Governo, Conte invita la maggioranza a rivedere l’Agenda a gennaio. Pd, M5S e Leu plaudono. Molti i punti divisivi. Landini: grande alleanza per salvare il Paese

Governo, Conte invita la maggioranza a rivedere l’Agenda a gennaio. Pd, M5S e Leu plaudono. Molti i punti divisivi. Landini: grande alleanza per salvare il Paese

“Un attimo dopo” l’approvazione della manovra “mi farò portatore” di una verifica di governo a gennaio, è “assolutamente necessario” per arrivare al 2023 afferma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a margine di un’iniziativa dell’Eni a Roma. “Non è necessario un nuovo contratto di governo, è necessario chiarire il cronoprogramma” specifica il premier, “perché è vero che abbiamo già dei punti programmatici ben chiari che sono alla base di questo governo, ma è anche vero che non abbiamo scritto quali sono le priorità”. Inoltre, prosegue il primo ministro, “il Paese vuole chiarezza, non possiamo permetterci di proseguire con dichiarazioni, diverse sensibilità, sfumature varie, diversità di accenti”. Conte spiega che “non è solo un problema di cosa fare a febbraio o a marzo, o nel 2020. Noi abbiamo preso l’impegno a governare questo Paese fino al 2023: alcune urgenze che il Paese ci chiede sono riforme strutturali e non possiamo prendere in giro i cittadini dicendo che facciamo in due o tre mesi una riforma strutturale. Per cambiare il Paese abbiamo bisogno di un po’ di tempo. Se le forze politiche vogliono rispondere diversamente perché hanno un orizzonte diverso, lo dovranno dire: ci confronteremo, ma non ho in questo momento alcun dubbio che l’impegno che verrà fuori impegnerà fino al 2023”.

Parole in linea con quelle del segretario del Pd Nicola Zingaretti: “Chiudiamo bene la manovra economica. Poi, con il presidente Conte, lavoriamo ad una nuova Agenda 2020 per riaccendere i motori dell’economia, per creare lavoro, per sostenere la rivoluzione verde, per rilanciare gli investimenti, per semplificare lo Stato, per sostenere la rivoluzione digitale, per le infrastrutture utili, per investire su scuola, università e sapere”. Il capo politico M5S Luigi Di Maio invece commenta: “La condivisione interna di dover stilare un’agenda con precise priorità per il Paese, come chiesto già settimane fa dal M5S, dimostra che ci sono le basi per fare ancora meglio. E in questa cornice, di condivisione e convergenza di vedute, il governo deve andare avanti su temi fondamentali per gli italiani come la casa, la sanità, il lavoro. Penso sia dunque doveroso stilare una lista di priorità andando anche a individuare le tempistiche per l’approvazione di importanti provvedimenti, vale a dire un cronoprogramma da gennaio, per portare avanti con trasparenza le cose che abbiamo promesso agli italiani”.

“L’idea che dopo la legge di bilancio ci si metta tutti insieme a definire l’agenda per il 2020 va nella direzione giusta” dice il ministro della Salute Roberto Speranza, a margine di una riunione del Consiglio Epsco Salute a Bruxelles. “Non credo che” il presidente del Consiglio Giuseppe Conte “abbia usato la parola verifica – aggiunge Speranza – che non mi convince. Ma credo che sia opportuno immaginare un grande momento in cui definiamo insieme l’agenda 2020. Questo governo è nato in poche settimane in agosto, di fronte ad una crisi aperta al buio da una spiaggia”. “Io credo molto in questo governo: sono convinto che aver fatto cadere il muro di incompatibilità tra M5S e centrosinistra sia stata la scelta giusta”, conclude.

Maurizio Landini intervistato da Repubblica: una grande alleanza con governo e imprese

Serve un progetto per l’Italia, condiviso da governo, sindacati e imprese per impedire che il Paese “si sbricioli sotto i colpi di un processo di deindustrializzazione”. E’ la proposta che lancia il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervistato da “La Repubblica”. “Il lavoro, la qualità del lavoro e i diritti di chi lavora – dice il leader sindacale – devono essere al centro di questo progetto per governare la transizione verso un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile ma anche la trasformazione tecnologica in atto nel sistema produttivo”. “C’è l’aumento dell’insicurezza e della precarietà delle persone che per vivere devono lavorare. Cinquant’anni fa tutte le forze politiche, con l’astensione del Pci, votavano lo Statuto dei lavoratori. In questi anni, invece, hanno votato tutti per frantumare il diritto del lavoro”. Il segretario generale della Cgil prosegue, “è successo questo: siamo passati dal lavoro tutelato e dignitoso a quello precario e allo sfruttamento degli appalti, dei subappalti, delle finte cooperative”. “La domanda dell’uomo forte in gran parte nasce dalla solitudine di chi lavora o di chi non lo trova di fronte a questi processi. La risposta sta nel lavoro, nella qualità del lavoro; nella ricostruzione delle ragioni collettive e dell’agire comune” sottolinea il leader della Cgil riferendosi ancora a quanto emerso del Rapporto del Censis. “La proposta della Cgil è nota: cancellare il Jobs act e varare la Carta universale dei diritti che riconosce stesse tutele e stessi diritti a tutti coloro che lavorano a prescindere dal rapporto”. Insomma, “è necessario – prosegue – ricomporre la frantumazione del lavoro. E oggi siamo di fronte a due nuove sfide epocali: il cambio di paradigma produttivo con la rivoluzione digitale, e la domanda di un diverso modello di sviluppo compatibile con la difesa dell’ambiente”. “Entrambe – conclude il leader della Cgil – stanno cambiando il modo di produrre e di lavorare. Non è un caso che siano le giovani generazioni a mobilitarsi, perché è in gioco il loro futuro”.

