Taglio dei parlamentari. Una rilevante riforma costituzionale, violato il fondamentale diritto di conoscere. Lettera-appello del Partito Radicale a Mattarella

Taglio dei parlamentari. Una rilevante riforma costituzionale, violato il fondamentale diritto di conoscere. Lettera-appello del Partito Radicale a Mattarella

Non c’è da dubitarne: è un avvenimento di rilevante pregnanza che l’ex ministro del Mojito abbia deciso un suo personalissimo boicottaggio: non ama più la Nutella, ha scoperto che le nocciole sono turche. Per lui solo prodotti italiani. Qualcuno gli spieghi che fin dagli anni Sessanta c’era aria di “straniero”: Michele Ferrero, figlio del fondatore Pietro, pur pasticcere di Alba nelle italianissime Langhe, per la sua crema “Nutella” fa ricorso all’inglese “nut”: nocciola. Quando avrà tempo, l’ex ministro del Mojito, ci chiarirà meglio: perché sorseggia un liquido a base di cubano rum bianco, e boicotta la crema a base di nocciole turche? Lancinante interrogativo. Questione cruciale. Opportunamente affrontata da saporite cronache giornalistiche, da pensosi commenti, dibattuti serrati in radio e TV… Fuor di celia: a questo sono ridotti i nostri giornali, i nostri notiziari; queste le cronache delle giornate politiche; questa la cifra di chi ci ha governato, ci governa, ci vuole governare. Sarebbe perfino accettabile se, almeno, si dedicasse un centesimo dello spazio dedicato al ministro del Mojito a qualche questione seria, destinata a pesare negli anni che ci attendono… Invece nulla.

Si prenda, a mo’ d’esempio, la questione del cosiddetto taglio dei parlamentari: una riduzione “orizzontale” di deputati e di senatori; all’insegna del: “così si risparmia”. La democrazia, il Parlamento, le istituzioni spacciate come un qualcosa di mercantile: quanto costano, quanto si può risparmiare… I dittatori, quelli che aboliscono elezioni, parlamenti, articolazioni e istituzioni di partecipazione e democrazia,  da questo punto di vista sono dei benemeriti. Campioni e modello del risparmio. Deleghiamo pure tutto a un ipotetico clic su una piattaforma privata come la casaleggiante Rousseau… Si obietta: i parlamentari sono tanti, sono troppi, lavorano poco, lavorano male. Forse. Ma se da novecento diventano seicento, chi e cosa garantisce che lavoreranno di più, e meglio? Cosa si è approntato e si intende approntare perché svolgano effettivamente il lavoro per cui sono stati eletti? Il Parlamento è da decenni un mero “votificio” di provvedimenti adottati ed elaborati altrove. La sua centralità non si recupera di certo riducendo il numero dei suoi componenti. Al contrario, si rafforzano le oligarchie, i centri di potere esterno, irresponsabili (in senso tecnico, e spesso, nel comune significato che viene dato a questo termine). Occorrerà disegnare nuove e più vaste circoscrizioni, e al tempo stesso assicurare – almeno – la identica soglia di rappresentanza delle attuali. Qualcuno offre ipotesi in questo senso?

Si è appena fatto cenno a una questione vastissima, con implicazioni politiche e di ingegneria istituzionale tutta da inventare. Occorrerebbe, per questa, e per le altre riforme che si vogliono imporre, un vasto dibattito, un confronto alla luce del sole: simile, per intenderci, a quello dei Padri costituenti, quando seppero elaborare la Costituzione: ricca di contenuti pregnanti e soprattutto scritta in un italiano comprensibile anche a chi ha conseguito la licenza elementare (è per questo che hanno questa fregola di cambiarla?). La questione è seria; e proprio perché tale, non se ne parla, non se ne discute, non c’è confronto. Viene meno, ancora una volta, il diritto di conoscere; il dovere di far conoscere. A questo punto, la cosa che credo sia giusto fare, sia quella di fare per come si può e per come si sa il “volantinaggio” di quella conoscenza che viene pervicacemente negata.

