Partito Radicale: a Napoli il nono Congresso degli iscritti italiani. Carceri, giustizia, difesa delle istituzioni parlamentari, no alla riduzione dei parlamentari

Partito Radicale: a Napoli il nono Congresso degli iscritti italiani. Carceri, giustizia, difesa delle istituzioni parlamentari, no alla riduzione dei parlamentari

Via Portacarrese a Montecalvario 69, Quartieri Spagnoli a Napoli. Qui ha sede la fondazione “Foqus”, ed è utile spiegare cos’è, cosa fa. Foqus la si può paragonare a esperienze analoghe nel quartiere Bijlmermeer di Amsterdam, al Quatier21 di Vienna, al parigino Centquatre: esperienze di riqualificazione e rigenerazione di aree abitative, promosse da iniziative pubbliche (locali o governative). Al pari di questi progetti europei, Foqus opera in una delle aree più emblematiche e fragili di una città metropolitana; sperimenta nuovi modelli di welfare di comunità, promuove processi di mobilità sociale, sviluppo, trasformazione. A differenza con le altre esperienze europee, Foqus realizza i suoi progetti interamente con risorse private; costruisce un cluster diversificato e non monotematico; si rivolge alla cura della persona dai primissimi anni di vita all’età adulta, nel percorso formativo come in quello dei servizi.

Sede significativa ed evocativa quella scelta dal Partito Radicale per il nono congresso degli iscritti italiani. Congresso che si apre con una significativa tavola rotonda: il tema affrontato è quello della detenzione minorile: quanto il carcere può servire ai minorenni colpevoli di reato, se sia (retorica domanda, evidentemente) luogo che consente di essere riabilitati e reinseriti nella società. Tema quantomai attuale, e a Napoli in particolare. Il grande Eduardo era particolarmente sensibile al tema, e ha dedicato molta della sua attenzione ai detenuti del carcere di Nisida. E hanno parlato il Garante per i detenuti della regione Piemonte Bruno Mellano, don Ettore Cannavera, lunga esperienza come cappellano nelle carceri, componente del Consiglio generale del Partito Radicale; Maria Luisa Iavarone (docente di Pedagogia presso l’Università Parthenope di Napoli); Irene Testa (tesoriere del PR), Vincenzo Morgera, dell’associazione Jonathan Vincenzo Morgera, e il presidente della Fondazione Premio Napoli Domenico Ciruzzi. Questione che introduce al cuore del congresso, il cui dibattito è incentrato su quello che il segretario del Partito Maurizio Turco (e prima di lui Marco Pannella) definisce “il Caso Italia”: la necessità, “a partire dal nostro paese, di una transizione verso lo Stato di diritto democratico federalista laico e i diritti umani civili politici sociali”. In estrema sintesi, l’analisi radicale: negli ultimi giorni si sono succeduti fatti “nuovi” che, pur valutati “molto tardivi e molto parziali”, possono costituire “una inversione di tendenza”. Lo spiega Turco nella sua relazione introduttiva: “Si tratta delle decisioni della Corte europea dei Diritti dell’uomo che riconosce come inumana e degradante una pena all’ergastolo senza prospettive; e della Corte Costituzionale che si pronuncia contro l’ergastolo ostativo. Dobbiamo ricordare, innanzitutto a noi, che sin dal 1981 riuscimmo a convocare un referendum per la sua abolizione, anche allora in un periodo di militarizzazione della giustizia”.

Giustizia come “peste”. “Una peste dilagante, che non solo non rende giustizia ma spesso si trasforma nel suo contrario: accanimento contro le libertà degli individui, da quella personale a quella economica, che è causa di uno spreco di risorse umane ed economiche e in parte della mancata crescita economica del paese”. Una “giustizia”, dicono i radicali destinata a diventare ancora più ingiusta, con un accanimento contro i cittadini prevedibilmente ancora più cruento: “L’entrata in vigore della legge che blocca la prescrizione significa che ogni anno si accumuleranno almeno 30.000 processi; si andranno ad aggiungere ai milioni in attesa di giudizio. Migliaia di cittadini vedranno sospeso il giudizio per anni, decenni, resteranno nel limbo dei sospetti colpevoli: la presunzione di innocenza, cardine costituzionale principio e fondamentale dello Stato di Diritto, è costantemente, violentemente messo in discussione: non in quanto principio, ma nella quotidiana pratica”.

Il congresso radicale non perde di vista l’agenda politica di questi giorni: i radicali si schierano nettamente contro questa riforma di riduzione del numero dei parlamentari: “Si traduce”, obiettano, “in una riduzione della rappresentanza dei cittadini a favore del controllo dei capi politici, di partiti e movimenti”. Per questo, annunciano una campagna per un referendum popolare, e hanno già costituito un Comitato per il NO. La questione dell’informazione, del diritto a conoscere e a essere conosciuti, attuale più di sempre. Per sapere anche solo che il presidente della Camera Roberto Fico ha preso parte all’assise radicale, occorre ascoltare la quotidianamente minacciata “Radio Radicale” (per paradosso: proprio dal partito di Fico), e nei giornali online come “Jobsnews”. Gli altri, un rigoroso, tetragono, impenetrabile significativo silenzio.

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