Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “Occorre un programma di sviluppo e di risanamento del Paese”

Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “Occorre un programma di sviluppo e di risanamento del Paese”

La legge di bilancio è stata criticata dalla Confindustria e dalla Corte dei Conti. Per i sindacati invece presenta luci e ombre. Qual è la sua opinione?

Gli obiettivi di questo governo erano quelli di neutralizzare l’aumento dell’IVA e delle accise e di evitare le elezioni. Il primo obiettivo è stato raggiunto, mentre per quanto riguarda il secondo mi sembra ci sia una confusione ancora maggiore rispetto all’alleanza giallo-verde. Comunque, a causa dei disastri del primo governo Conte non si poteva fare una legge di bilancio diversa. E non si poteva perché i tre quarti delle disponibilità economiche erano impegnate per evitare le clausole di salvaguardia. Dunque i margini di manovra erano molto ristretti. Detto questo, ciò che mi stupisce è che dinanzi alle grandi difficoltà del Paese manchi del tutto una visione strategica. All’interno della compagine governativa le polemiche si succedono una dietro l’altra e di fatto l’esecutivo non riesce a decidere. Il governo sta assieme per evitare le elezioni, ma non sta evitando il peggioramento della situazione economica e sociale. C’è un fisco da riformare, una crisi industriale spaventosa, non si sta cogliendo l’opportunità offerta dalle decisioni europee per lo sviluppo sostenibile e il dibattito politico si esaurisce su questioni come le misure sulla carta di credito, l’Iva sugli assorbenti o sulla plastica. Per carità, tutte cose importanti ma la direzione qual è? Dov’è che si vuole portare il Paese?  Qual è la visione strategica? A queste domande la legge di bilancio non risponde, così come più in generale non risponde l’azione del governo.

L’evasione fiscale in Italia è stimata intorno ai 109 miliardi di euro all’anno. Una cifra enorme. Qualche settimana fa Conte sembrava intenzionato a recuperarne una parte proprio in vista della legge di bilancio. Poi non se ne è più parlato. Per quale motivo?

Perché su questo problema si predica bene e si razzola male. Pensi ai condoni, all’annullamento delle multe e ad altre iniziative similari. Quante volte abbiamo sentito parlare di lotta dura contro gli evasori? E poi il comportamento dei governi, chi più chi meno, è stato di tolleranza. La lotta all’evasione fiscale si fa con un rapporto chiaro in cui sia le istituzioni sia i contribuenti sono rispettati. Purtroppo in Italia i cittadini non si fidano dello Stato e lo Stato non si fida dei cittadini. Guardi lo Statuto del contribuente: viene continuamente calpestato. Stabilisce che le norme non possono essere retroattive, invece la retroattività è permessa e viene chiamata pace fiscale. Un altro problema sono le norme complicate, spesso delle vere e proprie trappole. L’altra grande questione è la mancata trasparenza. Voglio dire, come in altri paesi la dichiarazione dei redditi deve essere pubblica. Negli Stati Uniti molte persone indicano sul proprio biglietto da visita la cifra che pagano per le tasse. È un modo per dimostrare di essere dei buoni cittadini. Da noi non è così. Quando nel 2008 Vincenzo Visco fece quest’operazione di trasparenza venne subissato di critiche e ci si fermò lì. E poi, credo che le misure fiscali debbano passare da un confronto con i corpi intermedi e gli ordini professionali. Così magari la smetteremo di sentir sempre parlare dell’idraulico mentre la maggiore evasione avviene tramite le fatture false.

Dalle sue risposte mi pare di capire che il Conte bis non si stia dimostrando all’altezza della situazione. Interpreto bene?

 Diciamo così: mi sembra di sparare sulla Croce Rossa. Parliamo di un governo che stanzia appena venti milioni di euro per l’inondazione subita da Venezia pochi giorni fa provocando danni stimati per oltre un miliardo. Parliamo di un governo i cui critici più accaniti sono coloro che lo compongono. Allo stesso tempo non si discute della recessione del Paese, dei giovani che emigrano a decine di migliaia, non si discute di ciò che avviene in Europa, dell’ambiente naturale che versa in condizioni disastrose. Però ci si accapiglia sulla legge elettorale. E anche qui, è noto che in Italia le leggi elettorali sono sempre state fatte con l’intenzione, da parte di chi le faceva, di vincere il confronto successivo. Credo che le emergenze siano ben altre. E penso che la precedenza assoluta vada data alla questione del lavoro e all’adeguamento dei salari. È chiaro che tali problemi non si risolvono con la bacchetta magica. Ma proprio per questo motivo occorre un programma di sviluppo e di risanamento del Paese.

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