Spagna. Elezioni legislative. I socialisti primo partito (28%), Podemos arretra (12,8), popolari in ascesa (20,8), exploit della estrema destra di Vox (15,1). Rebus governo

Spagna. Elezioni legislative. I socialisti primo partito (28%), Podemos arretra (12,8), popolari in ascesa (20,8), exploit della estrema destra di Vox (15,1). Rebus governo

Il Partito Socialista di Pedro Sanchez vince le elezioni spagnole ma si ferma a una soglia di parlamentari ben lontana dalla maggioranza. Al secondo posto, in crescita, il Partito Popolare ma il vero exploit, purtroppo, è quello previsto dell’estrema destra di Vox che si impone come terza forza politica della Spagna raddoppiando la rappresentanza parlamentare. Male Podemos, ancora peggio Ciudadanos. Questo in sintesi l’esito delle quarte elezioni iberiche in altrettanti anni. Un risultato che lascia inevitabilmente spazio a scenari di coalizione. Con quasi il 100% dei voti scrutinati il Psoe è a 120 seggi (28%), un risultato pressoché identico ai 123 ottenuti lo scorso aprile. Secondo si piazza il Partito Popolare, in crescita a 87 (20.8%) e terzo Vox a 52 (15.11%). Al quarto posto c’è Unidas Podemos con 35 (12.8%) mentre Ciudadanos si fermerebbe addirittura a 10 (6.8%). Tutti i partiti sono quindi lontani dai 176 richiesti per avere la maggioranza. Nonostante una lieve flessione rispetto ad aprile scorso, che però aveva segnato il record negli anni della democrazia, buona comunque l’affluenza al voto pari quasi al 70% dei votanti.

Boom dell’estrema destra, ritirata dei socialisti, collasso dei liberali: si complica ulteriormente la situazione politica spagnola all’indomani delle legislative di domenica. Un risultato che, invece di risolvere lo stallo per la formazione di governo, ha aggravato le difficoltà di articolazione della maggioranza. Vincitore ‘parziale’, il capo del governo uscente, il socialista Pedro Sanchez, ha perso la sua scommessa di uscire rafforzato dalle quattro elezioni indette in quattro anni per porre fine all’instabilità politica che mina il paese dal 2015. Al contrario, il Psoe ha perso altri seggi arrivando a 120 deputati contro i 123 dopo le ultime elezioni di aprile. I liberali di Ciudadanos sono crollati a 10 deputati contro 57, il che ha spinto il leader Albert Rivera ad annunciare le sue dimissioni e il ritiro dalla politica. La vera sorpresa è stato l’exploit del partito di estrema destra Vox che ha più che raddoppiato i voti, passando a 52 seggi su 350 e divenendo il terzo partito di Spagna. In questo Parlamento ancora più frammentato, la formazione di un nuovo governo sarà un enigma sempre più difficile da risolvere. Nel quadro già articolato, si inseriscono i popolari, che hanno alzato l’asticella a 88 seggi dopo il peggior risultato della storia ottenuto ad aprile (66).

Sanchez sperava di poter contare su un’astensione in extremis del PP durante un voto di fiducia in aula per governare in minoranza. Ma questa opzione si sta allontanando tanto che lo stesso segretario organizzativo del Psoe, il ministro dello Sviluppo Josè Luis Abalos, ha ribadito che il partito socialista non sta guardando a una grande coalizione con il Partito Popolare, ma aspira ad un governo “a carattere progressista”. Questo perché la destra “continua a non assumersi le sue responsabilità”. Il premier in carica ha però già fatto sapere che questa volta l’obiettivo di formare una maggioranza parlamentare sarà raggiunto a ogni costo e ha annunciato che presenterà già nelle prossime ore la sua proposta (estesa ad altri partiti minori), al termine della riunione del comitato esecutivo federale. Dal canto suo, il leader del partito di ultradestra spagnolo, Santiago Abascal, ha ribadito la volontà di Vox di restare all’opposizione. La formazione del governo, ha spiegato, “non è responsabilità di Vox. Gli spagnoli ci hanno votato per fare opposizione. Voteremo contro qualsiasi governo del Psoe. Non voteremo a favore né ci asterremo. La responsabilità appartiene agli altri”. Il leader dei popolari, Pablo Casado, seppure sottolineando l’enorme distanza che separa il suo partito dal Psoe, ha anticipato che ascolterà le proposte di Sánchez e poi agirà “con senso di responsabilità”. In caso di un’astensione parlamentare, che potrebbe facilitare l’investitura del leader socialista alla presidenza del governo, il rischio per i popolari è però di lasciare nelle mani dell’ultradestra di Vox le redini dell’opposizione all’esecutivo.

Lo sguardo dei socialisti potrebbe rivolgersi a sinistra, in particolare a Podemos che ha perso terreno ma che conta ancora 35 deputati. Le due formazioni però hanno posizioni molto differenti, soprattutto per quanto riguarda la crisi catalana senza contare che i numeri non tornerebbero comunque, perché le sinistre unite raggiungerebbero solo 158 seggi sui 176 della maggioranza assoluta al Congresso. Sanchez avrà dunque bisogno del sostegno di una parte degli indipendenti catalani, contro cui il socialista ha rafforzato il tono durante la campagna elettorale, o quella di Ciudadanos. E la preferenza sembra essere verso i liberali nonostante il crollo di preferenze e il ritiro del leader (annuncio che ha avuto come immediata conseguenza la convocazione di un congresso per decidere la nuova leadership e il futuro di un partito che, non più di un anno fa, ambiva a essere la forza-guida del centrodestra spagnolo). Da Bruxelles, intanto, la portavoce della Commissione europea Mina Andreeva ha dichiarato di sperare che “il processo porterà a un governo che permetterà alla Spagna di continuare a svolgere un ruolo attivo in Europa e oltre”.

 

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