Madrid. Apre la Cop25. Guterres, Onu: “cambiamento climatico, la scelta è tra speranza e capitolazione”. In Spagna anche una delegazione di studenti italiani

Madrid. Apre la Cop25. Guterres, Onu: “cambiamento climatico, la scelta è tra speranza e capitolazione”. In Spagna anche una delegazione di studenti italiani

Le delegazioni di 196 Paesi firmatari dell’accordo di Parigi del 2015 si riuniscono oggi e per 12 giorni alla COP 25 di Madrid, la conferenza sul clima dell’Onu, organizzata all’ultimo minuto nella capitale spagnola, dopo il ritiro di Brasile e Cile. Nell’immediata vigilia dei lavori, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha avvertito che “il punto di non ritorno” è ormai vicino. Dopo il ritiro del Brasile, che vi aveva rinunciato nel novembre 2018, in seguito all’elezione del presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, il Cile si era offerto volontario per ospitare la COP 25 nel 2019. Ma lo scorso 30 ottobre, il presidente cileno ha finito per annunciare che il suo Paese, alle prese con una protesta sociale che non si indebolisce, ha rinunciato a ospitare la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Il giorno successivo, la Spagna si è offerta di ospitare la conferenza sui cambiamenti climatici, nelle stesse date previste inizialmente in Cile. Data l’urgenza del calendario, la proposta è stata accettata due giorni dopo dalle Nazioni Unite.

Il segretario generale dell’Onu, la scelta è tra speranza e capitolazione

“Siamo in una congiuntura critica nei nostri sforzi collettivi per limitare il pericolo del riscaldamento globale. Entro la fine del prossimo decennio saremo su uno dei due percorsi: uno è il percorso della resa, in cui abbiamo camminato nel sonno oltre il punto di non ritorno, mettendo a rischio la salute e la sicurezza di tutti su questo pianeta. Vogliamo davvero essere ricordati come la generazione che seppellì la testa nella sabbia, che armeggiò mentre il pianeta bruciava? L’altra opzione è la via della speranza. Un percorso di risoluzione, di soluzioni sostenibili. Un percorso in cui rimangono più combustibili fossili dove dovrebbero essere – nel terreno – e dove siamo sulla strada della neutralità del carbonio entro il 2050” dice il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres, aprendo la COP25 sui cambiamenti climatici a Madrid. Secondo Guterres, “questo è l’unico modo per limitare l’aumento della temperatura globale ai necessari 1,5 gradi entro la fine di questo secolo. La migliore scienza disponibile, attraverso il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, ci dice oggi che andare oltre ciò ci porterebbe a un disastro catastrofico. Milioni di persone in tutto il mondo, in particolare i giovani, chiedono ai leader di tutti i settori di fare di più, molto di più, per affrontare l’emergenza climatica che stiamo affrontando. Sanno che dobbiamo prendere la strada giusta oggi, non domani. Ciò significa che ora devono essere prese decisioni importanti”.

Il segretario generale dell’Onu ricorda che “gli ultimi dati appena pubblicati dall’Organizzazione meteorologica mondiale mostrano che i livelli di gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto un nuovo record. I livelli globali medi di anidride carbonica hanno raggiunto 407,8 parti per milione nel 2018. Non molto tempo fa, 400 parti per milione erano viste come una svolta impensabile. L’ultima volta che si è verificata una concentrazione di CO2 comparabile è stata tra 3 e 5 milioni di anni fa, quando la temperatura era tra 2 e 3 gradi Celsius più calda e il livello del mare era da 10 a 20 metri più alto di oggi”. I segnali, sottolinea, sono inequivocabili: “Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati. Le conseguenze si stanno già avvertendo sotto forma di eventi meteorologici più estremi e catastrofi associate, dagli uragani alla siccità, dalle inondazioni agli incendi. Le calotte polari si stanno sciogliendo. Nella sola Groenlandia, a luglio si sono sciolti 179 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Il permafrost nell’Artico si sta scongelando 70 anni prima delle proiezioni”. Quanto basta per affermare che la misura è colma: “L’anno scorso dissi che avevamo bisogno di fare progressi sulla tassazione dei ricavi da carbone e assicurarsi che siano più costruite centrali a carbone dopo il 2020. Ma dobbiamo anche assicurare la transizione a una green economy sia una giusta transizione, in termini di impatto per i lavoratori, di nuovi posti di lavoro, di educazione e di reti sociali di sicurezza”.

L’appello delle isole Marshall, ‘lottiamo per non morire’

Quella contro il cambiamento climatico “è una lotta fino alla morte”. E’ l’allarme lanciato alla conferenza Onu di Madrid dalla presidente delle Isole Marshall, arcipelago in mezzo al Pacifico che la settimana scorsa è stato travolto da forti ondate che hanno provocato disastri nella capitale. Hilda Heine – riferisce la Bbc – è intervenuta nella giornata inaugurale di Cop25, la conferenza internazionale sul clima ospitata dalla capitale spagnola. Ed ha ricordato che il suo paese da tempo deve fare i conti con l’aumento delle maree, provocato dal riscaldamento globale. “L’acqua – ha affermato – copre gran parte della nostra terra una o più volte ogni anno mentre noi cerchiamo di fronteggiare le maree”. Ed ha ricordato che, “mentre parliamo, centinaia di persone sono state costrette ad evacuare le loro case nella nostra capitale Majuro”. “E’ una lotta fino alla morte per chiunque non sia pronto a fuggire. Come nazione rifiutiamo di fuggire. Ma rifiutiamo anche di morire”, ha aggiunto.