rgio Mattarella, per chiedergli “di intervenire con estrema urgenza, per ripristinare il diritto sottrattMaurizio Turco e Irene Testa, segretario e tesoriere del Partito Radicale scrivono al Presidente Seo ai cittadini della Repubblica ad essere informati”. Mai una revisione costituzionale ha potuto godere di un silenzio così assordante. Ecco quanto scrivono i due esponenti radicali al Presidente: “Signor Presidente, il prossimo 12 gennaio scadrà il termine utile per poter convocare i cittadini a esprimere la propria opinione sull’ultima riforma costituzionale votata dalle Camere, ovvero il taglio del numero dei Parlamentari che saranno eletti a partire dalle prossime elezioni; in altre parole, sul taglio lineare della propria rappresentanza democratica in Parlamento. Il Partito Radicale ha depositato presso la Corte di Cassazione un quesito referendario sul tema ed entro tale data, fra meno di due mesi dunque, dinanzi alle insormontabili difficoltà date dalla sua scelta fondamentale di non prendere parte ad alcun banchetto di spartizione partitocratica, dovrà quindi cercare di raccogliere le 500 mila firme richieste perché questo referendum possa essere indetto, mentre pochi altri esploratori sono impegnati nel perseguire le altre vie previste dalla Carta per la convocazione di un referendum costituzionale: la richiesta da parte di cinque Regioni o da parte di un quinto dei Parlamentari in carica. Il taglio della rappresentanza parlamentare determinerà presumibilmente i suoi effetti più sensibili proprio nei territori con minore popolazione, che già finora hanno potuto portare un numero proporzionalmente minore di propri rappresentanti alle Camere, e vedranno, quindi, dalle prossime elezioni, contrarsi ancora di più la possibilità di esprimere una composizione adeguatamente rappresentativa e pluralistica di eletti nel proprio territorio.

Al riguardo, se nessuna obiezione è mossa, alcun dibattito in merito è sollevato, nell’informazione, nei media, ma soprattutto tra i Parlamentari e nelle sedi dei Consigli Regionali di quei territori che più di altri vanno incontro a un simile destino, dovremmo forse essere rassicurati dalla conclusione che tale riforma goda di un favore plebiscitario tra la popolazione italiana e i suoi rappresentanti politici di ogni livello. Oppure, più banalmente e tragicamente per le istituzioni della Repubblica, che la sottrazione deliberata, totale e assoluta di anche un solo minuto di informazione, analisi e dibattito sui temi della rappresentanza democratica, sugli effetti della riforma costituzionale approvata e sul nodo tecnico della data ultima del 9 gennaio perché possa essere data infine la parola al popolo sovrano in merito a una simile decisione, renda di fatto carta straccia il diritto di ogni cittadino e di una vasta parte dei suoi rappresentanti a poter conoscere per deliberare il significato, il grado e il valore futuri del proprio agire democratico. Nessuno lo sa, nessuno ne parla e nessuno deve saperlo o interessarsene. 

Non è mai accaduto prima d’ora nella storia della Repubblica che una riforma costituzionale sia stata portata avanti in un simile clima di ricercato disinteresse dell’opinione pubblica, di elusione di ogni proposta di confronto e discussione, infine senza che si rendano agevoli le condizioni per convocare un referendum confermativo. Eppure, ciò di cui parliamo riguarda i principi costituzionali stessi, esposti ora al rischio di un potenziale depauperamento delle condizioni e della vita democratica del Paese, senza che il cittadino, al di là di come la pensi, possa esserne messo a conoscenza.  Signor Presidente, nelle funzioni di sommo garante della Costituzione che esercita, le chiediamo di intervenire con estrema urgenza, per ripristinare il diritto sottratto ai cittadini della Repubblica ad essere informati”.

Chi scrive conosce abbastanza bene i radicali. Su questioni cruciali come il diritto ad essere informati, il dovere di informare, spesso hanno dovuto intraprendere iniziative nonviolente gravose come lunghi digiuni. Una volta – solo una volta! – non è il caso di agire e intervenire prima?

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