Spagna. Elezioni legislative. Dal dibattito televisivo di 3 ore e mezza esce vincitore il leader socialista Sanchez. Podemos gli chiede un’alleanza di governo

Spagna. Elezioni legislative. Dal dibattito televisivo di 3 ore e mezza esce vincitore il leader socialista Sanchez. Podemos gli chiede un’alleanza di governo

Il premier socialista spagnolo, Pedro Sanchez è uscito vincitore, secondo i principali commentatori, dal lungo dibattito tra cinque principali candidati alle elezioni politiche anticipate di domenica prossima 10 novembre. La Catalogna è stata una delle questioni centrali del confronto, durato più di tre ore e mezza. Domenica gli spagnoli sono attesi alle urne per la quarta volta in 4 anni, a 7 mesi dalle legislative vinte dai socialisti che, però, non sono stati in grado di formare un governo. Nel frattempo Sanchez ha rafforzato le sue proposte nei confronti dell’indipendentismo catalano, in una competizione aperta dai toni duri con il conservatore del Partito popolare (Pp) Pablo Casado, e soprattutto con il leader di Ciudadanos, Alberto Rivera. Entrambi lo accusano di cercare voti a destra per raggiungere l’ambita maggioranza dei 140 seggi e quindi riuscire a governare. “Sanchez contro tutti”, hanno commentato alcuni osservatori, in riferimento alla critiche rivolte da più parti al premier uscente, accusato da alcuni di fare il gioco dei separatisti catalani e dagli altri di volersi alleare con la destra. Per la prima volta è stata invitata ad un dibattito televisivo l’estrema destra, rappresentata da Vox e dal suo leader Santiago Abascal, che ha incentrato la sua strategia su su sicurezza e immigrazione. Durante buona parte del dibattito Sanchez ha difeso il suo bilancio di governo, citando tra i successi conseguiti il Patto di Stato contro la violenza coniugale, l’emendamento del Codice penale in difesa delle donne, il congedo di paternità di 18 settimane nel 2024. Il premier uscente ha anche spiegato la sua iniziativa di riesumare le spoglie del dittatore Franco dal suo mausoleo per seppellirlo in un cimitero comune, ma i leader di destra lo hanno accusato di aver riaperto le ferite del passato. Guardando verso l’elettorato di destra, Sanchez propone di attuare riforme giudiziarie, tra cui la reintroduzione del reato di convocazione illegale di referendum, istituito dal Partito popolare per bloccare il piano dell’indipendentista Ibarretxe e poi rimosso dal Psoe dell’ex premier Zapatero.

Questa è una crisi di convivenza e non di indipendenza, quello che dobbiamo fare è aumentare gli spazi di dialogo e ridurre al massimo gli spazi di confronto tra catalani”, ha detto Sanchez sulla situazione in Catalogna. “Guardate, questo non è un souvenir del Muro di Berlino. Questa è una pietra miliare di Barcellona, della mia città. Questo è quello che lanciavano alla Polizia Nazionale, ai Mossos de squadra, ai negozi e ai ristoranti. Questo è quello che la gente faceva con le pietre”, ha replicato Albert Rivera, alla guida di Ciudadanos (centro-destra). Contro Sanchez, gli interventi più accaniti, scrive El Paìs, sono stati quelli del presidente Pp Pablo Casado, che ha esortato gli elettori desiderosi di votare Psoe a “conservare 1.000 euro in una busta, per pagarsi l’aumento delle tasse, concordato dai signori Sanchez e Iglesias”, e ha promesso in caso di vittoria del Partito Popolare una riduzione delle imposte di 700 euro. Una voce un po’ fuori dal coro è stata quella di Pablo Iglesias, leader di Unidas Podemos, che ha lanciato a Sanchez una nuova idea di alleanza, in un panorama politico spagnolo sempre più frammentato e da mesi in situazione di stallo. “Qui ci sono cinque candidati, perché in Spagna la politica bipartisan è finita. Sappiamo che non ci sarà la maggioranza assoluta per nessuno, quindi dobbiamo trovare un accordo. Penso che sia chiaro che ci sarà un accordo tra la coalizione di destra. E qui voglio essere molto sincero: penso che milioni di elettori di sinistra, sia di Unidas Podemos che del Partito Socialista, vogliono che abbandoniamo il gioco dello scaricabarile e che arriviamo finalmente ad un accordo per governare insieme”, ha detto Iglesias, che ha incentrato il suo intervento sul rafforzamento delle politiche sociali.

Il candidato populista Abascal si è invece concentrato sulle questioni legate alla sicurezza e all’immigrazione, dicendosi convinto che “un paese abbia bisogno di frontiere sicure, di un’immigrazione legale, ordinata, regolata e assimilabile. La risposta alla crisi demografica non può venire dall’importazione di milioni di persone dall’Africa che collochiamo in Europa. Spesso provengono da culture che non possono essere assimilate”. Sulla lotta al femminicidio, il leader di Vox ha insistito sulla “priorità di garantire la sicurezza delle donne, lasciando gli stupratori chiusi nelle carceri”.

Gli analisti prevedono un calo dell’affluenza a causa di chi vede in questa quarta tornata un altro voto inconcludente che difficilmente farà uscire la Spagna dal prolungato stallo politico-istituzionale. A pochi giorni dalle elezioni il clima di tensione è alle stelle a Barcellona, teatro ieri di forti proteste di piazza in occasione della visita del re Felipe VI, accompagnato dalla sua primogenita, la principessa Leonor. Bandiere indipendentiste catalane, slogan contro la monarchia e ritratti del re incendiati hanno monopolizzato la scena durante la visita della famiglia reale.

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