Roberto Bertoni. Un bisogno globale di sinistra

Roberto Bertoni. Un bisogno globale di sinistra
Con la vittoria congressuale del duo di sinistra composto da Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, anche l’SPD, dopo tre lustri di Grande coalizione, svolta a sinistra. Ed è proprio l’alleanza con la CDU di Angela Merkel, ormai diventata pressoché strutturale, ad essere messa in discussione dalla nuova segreteria socialdemocratica, anche sulla spinta delle battaglie compiute dai giovani della Jusos, la giovanile del partito che da tempo si batte per la riaffermazione dei princìpi e delle tradizioni storiche del partito che fu di Willy Brandt. E così, alla vigilia delle elezioni inglesi, in cui non è affatto detto che Corbym sia destinato a soccombere, come tanti opinionisti, nostrani e non solo, sembrano auspicare, bisogna prendere atto che il bisogno di sinistra è ormai globale, una necessità che ha invaso l’Occidente e che segna, finalmente, l’inizio di una nuova stagione. Si è concluso, dopo trent’anni ingloriosi, il blairismo che dagli anni Novanta ha condotto la sinistra mondiale su posizioni sempre più di destra, con la famigerata riunione di Firenze a suggellare il degrado morale di una comunità che solo ora, dopo innumerevoli sconfitte e in un pianeta che rischia il collasso, sta ricominciando ad avere un senso e una ragione di esistere.
Senza grillismi né rottamazioni di sorta, è doveroso affermare che la classe dirigente che si è resa responsabile di questa deriva, che ha esaltato il liberismo, benché temperato da qualche gentile concessione di natura sociale, che ha esaltato le riforme lacrime e sangue di Schröder e, in molti casi, i tagli al welfare, le privatizzazioni selvagge e, talvolta, persino le guerre di Blair, simbolo del suo vassallaggio a Bush e alla destra americana, quella classe dirigente deve passare la mano. Sarà ricordata come una delle peggiori di sempre, preludio del disastro successivo, complice di politiche che hanno messo a repentaglio la tenuta stessa della democrazia e l’avvenire di almeno tre generazioni. Tracciando un bilancio e un giudizio critico sul suo operato, si salva poco o nulla. Il blairismo è la causa scatenante di ingiustizie e disuguaglianze, al punto che la stessa Brexit, probabilmente, affonda le sue radici negli errori del New Labour, responsabili di aver reso la società britannica un’arena in cui non esiste piu un brandello di affetto, di amicizia, di solidarietà, in cui a farla da padrone è il concetto hobbesiano dell’uomo lupo nei confronti degli altri uomini, in cui l’individualismo thatcheriano ha trionfato per un trentennio, fino a costruire un contesto di monadi in guerra fra loro, oltre che con se stesse.
Comunque vadano le elezioni del prossimo 12 dicembre, dunque, non sarà possibile tornare indietro. Anche se dovesse vincere Johnson, dovrà arrendersi al cambiamento in atto o, comunque, ne sarà duramente condizionato. Così come, dall’altra parte dell’Oceano, nessuno potrà prescindere dalle idee e dalle proposte di Sanders, grazie alle quali tanto Biden quanto Bloomberg sembrano dei relitti provenienti da un’altra epoca, due difensori di un mondo che non esiste più, di un’élite benestante ed egoista che trema all’idea di veder diminuire i frutti della propria avidità ma, al contempo, è ben cosciente che così non si possa andare avanti. Ovunque nel mondo, nei paesi anglosassoni come in Spagna, dove peraltro è  in corso un’importantissima conferenza sul clima che ha visto la partecipazione della giovane attivista svedese Greta Thunberg, è in atto un ripensamento del paradigma socio-economico, una messa in discussione del modello di sviluppo e un dibattito avanzato sul ruolo deleterio del capitalismo nell’economia globale. Si avverte, insomma, un diffuso bisogno di sinistra, di cambiamento, di un ripensamento radicale dei rapporti di forza, di una lotta contro l’ingiustizia e la sopraffazione del potere, derivante dal denaro e dagli squilibri provocati dalla sua assurda concentrazione in poche mani, che non può lasciarci indifferenti.
Si avverte un bisogno collettivo di solidarietà, di gentilezza, di rispetto per la natura e per il prossimo che, anche se ancora non si è palesato nelle urne, almeno non con l’intensità che sarebbe stata auspicabile, ha comunque smosso le acque. I ragazzi dei Fridays for future, le Sardine nostrane, le piazze spagnole che hanno poi trovato in Podemos e adesso, in parte, nel nuovo PSOEZ di Sánchez una rappresentanza, i movimenti nati in America dalla candidatura di Sanders, la rivista Jacobin e molte altre esperienze della stessa natura ci dicono che c’è una generazione di ventenni e di trentenni che ha compreso quale sia realmente il nemico, ossia il liberismo selvaggio che ha appestato il mondo sviluppatosi dopo l’abbattimento del Muro di Berlino.
Il problema sorge se non trovano degli interlocutori all’altezza, come finora, purtroppo, è accaduto in Italia. Ma l’esigenza rimane e i vuoti, in politica, non esistono. Se prova a colmarli la peggior destra di sempre, e magari ci riesce pure, sarà la fine.
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