Usa. Al Congresso si apre il processo a Trump che potrebbe portare all’impeachment

Usa. Al Congresso si apre il processo a Trump che potrebbe portare all’impeachment

Donald Trump “s’interessava” più all’apertura di un’inchiesta che danneggiasse il suo rivale politico Joe Biden in Ucraina, che alla situazione di quel Paese. Ad affermarlo è stato l’ambasciatore degli Usa a Kiev, William Taylor, aprendo le audizioni pubbliche legate alle indagini lanciate dai Dem nella procedura per l’impeachment del presidente repubblicano. Che, mentre i due diplomatici convocati nella prima giornata di testimonanze snocciolavano la propria versione alla Camera, ha detto di essere “troppo occupato” per poter assistere alla diretta tv di questa “caccia alle streghe”. Nelle stesse ore, il magnate ha ricevuto l’omologo turco, Recep Tayyp Erdogan, con cui ha parlato di difesa e accordi commerciali. Un incontro scottante, sulla scia della situazione siriana e dell’offensiva turca contro i curdi seguita al ritiro Usa, ma messo nell’ombra: tutti i riflettori sono stati puntati sul Congresso.

Al centro di tutto è la telefonata del 25 luglio scorso fra Trump e l’omologo ucraino, Volodymyr Zalensky: il sospetto è che il repubblicano abbia trattenuto aiuti militari a Kiev per ‘ricattare’ Kiev, spingendola ad aprire un’inchiesta sull’ex presidente Biden, ora favorito tra i Dem in vista del voto 2020, e sul figlio Hunter. La rivelazione, a metà settembre, ha fatto detonare la decisione dei Dem di aprire l’indagine: il sospetto è abuso di potere a scopi personali. Taylor ha raccontato che un suo collaboratore chiese all’ambasciatore degli Usa all’Ue, Gordon Sondland, della chiamata: il diplomatico “rispose che Trump s’interessava più dell’inchiesta su Biden”. Trump “ha invitato l’Ucraina a interferire nelle nostre elezioni? Ha commesso abuso di potere?”, si è domandato il deputato Adam Schiff aprendo le audizioni pubbliche, dopo che quelle a porte chiuse sono proseguite per settimane. “La questione è così semplice, e anche così terribile”, ha aggiunto il democratico, che monitora l’inchiesta. Ha anche ribadito che l’identità dell’informatore principale non sarà rivelata, per proteggerlo da rappresaglie: un ‘no’ ai colleghi del Gop, e a Trump, che vorrebbero vederlo testimoniare di persona. I repubblicani intanto continuano a denunciare “una campagna di calunnie orchestrata con minuzia dai media”, ricalcando l’espressione “caccia alle streghe” cara a Trump.

Taylor ha poi descritto i tentativi dell’avvocato particolare del magnate, Rudy Giuliani, di mettere in atto un canale diplomatico “irregolare e informale” con Kiev: canale che avrebbe operato in parallelo a quello ufficiale, “contro gli obiettivi a lungo termine della politica americana”. “A metà agosto, mi è parso evidente che gli sforzi di Giuliani per preparare inchieste politiche contaminavano ormai” le relazioni tra Kiev e Washington, ha poi aggiunto George Kent, alto funzionario del dipartimento di Stato specializzato sull’Ucraina, il secondo a testimoniare davanti ai deputati e alle telecamere. E Taylor ha ribadito quanto aveva già detto a porte chiuse: Sondlabd a settembre gli disse che lo scongelamento dei fondi era “condizionato” all’apertura delle indagini”.

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