Il presidente venezuelano Maduro a Cop25, la lotta al cambio climatico è contro il modello capitalistico

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro rivendica “un’azione mondiale” in difesa della “Casa comune”, accusando coloro che negano l’esistenza del riscaldamento globale, con una chiara allusione al presidente americano Donald Trump: “Chi non vuole vedere l’emergenza climatica o soffre di una disabilità visiva o vive alla Casa Bianca”. In occasione della Cop25, Maduro ha inviato una lettera ai Capi di Stato e di governo e ai “popoli fratelli del mondo”, sia come presidente venezuelano che “convivente di questa Madre Terra”. “Chiedo dal Venezuela un’azione globale inevitabile e inappellabile in difesa della specie umana e della Casa comune che ci ospita” scrive Maduro. Per il presidente venezuelano “il cambiamento climatico è oggi una realtà innegabile”. Bisogna quindi agire nel breve termine altrimenti “corriamo il rischio di causare danni irreversibili al nostro pianeta e, di conseguenza, affrontare calamità climatiche molto più devastanti”. La radice strutturale del problema, secondo Maduro, “si trova nel modello capitalista” perché ha imposto “un’ideologia del consumismo irrazionale”. “Ecco perché non può esserci giustizia climatica senza giustizia sociale” scrive Maduro sottolineando che “la lotta ai cambiamenti climatici è una lotta contro i sistemi economici sfruttatori e belligeranti, contro la crescita economica irresponsabile e il consumismo sfrenato”. Secondo Maduro la responsabilità storica è dei paesi industrializzati ma a farne maggiormente le spese sono “i popoli del sud”: “i più vulnerabili dal punto di vista socioeconomico e demografico. Siamo in prima linea di estinzione di massa a causa della crisi climatica”. E’ giunto, quindi, “il momento di alzare la voce con coraggio e determinazione” afferma Maduro che aggiunge: “Non c’è più tempo. Né margini di manovra per le mezze misure, per i negoziati dietro le quinte, per dichiarazioni di buone intenzioni, non c’è alternativa se non quella di combattere contro un sistema di dominazione totalmente predatorio e quindi difendere, o meglio, salvare, chi ci ha dato la vita e la possibilità di trasmetterla”. Maduro non parteciperà alla Cop25, ma ha inviato il vicepresidente per la comunicazione, il turismo e la cultura, Jorge Rodríguez, che è a capo della delegazione venezuelana.

Gli studenti italiani a Madrid per la Cop 25

“Noi giovani dall’Italia e dal mondo protesteremo a Madrid fuori dai palazzi del potere, perché non c’è più tempo”: a dirlo è Giacomo Cossu, Coordinatore nazionale di Rete della Conoscenza. “I potenti della Terra fanno tanti proclami per la difesa dell’ambiente, ma secondo le Nazioni Unite stiamo andando verso un aumento della temperatura terrestre di 3,2 gradi anziché rispettare il limite di 1,5 previsto dagli Accordi di Parigi. Non ci sono politiche sufficienti per la transizione ecologica, i governi continuano a dare sussidi per le fonti fossili: in Italia ammontano a 19 miliardi e questa Legge di Stabilita’ non prevede una riduzione sufficiente. Siamo davanti ad un Green New Fake italiano, altro che green new deal. Con gli scioperi globali stiamo denunciando la catastrofe, ma la politica continua a tutelare gli interessi delle grandi multinazionali. Ora basta, vogliamo decidere noi sul nostro futuro” che “viene prima degli interessi del mercato” prosegue Cossu. “Parlano di innovazione e futuro, ma non investono sull’istruzione – afferma Giulia Biazzo, Coordinatrice nazionale di Unione degli Studenti – senza la diffusione della conoscenza e’ impossibile cambiare sistema economico. Vogliamo l’istruzione gratuita, la garanzia del diritto allo studio per tutta la nostra generazione. Nelle scuole vogliamo imparare con metodi democratici, impegnandoci a disegnare noi stessi quale sarà la società in cui vivremo. Vogliamo immaginare le città del futuro in cui restare, non da cui emigrare come avviene oggi, in cui vengano garantiti i diritti sociali”. “Il settore della ricerca scientifica e’ in gran parte finanziata dai privati che usano combustibili fossili – riferisce Camilla Guarino, Coordinatrice nazionale di Link Coordinamento universitario – questa e’ una grave responsabilità della politica, che non finanzia la ricerca pubblica. Anche la Legge di Stabilità del nostro Governo prevede pochissime risorse per l’università e la ricerca. Così non è possibile alcuna transizione ecologica, né è possibile innovare il sistema produttivo per garantire alla nostra generazione posti di lavoro di qualità e non dannosi per l’ambiente”.

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