 miliardi di Pil. Secondo il pre-accordo siglato il 20 dicembre, entro il 31 gennaio Governo e ArcelorMittal dovrebbero trovare un’intesa per il nuovo piano industriale per salvare 10.700 dipendenti. Il 7 febbraio le parti sono attese in Tribunale Milano ma, al momento, un punto di caduta sembra lontano. Giuseppe Conte vorrebbe evitare di allungare ancora i tempi, vista la richiesta di urgenza attivata pressi i giudici dopo il recesso dei franco-indiani. Il problema? Gli esuberi, che per il colosso dell’acciaio potrebbero essere tremila, richiesta non accettabile per il Governo, che punta forte sulla cassa integrazione straordinaria a carico dello Stato e su nuovi forni eco-sostenibili.

Anche il post 2023 è un interrogativo pesante, perché il modello pensato dalla maggioranza basato su una società a maggioranza Mittal e lo Stato che entra nel capitale tramite Invitalia è tutta da definire. Per superare l’impasse, non è escluso che possa esserci un contatto tra Lakshmi Mittal e Conte a Davos, dove i due sono attesi giovedì per partecipare ai lavori del World Economic Forum. Sembra un passo quasi necessario dopo il lavoro quotidiano che stanno portando avanti legali, rappresentanti dei ministeri, l’ad Lucia Morselli e il superconsulente di Palazzo Chigi Francesco Caio. E se i legali dei commissari ribadiscono che, se fosse consentito a Mittal “di ritirarsi illegittimamente dall’ex Ilva calpestando gli accordi stipulati e gli obblighi assunti, il danno sarebbe incalcolabile”, i sindacati aspettano segnali dal governo. Due giorni fa l’azienda ha annunciato lo stop dell’acciaieria 1 fino a marzo, mentre le sigle di settore hanno denunciato tre deflagrazioni all’impianto Idf a servizio del convertitore 1 dell’acciaieria 2. Nello specifico, si sono aperti diversi squarci alle tubazioni, nei pressi del pulpito stiring, laddove c’è il transito di personale per le normali attività di affinazione.

 Landini, aspettiamo confronto con sindacati

“Mi sembra che quello che sta succedendo negli stabilimenti indichi la necessità non solo di avere maggiori attenzioni ma anche maggiore chiarezza e certezza di quello che succede”. Così il leader della Cgil Maurizio Landini parla delle vertenza ILVA alla luce dell’incidente di stamattina a Taranto. A margine della presentazione del rapporto sulla contrattazione di secondo livello il sindacalista osserva: “Stiamo chiedendo che venga fissato il tavolo di confronto con i sindacati che ad oggi non c’è: c’è un confronto aperto tra governo e Mittal legato anche ai tempi sanciti dal tribunale di Milano che ha rinviato l’udienza al 7 febbraio. Noi – sottolinea – partiamo dal fatto che c’è un accordo firmato e che va rispettato e applicato e chiediamo che al più presto sia possibile conoscere il piano industriale che stanno discutendo e come intendano affrontare questa situazione”. Comunque, conclude, “per quello che ci riguarda non abbiamo intenzione di discutere di licenziamenti”.

Furlan: governo convochi subito Arcelor Mittal

“È un fatto preoccupante, molto grave quello che è accaduto stanotte all’Ilva con tre esplosioni nell’acciaieria. Per fortuna non ci sono stati feriti. È urgente che il governo convochi subito Arcelor Mittal e i sindacati per affrontare la situazione dello stabilimento che ogni giorno di più rischia di peggiorare” afferma la segretaria nazionale della Cisl, Annamaria Furlan, interpellata dai giornalisti a margine del convegno del sindacato sulle infrastrutture. “Bisogna far rispettare all’azienda – aggiunge – l’accordo per la produzione, la sicurezza dell’impianto, la tutela della salute dei cittadini. Ogni ritardo è un danno per lo stabilimento, per il risanamento dell’ambiente, per la comunità di Taranto e per il Paese”.

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