Spagna. Tra Sanchez, Psoe, e Iglesias, Podemos, un’intesa per il governo che avrà bisogno della conferma dei loro militanti e di altri partner in Parlamento

Spagna. Tra Sanchez, Psoe, e Iglesias, Podemos, un’intesa per il governo che avrà bisogno della conferma dei loro militanti e di altri partner in Parlamento

L’esito delle elezioni di domenica scorsa in Spagna ha portato il leader del Psoe Pedro Sanchez ad aprire alla formazione Podemos di Pablo Iglesias per creare un governo di coalizione e superare lo stallo politico in cui si trova il paese. L’accordo, che non è stato ancora concluso, sarà simile a quello che stavano per chiudere a luglio, con una vicepresidenza e tre ministeri a Podemos, secondo fonti negoziali al quotidiano spagnolo “El Paìs”. Non ce l’avevano fatta in sei mesi e ci sono riusciti in sei ore, ancora frastornati dalle elezioni di domenica che li hanno penalizzati entrambi. Il socialista Pedro Sanchez e il leader di Podemos, Pablo Iglesias, hanno raggiunto uno “storico accordo” per governare la Spagna. Ma non sarà sufficiente: mancano ancora 21 voti per la maggioranza assoluta del Parlamento. Inoltre, il Psoe, secondo l’articolo 478 del suo Statuto dovrà porre l’intesa al voto dei suoi iscritti tra il 22 e 23 novembre prossimi. Ma nessun dirigente socialista nutre dubbi sul fatto che la consultazione sarà favorevole al patto tra Sanchez e Iglesias. E anche Podemos ha deciso di coinvolgere i suoi militanti nella decisione di appoggiare un governo coi socialisti, anche se ancora non è dato sapere quando e con quali modalità e regole.

L’intesa preliminare è stata firmata al Congresso suggellando l’alleanza con strette di mani e abbracci, lasciandosi alle spalle le divergenze che nei mesi scorsi li avevano portati a preferire le urne all’alleanza. Il governo che per ora può contare sui 120 seggi del Psoe e i 35 di Podemos avrà bisogno dell’appoggio anche di altre formazioni per avere i 176 deputati sui 350. “Il nostro desiderio è ottenere il sostegno della maggioranza nella Camera”, ha anticipato il premier uscente Sanchez. Il piano è di avvicinare i gruppi minori “per ottenere una maggioranza stabile e sostenuta che renderà possibile non solo un voto di fiducia ma una legislatura”. Iglesias si dice “lieto di formare un governo di coalizione progressista che coniuga l’esperienza del Psoe con il coraggio di Podemos. Questo è il miglior antidoto contro l’estrema destra”. “Come ha dimostrato la notte delle elezioni – ha aggiunto – quella che era un’opportunità storica ad aprile, è diventata una necessità storica oggi”. Una necessità dettata dall’avanzata dell’estrema destra di Vox che non solo ha prosciugato i voti della formazione centrista di Ciudadanos, ma ha raddoppiato il proprio consenso, passando da 24 a 52 seggi. I socialisti di seggi ne hanno persi tre (ottenuti dalla new entry Mas Paìs che appoggerà il governo) e Podemos ne ha ceduti sette.

Ora, Psoe e Podemos avranno bisogno di più supporto e quasi sicuramente dell’astensione della Sinistra Repubblicana di Catalogna (Erc). La somma degli eletti del Psoe e Podemos raggiunge quota 155 e risulta al momento impossibile allargare la coalizione al punto da arrivare a quota 176, la soglia minima per la maggioranza assoluta. I voti a favore del nascente governo potrebbero arrivare a 168 con l’incorporazione, probabilmente, di diversi deputati di piccoli partiti, e fino a 170 se si unisse anche la coalizione delle Canarie. Ma anche così, Sanchez per ottenere l’investitura dovrà negoziare l’astensione con i movimenti indipendentisti catalani e baschi di Erc e Euskal Herria Bildu.

La Sinistra Repubblicana di Catalogna (Erc) ed EH-Bildu, partiti indipendentisti rispettivamente della Catalogna e Paesi Baschi, hanno stabilito immediati contatti già mercoledì, non appena appresa la notizia dell’accordo raggiunto tra Psoe e Podemos, per dare una risposta congiunta all’offerta del governo di coalizione progressista. La posizione di Erc (13 seggi) e Bildu (5 seggi) è essenziale per consentire, almeno con la loro astensione in una seconda votazione una nuova investitura al premier ad interim Pedro Sanchez. Erc ha annunciato che accetterebbe di sedersi e negoziare se si presume che il problema esistente in Catalogna è di natura politica con lo Stato e non interno, di coesistenza, come evidenzia il punto 9 del patto firmato tra Sanchez e Pablo Iglesias. Intanto manifestanti dell’indipendentismo catalano proseguono per il terzo giorno il blocco dell’AP-7 dopo che ieri è stato necessario l’intervento al confine di La Junquera della Gendarmeria francese. L’operazione si è conclusa con una ventina di fermi, e nonostante la chiusura del blocco fatta dal movimento Tsunami Democratic, i manifestanti (circa 200) mantengono le barricate su un tratto a sud. La piattaforma ha definito la sua azione di protesta di tre giorni “un successo assoluto” e ha annunciato che “si prepara a nuove azioni”.

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