E il proporzionale spagnolo non convince. Torna lo spettro del voto? 

Nonostante la proposta di Giuseppe Conte e senza tener conto dell’intervista di Landini, in Parlamento le forze politiche si strattonano sulla legge elettorale, e sul suo impianto, che vorrebbe premiare questo e quel partito. Dato ormai per assodato il ritorno al proporzionale, è la soglia di sbarramento (nazionale o circoscrizionale, e quanto alta?) a marcare le distanze tra le forze politiche che sostengono il governo. Ma potrebbe creare frizioni anche la questione della lunghezza delle liste, e la possibilità di candidature ‘blindate’ o, per contro, la reintroduzione delle preferenze. E se in un primo momento un modello simil spagnolo sembrava essere in pole position tra le ipotesi sul tavolo, con il passare delle ore il sistema elettorale adottato a Madrid non sembra più riscuotere grandi favori. C’è il no secco di Italia viva, ma anche le forti perplessità all’interno del Pd, che venerdì riunirà la direzione proprio per discutere di legge elettorale. Anche tra i pentastellati lo spagnolo incassa un modesto entusiasmo. Quanto a Leu, si tratta di definire bene le circoscrizioni, perché se sono troppo piccole si crea uno sbarramento implicito altissimo, è il ragionamento. Lo spagnolo, viene spiegato, non appassiona nemmeno la Lega, che pure si dice pronta a ragionare sul proporzionale purché la riforma elettorale non diventi la scusa per allungare la legislatura. Un punto fermo, però, al momento c’è: i dem faranno di tutto pur di evitare un ritorno alle urne con l’attuale sistema, il Rosatellum. Tanto più alla luce di un dibattito politico sempre più acceso e nel quale non si fa mistero del rischio alto di possibili nuove elezioni in tempi brevi. Se infatti è vero che il premier Conte ha rilanciato la necessità di una sorta di ‘verifica’ di governo, dando appuntamento a gennaio per ridefinire le priorità, e che la proposta sia stata subito accolta da Pd e M5s, e da Leu, è altrettanto vero che i fronti aperti nel governo e nella maggioranza sono ancora molti. E il ‘fattore tempo’ diventa una variabile fondamentale.

Intanto, sul Mes circola già una prima versione della bozza di Risoluzione della maggioranza, altro fattore di divisioni

“Lavorare affinché la discussione al Consiglio europeo di dicembre possa segnare un passo avanti significativo nel negoziato sul quadro finanziario pluriennale 2021-27, avvicinandoci al compromesso finale, per evitare ritardi che potrebbero avere gravi ricadute sulla programmazione e l’efficiente impiego delle risorse”, si legge nella bozza di risoluzione della maggioranza sul Mes e altre questioni europee, in vista del Consiglio del 12 e 13 dicembre al quale parteciperà il presidente Giuseppe Conte. La maggioranza impegna il governo a “sostenere e promuovere” riforme in ambito europeo “per una crescita economica sostenibile e socialmente inclusiva”, si legge nella bozza di risoluzione messa a punto in vista del voto del Parlamento previsto mercoledì. Una risoluzione articolata che va oltre la questione Mes e tocca i diversi aspetti del processo di integrazione europea (bilancio, politica industriale, mercato interno, investimenti). La maggioranza chiede di “accompagnare le riforme della Ue con una più generale riforma della governance economica e degli obiettivi”. Nella bozza si chiede di sostenere la Conferenza sul futuro dell’Europa, assicurando “un ruolo di primo piano” al Parlamento; favorire un costante dialogo strategico Ue-Africa; “sostenere” l’Europa negli sforzi per “un’attenuazione delle tensioni commerciali internazionali” e nella riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio. Infine, un passaggio sulla Brexit “per garantire un’uscita ordinata a tutela di cittadini e imprese e un’intesa ‘zero tariffe, zero quote e zero dumping”. Infine, ed è questo il punto centrale della discussione, anche se appare abbastanza involuto il periodare,  “assicurare l’equilibrio complessivo dei diversi elementi al centro del processo di riforma dell’Unione economica e monetaria (così detta logica di ‘pacchetto’ Mes, Bicc, Unione bancaria) approfondendo i punti critici del pacchetto di riforme. In particolare escludendo in ogni caso interventi di carattere restrittivo sulla dotazione di titoli sovrani da parte di banche e istituti finanziari e comunque la ponderazione dei titoli di Stato attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale”. Attendiamo il dibattito in Parlamento per capire meglio cosa voglia dire.

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